(Post tecnico-politico, come si addice ai tempi che viviamo)

Ieri la Fed ha annunciato nuove ed ancor più aggressive misure non convenzionali di politica monetaria: il periodo di tassi “eccezionalmente bassi” viene segnalato permanere non più “almeno fino a fine 2014” ma a metà 2015, e non scommetteremmo contro la possibilità di un’ulteriore spinta più in là, tra qualche mese. Ma la misura più interessante è soprattutto un’altra.

Estratto di un intervento di Irene Tinagli, economista esponente di Italia Futura, ieri sera a Ballarò. Un paio di considerazioni spicciole: usare l’Imu per finanziare l’improrogabile taglio del cuneo fiscale è molto razionale. Verrebbe in mente anche a noi, umili maneggioni di mercato. Sfortunatamente, oggi l’Imu viene usata per chiudere i buchi che si formano a causa della stretta fiscale, che aggrava la recessione. La stessa spending review usata per evitare l’aumento Iva dovrebbe aver suggerito qualcosa ai più perspicaci tra voi.

Intervista del vostro titolare al sito Cado in piedi:

L’Istat rivede al ribasso le stime di crescita dell’Italia, attestando le previsioni sul Pil a -2,6%. Con questo valore, il nostro Paese si colloca dietro a tutte le grandi economie del pianeta. Che significato hanno questi dati e quali implicazioni hanno per l’Italia in Europa?

«Questi dati purtroppo sono il frutto di una situazione di grave sofferenza dell’intero sistema economico italiano, sia sul versante manifatturiero, dai grandi impianti in crisi alla morìa di piccole e medie imprese, sia sul versante dei servizi. Il rischio è che nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, si verifichi una crisi occupazionale gravissima sicuramente mai vista prima, una sorta di cedimento strutturale della nostra economia»