Alla vigilia di Ferragosto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha autorizzato l’effettuazione di prospezioni petrolifere al largo delle isole Tremiti, accogliendo la richiesta di una società specializzata. L’autorizzazione ha suscitato le abituali levate di scudi da parte degli ambientalisti e di alcuni politici. Nella fattispecie, l’assessore regionale pugliese alla “Qualità dell’ambiente”, Lorenzo Nicastro, si è lanciato in un grido di dolore di purissima liricavendoliana.

Il governo danese ha introdotto quest’anno nuove imposte su birra, vino, cioccolata, caramelle, gelati, bibite gassate, caffè, the, sigarette. In precedenza, a ottobre dello scorso anno, aveva introdotto una fat tax pari a 16 corone (poco più di 2 euro) per chilo di carne, burro ed olio per cucinare che abbia più del 2,3 per cento di grassi saturi. A inizio 2013 il governo punta (puntava) ad introdurre una sugar tax che dovrebbe portare l’equivalente di altri 170 milioni di euro al bilancio pubblico. Le conseguenze sono rigorosamente unintended.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato il dato di deficit consolidato di amministrazione centrale e sicurezza sociale del Portogallo, riferito ai primi sette mesi dell’anno. Il risultato è un deficit di 5,2 miliardi di euro, contro i 5,3 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno, calcolati su base omogenea. Considerato che il Pil portoghese nell’ultimo anno si è pesantemente contratto, l’obiettivo di un rapporto deficit-Pil al 4,5 per cento a fine di quest’anno appare vieppiù irrealistico. Ma il punto non è questo, visto che la Troika appare disponibile a premiare l’allievo modello Portogallo con un allentamento del percorso di rientro, come del resto già fatto con la riottosa Spagna. E meno male che la ragione sta cominciando a prevalere. Ma è interessante osservare la composizione dei tagli portoghesi, tra spese ed entrate.