Sarà anche vero, come sostiene Matteo Renzi di ritorno dal viaggio-spot a Washington, che “È l’Europa che preoccupa il mondo, me l’ha detto anche Obama, non certo lo zero virgola in più o in meno del bilancio italiano”. È tuttavia altrettanto vero che mai come quest’anno, il terzo dell’Era Renzi a Chigi, la legge di bilancio italiana è costruita con coperture che sembrano uno sberleffo. A se stessi, soprattutto.
Rai, l’eterno centauro della competizione sussidiata
di Vitalba Azzollini
Molti nostri connazionali, specie se in posizioni di vertice, non perdono occasione per cimentarsi in un’attività in cui eccellono particolarmente: il deresponsabilizzante vittimismo per ingiustizie di cui è colpevole qualcun altro. Negli ultimi giorni il podio è toccato ad alcuni vertici della Rai, in occasione dell’inserimento dell’azienda di Stato, da parte dell’Istat, entro il perimetro delle pubbliche amministrazioni, sulla base di criteri di natura statistico-economica recentemente previsti dal Sistema europeo dei conti (Sec 2010).
Inps, Istat o Ferrarelle?
Dopo i dati di ieri dell’Osservatorio Inps sulla precarietà, che hanno mostrato un andamento non brillantissimo del contratto a tempo indeterminato, per usare un understatement, torna l’antica disputa metodologica: “meglio” i dati Inps, che registrano in modo puntuale attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro, oppure le indagini campionarie Istat? La risposta è banale: dipende. Da cosa state cercando di giustificare.
I grandi successi del Jobs Act: tempo indeterminato in ritirata
Pubblicati da Inps i dati dell’Osservatorio sul precariato riferiti al mese di agosto. Il cumulativo dei primi otto mesi dell’anno conferma alcune tendenze emerse nei mesi scorsi. In particolare, che è in corso una stasi del mercato del lavoro, con contrazione simultanea di attivazioni e cessazioni; che l’incidenza dei nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato sta franando, dopo la crescita dopata dalla decontribuzione a termine; che è in atto un andamento letteralmente esplosivo del ricorso ai voucher, che si riverbera sulle statistiche di occupazione, e che la crescita di quest’ultima è trainata in prevalenza dalle fasce di età più senior del mercato del lavoro. Un mix decisamente problematico, per usare un understatement.
Elezione “diretta” dei senatori? Una soluzione impossibile
di Luigi Oliveri
La minoranza del Pd, per autoconvincersi dell’opportunità di votare sì al referendum confermativo della riforma costituzionale, in questi giorni ha proposto quello che potrebbe apparire l’uovo di Colombo. Risolvere, cioè, il problema della rappresentatività del Senato, azzerata dalla riforma costituzionale, con un sistema di “elezione diretta”. L’idea si riassume, in poche parole, così: al momento delle elezioni regionali, verrebbe consegnata agli elettori una scheda per eleggere i consiglieri regionali che andranno a ricoprire la carica di senatori.
Si tratta, tuttavia, di una soluzione che da un lato violerebbe la stessa riforma costituzionale se passasse e dall’altro non risolve affatto né i problemi di rappresentatività, né di funzionalità del nuovo Senato.
Il settimanale – 15/10/2016
- La prodigiosa creazione di crescita a mezzo di disinnesco di clausole di salvaguardia; ma per quest’anno niente Nobel per la fisica;
- Un dato forte ed anomalo di produzione industriale agostana porta i soliti noti a gridare al miracolo. Gettare lo sguardo fuori dal cortile di casa può aiutare a non rendersi ridicoli;
- Le quattro cosiddette good bank sono in realtà molto sofferenti;
- Evoluzione sociodemografica di un paese alla deriva nel Mediterraneo;
- Nel sovrano Brasile si tenta di mettere in costituzione il controllo della spesa pubblica;
- Che attende i britannici in caso di Hard Brexit? Tra le altre cose, quello che si è cercato di evitare proprio con il referendum;
Le chiamavano Good Bank
Prosegue il tentativo di vendere le quattro banche sorte dalla risoluzione dello scorso 22 novembre (Banca Marche, Carife, Carichieti, Etruria). Scaduto il termine imposto dalla Ue del 30 settembre, peraltro frutto di una precedente proroga, a questo giro non è stata indicata data di scadenza ufficiale della vendita, avendo forse preso coscienza che le date fisse danneggiano il venditore (chi l’avrebbe mai immaginato, vero?). Il problema è che pare che le quattro cosiddette good banks non siano good come le si dipinge.
Selling England by the Pound, the sequel
Una delle tesi più suggestive a sostegno della Brexit e dei suoi effetti (soprattutto il deprezzamento della sterlina), sostiene che il Regno Unito sia sin qui stato colpito da una particolare versione della “malattia olandese“, il fenomeno che, a seguito di un boom delle materie prime, determina un apprezzamento reale del cambio ed il mancato sviluppo o il sottodimensionamento della manifattura. Al Regno Unito, secondo alcuni osservatori tra cui Paul Krugman, si applicherebbe una peculiare versione della malattia olandese, col settore dei servizi finanziari a far la parte delle materie prime.