di Vitalba Azzollini

Nei giorni scorsi, il Tar del Lazio (sentenza n. 13825 del 3 dicembre 2019) ha accolto il ricorso del Comitato promotore del referendum sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale, affidato ad Atac. Il Comitato contestava l’applicazione del quorum minimo per la validità della consultazione, poiché previsto da una norma statutaria abrogata. Il Tar ha accolto il ricorso e, richiamando il principio di legalità, ha affermato che l’esito referendario non è soggetto a soglie. Questa è la sintesi estrema della vicenda.

Il 2018 è stato un anno molto importante per Atac, la municipalizzata di trasporto pubblico locale di Roma. È stato chiesto ed ottenuto dai creditori il concordato, salutato dalla sindaca Virginia Raggi e dai suoi come un evento a metà tra l’apertura delle acque del Mar Rosso e la scoperta della pietra filosofale. Tra i buoni propositi legati, almeno indirettamente, alla procedura concorsuale, c’era anche il controllo dell’assenteismo che piaga la municipalizzata. A giudicare dal consuntivo dell’anno, l’effetto è stato effettivamente eclatante ma non nel senso sperato.

Sul Messaggero oggi trovate un’interessante intervista a Massimo Colomban, ex assessore capitolino alla Mobilità. In essa, Colomban spiega di aver detto più volte alla sindaca, Virginia Raggi, che senza un partner privato, Atac e Ama sono destinate a saltare. Il problema, però, è che i “partner privati” non nascono sotto i cavoli.