Il 2018 è stato un anno molto importante per Atac, la municipalizzata di trasporto pubblico locale di Roma. È stato chiesto ed ottenuto dai creditori il concordato, salutato dalla sindaca Virginia Raggi e dai suoi come un evento a metà tra l’apertura delle acque del Mar Rosso e la scoperta della pietra filosofale. Tra i buoni propositi legati, almeno indirettamente, alla procedura concorsuale, c’era anche il controllo dell’assenteismo che piaga la municipalizzata. A giudicare dal consuntivo dell’anno, l’effetto è stato effettivamente eclatante ma non nel senso sperato.

Mi sarei volentieri risparmiato di commentare l’esito del referendum consultivo sulla messa a gara del trasporto pubblico locale in area urbana a Roma. Si tratta di uno di quei temi ormai stucchevoli, per logoramento, e dove si realizzano polarizzazioni immediate, con conseguente frastuono. Però alcune riflessioni ve le infliggo comunque.

Sul Messaggero oggi trovate un’interessante intervista a Massimo Colomban, ex assessore capitolino alla Mobilità. In essa, Colomban spiega di aver detto più volte alla sindaca, Virginia Raggi, che senza un partner privato, Atac e Ama sono destinate a saltare. Il problema, però, è che i “partner privati” non nascono sotto i cavoli.