Aggiornamento su uno degli innumerevoli bubboni italiani. Pare che, con la determinante acquiescenza del Partito democratico, al premier Giuseppe Conte sia apparso un semaforo verde che lo autorizza a dichiarare insufficiente la controproposta negoziale di Autostrade per l’Italia (ASPI), che peraltro ricalcava le richieste governative iniziali, e a procedere con la revoca della concessione. Vediamo ora cosa attende i contribuenti italiani, e come siamo arrivati a nutrire amorevolmente, per lustri, questo bubbone tipico Made in Italy.

Tra meno di tre mesi saranno passati due anni dal trauma del crollo del Ponte Morandi. Due anni durante i quali, oltre ad aver assistito alla ricostruzione a tempi di record del ponte, circostanza che ha indotto molti a credere di aver trovato l’ennesimo proiettile d’argento per questo disgraziato paese (investimenti infrastrutturali “commissariati” ed effettuati in condizioni di ossimorica “normalità emergenziale”), abbiamo assistito anche al balletto indecente su “revochiamo, non revochiamo” la concessione ai Benetton. Come alcuni tra voi ricorderanno, era (avevo) già tutto previsto. Incluso lo stallo.

Premessa d’obbligo: l’epidemia di coronavirus oggi in atto nel mondo, mentre si discute su aspetti nominalistici (è già pandemia o no?), cambia radicalmente gli scenari. Soprattutto per l’Italia, il paese sviluppato più fragile sul pianeta, e che potrebbe subire un collasso economico. Ciò premesso, ad oggi da noi abbiamo tre nodi irrisolti di cosiddetta “politica industriale” e l’esecutivo, tra un balbettio e l’altro, punta a soluzioni che erano molto rischiose già prima dell’epidemia.

Da quasi un anno e mezzo, la politica italiana ha trovato un nuovo succulento brandello di carne attorno a cui accapigliarsi e sciacalleggiare: la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia (Aspi), dopo la tragedia del Ponte Morandi. Con la decisione del governo Conte 2 di inserire nel Milleproroghe, con forzatura che eccede ampiamente i già elevati standard di assurdità legislativa, i criteri di subentro ad Aspi in caso di revoca della concessione, abbiamo fatto un passo avanti verso il finale di partita. O forse no.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha stabilito che la proroga senza gara di concessioni stradali è illegittima, con sentenza della Sezione V, 18 settembre 2019, nella causa C-526/17. Il Portale da Ella gestito ed alimentato ha molte volte trattato dell’anomalia tutta italiana delle proroghe e dei rinnovi ai concessionari autostradali senza uno straccio di procedura concorsuale.

di Vitalba Azzollini

Dopo il disastro di Genova e le dichiarazioni conseguenti di esponenti del governo, sembrò imminente un intervento normativo volto a mettere ordine in un settore – quello delle concessioni autostradali – ove le incongruenze sono molte e rilevanti. Ben prima del crollo del ponte, infatti, su questo spazio web era stata evidenziata, da un lato, l’opacità di alcuni aspetti delle convenzioni; dall’altro, il regalo che si stava facendo ai concessionari autostradali, consentendo loro di mettere a gara solo il 60% dei contratti di lavori relativi alle concessioni stesse, anziché l’80% come per tutti gli altri.

di Vitalba Azzollini

Il crollo del ponte Morandi ha dimostrato quanto sia necessario un alto livello di attenzione sulle concessioni pubbliche, in particolare su quelle del settore autostradale. Ciò trova da ultimo conferma nell’indagine svolta dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) tra il 17 maggio e il 30 settembre 2017, pubblicata il 17 ottobre di quest’anno, tesa a raccogliere dati e informazioni per un “censimento” di tutti i titolari di concessioni non affidate con procedura di evidenza pubblica, ai fini di successivi controlli. Da tale indagine emergono risultanze che lasciano perplessi: considerata l’importanza del tema della qualità e dei prezzi cui i servizi pubblici vengono erogati, è il caso di darne conto.