La differenza tra i minibot ed i VaroufaCoin? Nessuna

Visto che siamo in tempi di minibot, e visto che il parallelo tra la geniale idea italiana e quella avanzata anni addietro per la Grecia da Yanis Varoufakis tende a ricorrere, l’ideatore della via greca allo spazio fiscale ritiene di dover intervenire per spiegare che si tratta di due animali monetari differenti.

In un articolo su Project Syndicate, l’economista greco spiega che la sua idea era in realtà l’opposto di quella italiana, che a suo giudizio vuole invece “rompere l’Eurozona”. Più verosimile che voglia rompere l’Italia, ma non sottilizziamo. Nella proposta Varoufakis,

Ogni codice fiscale, di azienda o privato, verrebbe automaticamente dotato di un Conto del Tesoro e di un numero Pin col quale trasferire i fondi da un conto del Tesoro all’altro, o allo Stato. Un modo per alimentare i conti del Tesoro era quello di pagare debiti arretrati dello Stato. I contribuenti creditori dello Stato avrebbero potuto optare per il pagamento parziale o integrale di sotto forma di accredito al loro conto del Tesoro, invece di aspettare mesi per essere pagati secondo le normali procedure. In tal modo, gli arretrati sarebbero stati eliminati in un colpo solo, liberando così liquidità attraverso l’economia.

Come si nota, si tratta di un processo piuttosto lineare e completamente digitale, in cui i crediti verso il settore pubblico vengono resi liquidi. Un esempio operativo:

Supponiamo che lo Stato debba 1 milione di euro alla società A, e che debba 30.000 euro a un dipendente ed altri 500.000 euro alla società B. Supponiamo anche che il dipendente e la società B siano debitori verso lo Stato di imposte per, rispettivamente, 10.000 e 200.000 euro. Se il milione è accreditato dallo Stato alla società A, e la società A paga il dipendente e la società B attraverso questo sistema, la società B potrà pagare i suoi arretrati di imposta. In questo modo, almeno 740 mila euro di arretrati vengono eliminati in un colpo solo.

Il sistema di Varoufakis prevedeva anche che privati ed aziende potessero comprare crediti dallo Stato, incentivati da uno sconto previsto nel 10% sulle future tasse. In tal modo, secondo Varoufakis, si sarebbe creato un mercato disintermediato del debito pubblico, consentendo allo Stato di indebitarsi presso i privati al costo di uno sconto sulle tasse future.

Ci siete, sin qui? Bene. Riepiloghiamo questi punti: Varoufakis voleva creare un sistema digitale di pagamenti garantito dalle imposte. Questo è il primo punto. Dove starebbe l’asserita illegalità di ciò? Secondo Varoufakis,

La linea dell’illegalità sarebbe stata attraversata solo se lo Stato avesse obbligato i venditori ad accettare i crediti digitali come pagamento – qualcosa che io non ho mai previsto.

Anche perché

Un stato membro dell’Eurozona ha l’autorità di emettere strumenti di debito a volontà, a di accettarli in luogo delle tasse. È parimenti perfettamente legale per entità private scambiare tra esse in ogni veicolo di pagamento di loro scelta (ad esempio, punti di programmi frequent flier).

Varoufakis poi passa ad attaccare il “ricatto” della Bce, affermando che, se il suo sistema digitale fosse stato in vigore, l’istituto guidato da Mario Draghi avrebbe avuto minor leva negoziale, minacciando la chiusura del sistema bancario greco se il governo di Atene non avesse accettato il terzo bailout, perché le transazioni si sarebbero spostate fuori dal sistema bancario, verso quello parallelo dei conti del Tesoro.

E qui mi pare che siamo al delirio del demiurgo. Un paese notoriamente così evoluto come la Grecia (questa è ironica, mi raccomando) crea in poco tempo un sistema di pagamenti parallelo e digitale, tipo criptovalute (infatti Varoufakis parla esplicitamente di distributed ledger) che disintermedia quello delle banche? Certo, certo. In effetti immagino che all’Eurotower la gente stesse sveglia di notte, davanti a questa assai credibile minaccia. E poi, disintermedia il sistema bancario sull’interno, e per i circuiti di pagamento internazionale che avrebbe fatto?

Insomma, Varoufakis era convinto di aver appoggiato una pistola carica alla tempia della Bce, con i suoi bitVaroufaKoin:

[…] premendo un bottone, il governo avrebbe potuto convertire il nuovo sistema di pagamenti euro-denominato in una nuova valuta. Tale sistema avrebbe innescato una ridenominazione dall’euro alla dracma? O avrebbe imposto una pausa alla troika dei creditori della Grecia costringendoli a pensarci due volte prima di chiudere le banche di Grecia e lanciare le loro minacce di Grexit?

Giudicate voi: nel momento in cui hai creato un sistema di pagamenti digitale extrabancario (auguri), e sai che “premendo un bottone” puoi ridenominare la valuta in esso utilizzata, è evidente che ti poni fuori dai trattati europei. Ma chiedo di nuovo: qualcuno pensava che sarebbe arrivato prima Varoufakis a creare la sua scintillante architettura digitale di pagamenti gestita dal Tesoro nazionale e non dal sistema bancario (integrato in Eurozona), anziché i cittadini agli sportelli bancari a prelevare tutto? Eddai, su.

E veniamo alla critica di Varoufakis ai minibot italiani. A suo giudizio, l’errore capitale è quello di procedere a materializzazione del debito pubblico tramite essi, causando l’immediata nascita di un mercato grigio e la svalutazione della nuova moneta parallela. Invece,

La nostra offerta totale di crediti digitali sarebbe stata gestita da un registro distruibuito (distributed ledger), per assicurare piena trasparenza ed impedire la sovrapproduzione inflazionistica di crediti.

E qui ci stiamo prendendo in giro, illustre Varoufakis. Andiamo per ordine e gradi. È verissimo che i minibot italiani sarebbero utilizzabili per produrre molto più debito, anticipandolo. Quello che qualche scienziato di casa nostra chiama, con sfoggio di crassa ignoranza, “cartolarizzazione di debiti” (mentre in realtà si cartolarizzano i crediti, somari). Vedi la mia distopia dell’anticipazione del debito pubblico dei prossimi cent’anni.

Ma cosa e chi ci garantisce che anche la Grecia, col suo registro digitale distribuito, non avrebbe messo in vendita subito il debito pubblico dei prossimi decenni, per “mettere paura” alla Bce e reflazionare fiscalmente? Nulla e nessuno. In pratica, il Tesoro greco avrebbe potuto “scavare” tutti i crediti digitali necessari e metterli in vendita, garantendone però l’autenticità mediante registro distribuito. E grazie al piffero!

Questi sono i brutti scherzi giocati da un ego sovradimensionato e dalle suggestioni tecnologiche. Alla fine, ci si convince di poter fottere il sistema, ed il proprio narcisismo è appagato come uno sballo mediante sostanze. Qui possiamo senz’ombra di dubbio affermare che il narcisismo di Varoufakis è ancora più grande di quello, già ipertrofico, di alcune nostre star da social network, temporaneamente prestate alla politica.

Quindi, che dire delle differenze tra il modello Varoufakis ed i foglietti colorati italiani? Che non sono sostanziali, alla fine. In entrambi i casi resta il potenziale di creare debito a piacere, prendendo a prestito dal futuro. Solo che Varoufakis voleva usare questa cosa molto ganza di una cripto-criptovaluta di Stato (siamo praticamente a livelli metafisici), e poi minacciare l’Europa di “premere un bottone” (santo cielo, che paura!) mentre i nostri, più ruspanti, puntano su foglietti colorati e sul fatto che il popolo bue prenda a scambiarli su base regolare ed alla pari con l’euro. Pensate quanto i vostri governanti vi credono idioti, cari italiani. Che abbiano ragione, dopo tutto?

P.S. Se poi pensate che la criptovaluta di Stato, lungi dall’essere un ossimoro antilibertario, sia invece il perfetto cavallo di Troia per uscire dall’euro, presentato come strumento di tutela dei risparmiatori, beh, sia lode al genio patriottico di Paolo Savona:

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