Marine e l’euro nella stanza

Dopo il primo turno delle presidenziali francesi, che ha visto Emmanuel Macron prevalere meno peggio di quanto indicato dai sondaggi della vigilia ma che lascia con molti dubbi circa il bacino dei potenziali elettori del presidente al ballottaggio, è utile tentare di analizzare i motivi del successo relativo di Marine Le Pen. Per scoprire che, al netto della riverniciatura moderata, le incoerenze e le contraddizioni di politica economica ed europea sono intatte rispetto a cinque anni addietro.

Per farlo, prendiamo il manifesto del Rassemblement National, quella summa di lamentazioni, principi e presunti correttivi che Le Pen offre agli elettori transalpini. Come forse ricorderete (altrimenti, leggete qui), la candidata ultranazionalista nel 2017 si schiantò contro il timore della Frexit dei risparmiatori francesi.

A questo giro, si dice, Le Pen ha rimosso il tema dell’uscita dall’euro, e ben gliene incolse. Possibile, così come è altamente probabile che, in tempi di inflazione elevata e crescente, abbia fatto presa l’immagine della candidata che si immerge nei mercatini locali per mostrare empatia contro il carovita.

Alleanza europea delle Nazioni

Il Manifeste lepenista, in questa elezione, resta centrato sulla revisione profonda dei meccanismi comunitari, dal “sovrastato” europeo al ritorno del primato degli stati nazionali. Che, per carità, può anche starci. Il problema è quando si tenta di rivendicare il primato di legislazione e policy nazionali, di fatto accantonando il coordinamento, che è coessenziale al mercato unico.

Ad esempio, secondo Le Pen la nuova Ue, che chiama “Alleanza Europea delle Nazioni”, dovrebbe cambiare radicalmente la politica della concorrenza:

Proporremo che l’Alleanza riveda la dottrina europea della concorrenza. Quest’ultima dovrà essere basata sul diritto sovrano delle Nazioni a decidere sui loro scambi commerciali e politiche commerciali per definire le condizioni ottimali per sviluppo dei campioni europei a vocazione globale.

Bizzarro che, mentre si lancia lo smantellamento del Mercato unico (ché di quello si tratta), si tenti di rassicurare sulla volontà di perseguire la creazione di “campioni europei”. Che, immagino, se non francesi, susciterebbero in M.me Le Pen accuse di mondialismo, globalismo darwiniano e volontà di devastare le tradizioni e le volontà dei Popoli. Molto francese, come posizione.

E infatti anche Macron la esprime da anni quando parla, in modo piuttosto furbo, di “sovranità europea”. Ma ovviamente egli si astiene dal chiedere libertà di protezionismi nazionali entro un mercato unico, perché sa che è un ossimoro.

Un “nuovo” mercato unico europeo, anzi antico

Veniamo appunto al Mercato unico, che per MLP è da ricostruire. Vaste programme, en effet. Soprattutto, se lo vuoi ricostruire partendo dal protezionismo. Diciamo decostruire, tout d’abord, e poi ne parliamo. Occorre costruire un mercato interno protetto dalla concorrenza globale, dice MLP. Una sorta di “Fortezza Europa”, in pratica. Ma così facendo scorda che, se ti proteggi sull’esterno, l’esterno si protegge da te.

Come farebbero le aziende francesi a commerciare con la Cina, o con gli Stati Uniti, di fronte a misure limitative della reciprocità commerciale all’interno della Ue rifondata da MLP? Mistero. Ecco comunque le linee guida della rifondazione del mercato unico:

Il mercato europeo deve diventare rapidamente un’area di concorrenza leale. Questo mercato europeo esisterà solo se protetto dalle sue regole, dalla sua unità e dalla sua coerenza con il mondo esterno. La sua fattibilità presuppone una riforma monetaria che abroghi l’evoluzione divergente della competitività che ha visto aumentare del 6% il tasso di cambio reale della Francia, del 22% la Spagna e del 28% l’Italia (fonte: FMI, 2017).

Allo stesso tempo, la Germania stava segnando una sottovalutazione del 20% dei suoi prezzi reali. L’abbandono di un libero scambio ingenuo e distruttivo dell’autonomia e dell’unità europea così come è stato instaurato dall’Atto Unico, il primo trattato che istituisce meccanismi sovranazionali che espropriano le nazioni della loro sovranità, è il presupposto per qualsiasi riorientamento del mercato europeo.

aff francais reveiller vous

Eccola qui, la pistola fumante da cui è appena stato sparato il proiettile d’argento: il cambio reale, e la perdita di competitività nazionale che i no-euro imputano alla costruzione europea. Come potete constatare unendo i puntini, anche se MLP non intende parlare di euro di fatto ne parla eccome, e negli stessi termini di cinque anni addietro.

Ma come fare a risolvere queste divergenze, senza toccare la moneta unica e magari consentendosi il “lusso” di alimentare deconvergenze, magari a colpi di spesa pubblica nazionale? Mi piacerebbe scoprirlo, durante una presidenza Le Pen. Sarebbe esperienza molto interessante.

Per il momento, MLP indica quello che lei farebbe:

Lavoreremo per ripristinare il mercato europeo nei suoi requisiti, nei suoi limiti e protezioni vitali autorizzando le Nazioni a introdurre disposizioni di tutela delle loro priorità. Richiederemo che tariffe doganali e autorizzazioni all’importazione siano più strettamente subordinate alle condizioni ambientali, sociali e sanitarie dei paesi di origine dei prodotti e servizi venduti in Europa.

Ecco il protezionismo, invero banalotto, applicato alle importazioni. Ed è una soluzione molto comoda ma di difficile attuazione. E si noti l’asimmetria: si chiede uno standard “europeo” ai nostri partner commerciali, mentre al contempo si enfatizza il diritto di ogni paese a fare come più gli aggrada. E badate: non stiamo parlando dei palloni di calcio cuciti da piccoli schiavi nel subcontinente indiano, ma potenzialmente di tutto. Pollo lavato al cloro degli americani, forse? E ci risiamo.

Il “serpente fiscale” dopo quello monetario

Ma MLP, dopo aver deciso di non voler parlare di euro ma dovendo “risolvere” il problema della eventuale deconvergenza di singoli paesi entro l’euro, propone una soluzione tanto accattivante quanto fallace:

L’Alleanza Europea delle Nazioni proporrà buone pratiche e margini di libertà in materia fiscale e sociale. Proporremo di definire un corridoio di riferimento in materia fiscale, un “serpente fiscale”, ponendo limiti alla concorrenza fiscale tra Stati membri, per stabilire condizioni di sana e leale concorrenza sul mercato europeo. È un altro modo di rispettare la sovranità degli Stati per specificarne le condizioni.

Quindi, vediamo: aliquote di imposta personale e d’impresa poste entro un corridoio, minimo e massimo, comunque ristretto, per evitare la “concorrenza fiscale”. Ma che accadrebbe, in caso un paese finisse deviante rispetto al gruppo, magari a seguito di scelte di politica economica e fiscale che disincentivano l’attività d’impresa? Che forse M.me Le Pen inizierebbe a strepitare contro il neoliberismo che ha fallito e affama i popoli. E così via.

Marine e il tremontismo da fiaba

Per farla breve: l’idea di una “alleanza” o comunità di nazioni ove ognuna presenta gradi di libertà quasi assoluta rispetto alle proprie scelte non solo è una comoda fallacia ma ha in sé i germi della distruzione del mercato unico europeo. E si torna al via.

Per sintetizzare: Marine Le Pen propone qualcosa di accattivante ma di realizzazione concreta prossima allo zero. Una Brexit di ventisette paesi, in pratica. Che, se teoricamente fattibile per chi non ha l’euro, porterebbe rapidamente a conflitti e protezionismi, resettando la costruzione europea. Se poi pensiamo ai diciannove paesi della moneta unica, una cosa del genere causerebbe veri e propri crateri fumanti.

Un messaggio, quello di Marine Le Pen, che pare preso dalla produzione di Giulio Tremonti, ma che è destinato a restare una fiaba. Se poi Le Pen diventasse presidente, e si trovasse tra un paio di mesi con una Assemblea nazionale a lei omogenea e amica, sarebbe una fiaba senza lieto fine, per usare un eufemismo. E il “risveglio” dei francesi, invocato da MLP, potrebbe essere assai ruvido.

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