di Vitalba Azzollini

La proroga dello stato di emergenza prelude a un nuovo periodo di compressione dei diritti mediante Dpcm, come nei mesi scorsi? Dipenderà da Governo e Parlamento. Infatti, il potere del Presidente del Consiglio di incidere su diritti e libertà delle persone non deriva dalla dichiarazione formale dello stato di emergenza del 31 gennaio scorso, ma gli è stato attribuito dal Governo con la “complicità” del Parlamento. E potrebbe accadere ancora. Dunque, al di là dell’eventuale proroga, il rischio è questo.

Oggi sul Corriere c’è un editoriale di Paolo Mieli che già dal titolo apre il cuore alla speranza. La speranza che un numero crescente di italiani, magari sotto la “guida illuminata” di qualche editorialista, apra gli occhi davanti alla situazione psichedelica e kafkiana in cui il nostro paese è immerso. Si tratta di una speranza vana e vacua, perché semplicemente non esistono le condizioni culturali, ma almeno leggere analisi che dal retroscenismo onanistico da buca delle lettere e buco della serratura virano sulla psicologia e presto anche sulla psicopatologia di un paese fallito, mi è di (blando) conforto.

di Vitalba Azzollini

Gli Stati Generali – vale a dire il nulla scenograficamente declinato – non potevano non concludersi con qualche mirabolante trovata, del tipo: “vi stupiremo con effetti speciali”. E così è stato. Nella conferenza di chiusura, Giuseppe Conte ha annunciato, tra le altre cose

[…] un voucher di 500 euro per 3 anni per le donne manager, per le donne che aspirano a diventare manager. Sapete, nelle prime 500 imprese in Italia, più o meno solo il 6% è donne. Quando noi parliamo di empowerment femminile, vogliamo dare una svolta anche in questa direzione…

Poi è stato chiarito che si era trattato di «un lapsus», perché il Presidente del Consiglio intendeva riferirsi a un voucher «per 500 donne, per un Mba dal valore di 35 mila euro».

di Vitalba Azzollini

Si è parlato molto degli Stati Generali, ma c’è una domanda che resta senza risposta: cosa sono gli Stati Generali? Più specificamente: in quale categoria di attività “istituzionali” vanno inquadrati, dato che si tratta di incontri ufficiali con componenti della “istituzione” Governo? La risposta non sta nelle fantasiose rappresentazioni che ne ha dato chi li ha voluti, il Presidente del Consiglio (il quale – come i suoi predecessori – ha il vezzo di spacciare come motivo di vanto ogni proprio atto). La risposta dovrebbe trovarsi nelle fonti che regolano le attività delle istituzioni, appunto. E sono proprio le fonti a dimostrare che, al di là di ogni (discutibile) opinione, sul piano “istituzionale” – l’unico che conta, quando si tratta di istituzioni – gli Stati Generali sono il nulla scenograficamente declinato. 

Ieri, nel corso della conferenza stampa di presentazione del “progetto” di ripresa economica, il premier Giuseppe Conte ha detto alcune cose. Ad esempio, che da lunedì parte questo momento di concertazione consultazione tra governo, opposizione e forze sociali, che prenderà l’assai logoro e vagamente menagramo nome di “Stati generali“. Poi, ha detto che stiamo cercando soldi europei. E qui iniziano i cortocircuiti.

Dopo l’intervento in diretta Facebook del premier Giuseppe Conte, pare che la Tav si farà. Perché “sono intervenuti fatti nuovi”. Non si direbbe, se non per la lieve riduzione del costo per l’Italia, peraltro non ancora certificata dalla Ue. Però abbiamo buttato felicemente un anno, come con molte altre opere infrastrutturali. E soprattutto con il bilancio pubblico.