Ieri l’agenzia Reuters ha scritto che la Banca Popolare di Bari si accingerebbe a varare un robusto aumento di capitale, quantificato in mezzo miliardo, di cui 300 milioni in nuove azioni e 200 milioni di prestito subordinato. I numeri non sono stati confermati dalla banca, che tuttavia conferma il rafforzamento patrimoniale a valle del nuovo piano industriale, a cui sta lavorando il nuovo/vecchio capo azienda, Vincenzo De Bustis, e che trasformerà la banca in SpA.

Un nuovo dramma, di quelli rallentatore, sta avviluppando risparmiatori italiani che hanno messo soldi in una banca: quello delle azioni della Banca Popolare di Bari. La storia è nota: risparmiatori che comprano azioni della loro banca cooperativa, pensando che non di capitale di rischio si tratti bensì di una sorta di salvadanaio rafforzato. C’è il dettaglio che quelle azioni non sono quotate da nessuna parte, e quindi per liquidare l’investimento occorre attendere che ci siano compratori ma che sarà mai?, si saranno detti i risparmiatori, forse “consigliati” dal personale della banca. Prima o poi, tutto si aggiusta. E invece no.

Tra le molte situazioni di crisi e criticità di cui soffre il diversamente solido sistema bancario italiano, c’è una grande banca del Mezzogiorno che sta facendo arruffare il pelo ai suoi azionisti, per motivi che ormai abbiamo imparato a conoscere: l’assenza di un vero e proprio mercato secondario dove trattare le azioni medesime. Che poi, a ben vedere, altro non è che l’ennesimo caso di analfabetismo finanziario su cui hanno campato generazioni di cosiddetti manager ma anche altrettanti politici. Ora che il mondo è cambiato, l’ecosistema è divenuto improvvisamente ostile ed in molti cercano di reagire cercando disperatamente la leva del freno di emergenza del mondo, per poter scendere.

Su l’Espresso di questa settimana, un articolo di Vittorio Malagutti illustra una interessante transazione compiuta alcune settimane addietro da una banca popolare italiana che da qualche tempo si segnala per attivismo aggregante, rilevando banche in dissesto o più propriamente prossime alla liquidazione. La banca in questione sta per trasformarsi in Spa ed è la scolaretta prediletta del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, avendo annunciato ormai molte settimane addietro di voler procedere alla cartolarizzazione di sofferenze bancarie ricorrendo alla garanzia pubblica sulla tranche senior. Mentre attendiamo il passaggio dalla fase degli annunci a quella operativa, ecco la storia di una cessione di azioni assai tempestiva.

Sale la tensione, tra gli azionisti delle banche popolari non quotate, che stanno scoprendo solo ora che il loro capitale è, appunto, capitale di rischio. Il rischio di perderlo ed anche quello di non riuscire a monetizzarlo, in assenza di un mercato. Al confine tra analfabetismo finanziario, tradizione ed equivoci. E con qualche “giustificazione” decisamente stralunata.