Dopo l’ultimo (in ordine cronologico) episodio di misselling, cioè di vendita di titoli non idonei al profilo di rischio ed alle conoscenze del risparmiatore (il caso della Popolare Bari), e dopo la comparsa della figura mediatica della risparmiatrice truffata a sua insaputa e che tuttavia ha scordato di applicare il buonsenso e di non mettere tutte o quasi le uova nello stesso paniere, si moltiplica l’invocazione alla taumaturgica “educazione finanziaria”. Siamo sicuri che la soluzione sia davvero questa? Non fraintendetemi: io sono del tutto favorevole alla promozione dell’educazione finanziaria.

Per tentare di dare la misura di quello che continua ad accadere nelle nostre banche, riguardo alla cosiddetta profilazione dei clienti, cioè della loro classificazione a fini della tolleranza al rischio degli investimenti, dopo aver appurato il loro grado di educazione finanziaria (certo, certo), tutto quello che dovete leggere è un pezzo di Gianluca Paolucci (sempre sia lodato), su La Stampa di oggi.

L’aspetto più logorante del dissesto di Banca Popolare di Bari, alfine conclamato dopo anni di polvere ed altre sostanze sotto i tappeti (anche se corre voce che qualcuno sapesse da anni), non è tanto l’ennesimo salasso per i contribuenti, ammesso che la Commissione Ue accetti interpretazioni fantasiose per il salvataggio pubblico, né il ritorno ossessivo del termine “ristoro”, che ricorda il supporto a viandanti in pellegrinaggio lungo polverose e pericolose vie dei secoli che furono.

Oggi è giornata trionfale, per i difensori della via italiana all’aggiramento delle norme sul bail-in e della diffusione del contagio. Infatti, il tribunale Ue ha sentenziato, in accoglimento del ricorso dell’Italia e della Banca Popolare di Bari (sostenuta da Bankitalia), che nel 2014 l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi per salvare la Cassa di Risparmio di Teramo (Tercas) non fu aiuto di stato e pertanto sarebbe stato legittimo. E quindi? Quindi nulla cambia, sul piano dei vincoli di realtà.

Ieri l’agenzia Reuters ha scritto che la Banca Popolare di Bari si accingerebbe a varare un robusto aumento di capitale, quantificato in mezzo miliardo, di cui 300 milioni in nuove azioni e 200 milioni di prestito subordinato. I numeri non sono stati confermati dalla banca, che tuttavia conferma il rafforzamento patrimoniale a valle del nuovo piano industriale, a cui sta lavorando il nuovo/vecchio capo azienda, Vincenzo De Bustis, e che trasformerà la banca in SpA.

Un nuovo dramma, di quelli rallentatore, sta avviluppando risparmiatori italiani che hanno messo soldi in una banca: quello delle azioni della Banca Popolare di Bari. La storia è nota: risparmiatori che comprano azioni della loro banca cooperativa, pensando che non di capitale di rischio si tratti bensì di una sorta di salvadanaio rafforzato. C’è il dettaglio che quelle azioni non sono quotate da nessuna parte, e quindi per liquidare l’investimento occorre attendere che ci siano compratori ma che sarà mai?, si saranno detti i risparmiatori, forse “consigliati” dal personale della banca. Prima o poi, tutto si aggiusta. E invece no.

Tra le molte situazioni di crisi e criticità di cui soffre il diversamente solido sistema bancario italiano, c’è una grande banca del Mezzogiorno che sta facendo arruffare il pelo ai suoi azionisti, per motivi che ormai abbiamo imparato a conoscere: l’assenza di un vero e proprio mercato secondario dove trattare le azioni medesime. Che poi, a ben vedere, altro non è che l’ennesimo caso di analfabetismo finanziario su cui hanno campato generazioni di cosiddetti manager ma anche altrettanti politici. Ora che il mondo è cambiato, l’ecosistema è divenuto improvvisamente ostile ed in molti cercano di reagire cercando disperatamente la leva del freno di emergenza del mondo, per poter scendere.

Su l’Espresso di questa settimana, un articolo di Vittorio Malagutti illustra una interessante transazione compiuta alcune settimane addietro da una banca popolare italiana che da qualche tempo si segnala per attivismo aggregante, rilevando banche in dissesto o più propriamente prossime alla liquidazione. La banca in questione sta per trasformarsi in Spa ed è la scolaretta prediletta del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, avendo annunciato ormai molte settimane addietro di voler procedere alla cartolarizzazione di sofferenze bancarie ricorrendo alla garanzia pubblica sulla tranche senior. Mentre attendiamo il passaggio dalla fase degli annunci a quella operativa, ecco la storia di una cessione di azioni assai tempestiva.