di Alessio Argiolas*

L’insegnamento della lingua inglese non era (rectius: è) una priorità dell’Istruzione patria, ma da circa quattro lustri il Burosauro dà nomi inglesi ai burosaurini (transparency act, bail-in). Tale prassi è invalsa anche per uniformazione terminologica, dovuta al recepimento della normativa sovranazionale. Purtroppo l’Italia chiama olive l’output del processo digestivo delle pecore (confrontate il FOIA italiano con l’equivalente USA).

Mentre prosegue il dibattito sull’utilità di potenziare i centri per l’impiego (CPI) come passo propedeutico all’istituzione del reddito di cittadinanza, qualcuno ha già iniziato a fare raffronti di produttività tra le strutture presenti in diverse regioni del paese. Come ci si poteva e doveva aspettare, alcuni confronti sono impietosi. Ma forse c’è un altro tipo di problema, ancora più a monte.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

su Il Fatto Quotidiano del 6 giugno, Stefano Feltri nell’articolo “Il grande caos dei centri per l’impiego, primo ostacolo sulla via del reddito di cittadinanza” analizza i problemi di avvio del progetto caldeggiato da M5S, osserva che caricare del lavoro sottostante al reddito di cittadinanza strutture come i centri per l’impiego “la cui missione è oggi piuttosto confusa” rischia solo di creare danni. Conclusione condivisibile, ma rimane aperto un problema: cosa fare per evitare che l’attività dei centri per l’impiego risulti dannosa ed inefficiente, oltre a risultare confusa?

di Vitalba Azzollini

Ogni iniziativa orientata alla trasparenza è sempre apprezzabile, specie in una realtà qual è quella italiana, ove la pubblica amministrazione stenta a diventare la “casa di cristallo” immaginata da Turati e la democrazia rappresentativa non sempre è quel “regime del potere visibile” di cui parlava Bobbio. Ma la disclosure può sortire effetti virtuosi solo se a chiunque eserciti un potere discrezionale non sia “concesso di tenere per sé le sue intenzioni” (Jefferson): cioè quel complesso di valutazioni, sottese alle sue scelte, destinate a divenire azioni che incidono sulla vita dei cittadini. Se, invece, la trasparenza si risolve in una mera esposizione di numeri – inidonea a far capire l’iter decisionale che ne è a fondamento e l’adeguatezza delle politiche di cui quei numeri sono espressione – rischia di restare un’operazione scenografica fine a se stessa.

Per gli amanti dei numeri, tratto direttamente dal Documento di economia e finanza 2018, licenziato ieri dal consiglio dei ministri e privo della parte “programmatica”, cioè di quella che accoglie le misure di policy adottate da un governo ed una maggioranza, ove esistenti, è interessante segnalare le previsioni di spesa delle amministrazioni pubbliche.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

se la ricorda quella della “lotta ai furbetti del cartellino” e delle riforme “che consentiranno finalmente di licenziare chi demerita anche nella pubblica amministrazione”? Ecco, era uno scherzetto. Lo certifica la Corte dei conti Emilia Romagna, Sezione giurisdizionale, con la sentenza 26 marzo 2018, n. 72.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

“la Pubblica Amministrazione deve essere gestita come un’azienda e, quindi, i dirigenti comportarsi come veri e propri manager, senza paura di adottare le proprie decisioni discrezionali”. Quante volte l’ha sentita, questa? Come dice, Titolare? Avrebbe aggiunto, dopo la parola “questa” il sostantivo boutade? In effetti, non Le mancherebbero buone ragioni.