Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Idraulica bancaria, occhio ai deflussi

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Secondo JPMorgan, che elabora dati della Banca centrale europea, nel mese di novembre i depositi detenuti presso le banche italiane sono diminuiti di 37 miliardi di euro, pari al 3 per cento del totale. Quelli spagnoli sono calati di 7 miliardi, dopo il deflusso di 25 miliardi di ottobre. Presi individualmente, questi ordini di grandezza non sono (ancora) rilevanti, ma la domanda che ci si pone è se non si tratti delle avvisaglie di un fenomeno che ha già colpito le banche greche, portoghesi ed irlandesi, nel corso della discesa agli inferi della crisi.

Sono i soggetti più facoltosi a guidare il deflusso dei depositi: in Grecia, negli ultimi due anni, i depositi sono calati di 80 miliardi di euro, che sono finiti in prevalenza su conti bancari in Germania, Francia, Svizzera e Regno Unito, o investiti in immobili su piazze pregiate quali Parigi, Londra e Berlino. Anche i depositi spagnoli ed italiani potrebbero quindi seguire questo destino, se la crisi dell’Eurozona dovesse perdurare o aggravarsi. Interessanti ed inquietanti i dati dei primi undici mesi del 2011: i depositi tedeschi sono aumentati di 128 miliardi, quelli francesi di 125 miliardi. Per contro, i depositi italiani sono diminuiti di 60 miliardi, quelli spagnoli di 46 miliardi, quelli greci di ulteriori 36 miliardi.

E questo ci porta all’utilizzo della liquidità della Bce da parte del sistema bancario italiano. Come abbiamo visto, le banche italiane hanno fatto ampio ricorso al finanziamento triennale dell’istituto guidato da Mario Draghi. Ciò è avvenuto anche attraverso l’emissione di obbligazioni bancarie “fantasma”, nel senso che si è trattato di emissioni (con garanzia statale) fintamente destinate a quotazione su mercato regolamentato ma in realtà mai giuntevi, perché immediatamente utilizzate a titolo di garanzia per ottenere la liquidità della Bce. In tal modo, le nostre banche sono riuscite a rinnovare le proprie obbligazioni che giungeranno in scadenza nel 2012.

Cosa faranno quindi le nostre banche alla prossima mega assegnazione di liquidità della Bce, a febbraio? Secondo JPM dovrebbero essere praticamente a posto riguardo il rifinanziamento del debito obbligazionario del 2012, ma la maggiore incognita riguarderà proprio la velocità della (eventuale) perdita di depositi. Se la tendenza dovesse accelerare, le nostre banche (e quelle spagnole) dovranno tornare a ricorrere alle emissioni “garantite”, da costituire come collaterale presso la Bce. Questa tendenza, osserva JPM, ha caratterizzato le banche greche nella fase di scoppio della crisi, quando la mancanza di collaterale utilizzabile le costrinse a “creare” questi bond. Ma ciò rappresenterebbe un evidente stigma, oltre a far alzare più di un sopracciglio a Berlino e dintorni, perché questa prassi finirebbe col riempire il bilancio della Bce di “garanzie” che semplicemente non sono tali. C’è da dire che, con queste erogazioni di liquidità, la Bce accetta in pegno anche prestiti non in sofferenza, quindi non è detto che le banche debbano ricorrere alla finzione delle “auto-emissioni” di debito.

Si dovrebbe quindi comprendere che, alla luce delle difficoltà del sistema-paese e di quello bancario (che del primo è ovviamente parte integrante), la nuova canzoncina very pop della politica italiana, che vorrebbe “costringere” le banche a prestare la liquidità ricevuta dalla Bce, ha scarso senso. E magari ricorrere alle proprie conoscenze di partita doppia per capire che, se le banche perdono passività (cioè depositi), l’unico modo per quadrare è tagliare le attività, cioè i prestiti e gli eventuali acquisti di titoli di stato. Ad esempio Bot, come quelli comprati nell’ultima asta, la prima dopo il finanziamento triennale della Bce. Riusciremo a farlo capire a Di Pietro e Cicchitto?

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