Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Novo Banco, vecchi guai

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

La good bank portoghese Novo Banco, nata dalle ceneri di Banco Espirito Santo (BES), e già al centro di un sisma causato dalla geniale idea della banca centrale portoghese di migliorarne i coefficienti patrimoniali trasferendo alcune sue obbligazioni senior alla bad bank di BES, continua a sanguinare perdite. E a non trovare acquirenti. Un presagio per analoghe vicende italiane?

Novo Banco ha chiuso il 2015 con 981 milioni di euro di rosso, frutto di accantonamenti a perdite su crediti per circa un miliardo, che hanno travolto l’esile utile operativo di 125 milioni di euro. Il problema, come appare sempre più evidente, è quindi che nel 2014, quando Banco Espirito Santo venne “risolto”, furono lasciate nella bad bank solo le sofferenze conclamate, mentre gli incagli rimasero nella neocostituita good bank. Probabilmente non era possibile fare altrimenti ma pare che l’infezione sia rimasta nella good bank, ed ora stia progredendo. Infatti, degli 1,06 miliardi di euro accantonati da Novo Banco a rettifiche su crediti, 592 milioni sono relativi ad immobiliare e ad altri crediti ereditati da BES.

Dopo che la banca centrale portoghese ha ordinato il trasferimento alla bad bank di 1,4 miliardi di euro di obbligazioni senior in portafoglio ad investitori istituzionali, il Common Equity Tier 1 di Novo Banco è schizzato da 9,5% a 13,6%. Peccato che, alla luce di questi conti problematici, la fondamentale metrica tornerà a scendere a fine 2016 intorno al 12%. Che faremo, quindi, altro giroconto di bond senior alla bad bank? Sino ad oggi, le autorità portoghesi non sono riuscite a vendere Novo Banco, definendo insoddisfacenti le offerte ricevute. Ma con la sepsi delle sofferenze in corso, il futuro appare fosco, ed il rischio di ripetere il ciclo di distruzione visto a dicembre è altissimo.

Che fare, quindi? Il Partito comunista, al governo a Lisbona nel governo del premier Antonio Costa, ha chiesto di nazionalizzare Novo Banco ma c’è un problema, non solo di soldi: quando, nel 2014, Banco Espirito Santo venne “risolta”, l’esborso di 4,9 miliardi di euro sostenuto dal Fondo di Risoluzione portoghese venne puntellato da ben 3,9 miliardi di euro di prestito-ponte statale. La Commissione europea autorizzò tale aiuto di stato sotto la condizione che la good bank risultante (Novo Banco) venisse privatizzata appena possibile, per rimborsare il prestito pubblico.

Mentre attendiamo che a Lisbona estraggano il coniglio dal cilindro, per ora basti sapere che quest’anno altre 500 persone usciranno da Novo Banco, assieme ad altre misure di contenimento dei costi che tuttavia rischiano di essere insufficienti, se la progressione della mutazione da incagli a sofferenze non dovesse rallentare. Noi italiani, nel frattempo, attendiamo la vendita delle quattro bridge bank emerse dalla risoluzione del 22 novembre. Se avverrà, sarà la conferma che siamo stati risparmiati dall’infezione degli incagli trasformati in sofferenze, e potremo tirare un sospiro di sollievo.

P.S. L’amministratore delegato di Novo Banco, Eduardo Stock da Cunha, ha dichiarato che “sarebbe stato più carino”, da parte della banca centrale portoghese, procedere con un debt-to-equity swap, cioè trasformare le obbligazioni in azioni della good bank, ma che la decisione “si è basata su un criterio di natura legale” ma anche su “elementi di cui non sono in pieno possesso”. Come cercare di dire “qualcosa” temendo le conseguenze, in pratica. Ma si, era meglio trasformare gli obbligazionisti in azionisti, e quello è il senso e lo spirito della direttiva sul bail-in.

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