Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Venezuela, un paese a rotoli. Che mancano

in Economia & Mercato/Esteri

Vi segnaliamo un commento sulla tragica ma farsesca situazione del Venezuela, quello che doveva essere uno dei paesi più ricchi al mondo e sta invece disintegrandosi sotto il peso della gestione criminale di Nicolas Maduro, figlio politico di Hugo Chavez. L’articolo, comparso giorni addietro su The Atlantic, è una galleria degli orrori di quello che può accadere quando follia ideologica, corruzione e criminalità si autoalimentano. L’esito è una catastrofe economica ed umanitaria. Attendendo la guerra civile, quando molti, dalle nostre parti, saranno sorpresi e cercheranno di dare la colpa al denaro sterco del demonio e che “rende tristi”, come ama dire un signore vestito di bianco che guida una monarchia assoluta al centro della Penisola italiana, e che tuttavia proviene egli stesso “dalla fine del mondo”, cioè da quella parte del mondo dove discese agli inferi di questo tipo si susseguono con impressionante regolarità, nei decenni, malgrado la “benedizione” di una ricca dotazione di materie prime. E chissà che la colpa non resti del kapitalismo.

Il racconto horror è narrato da due venezuelani: Moisés Naim, distinguished fellow all’International Economics Program del Carnegie Endowment for International Peace, e Francisco Toro, direttore del giornale online CaracasChronicles.com. Si  parla di un imprenditore manifatturiero, a cui i sindacati aziendali hanno reiteratamente richiesto di dotare su base continuativa i bagni dell’azienda di carta igienica, in applicazione di una poco nota clausola di contrattazione collettiva. Il Venezuela soffre di penuria di praticamente tutto, in primo luogo della valuta per pagare le importazioni, mentre un sistema di cambi multipli ed irrealistici ha alimentato immani truffe ai danni della popolazione, per mano dei gerarchi di partito. Quando l’imprenditore è riuscito faticosamente a reperire alcuni rotoli di carta igienica, la medesima è stata immediatamente fatta sparire dai lavoratori, che a loro volta non riescono a trovarne per le proprie abitazioni. Di conseguenza, l’imprenditore si trovava in violazione degli accordi sindacali, che in Venezuela espone al rischio del sequestro dell’azienda per opera del governo bolivariano, che come noto persegue e reprime inflessibilmente ogni evidenza di ciò che è considerato, in senso molto flessibile, boicottaggio economico, la prova del complotto controrivoluzionario esterno (statunitense, per la precisione) per fare cadere il radioso governo socialista di Caracas.

L’imprenditore si è quindi rivolto al mercato nero, ed è riuscito a procurarsi forniture di carta igienica per alcuni mesi. I rotoli erano appena entrati in azienda, quando si è materializzata la polizia segreta, che li ha sequestrati come evidenza del complotto yankee mirato all’accaparramento di beni di prima necessità per mettere in ginocchio l’economia del paese. L’imprenditore e tre suoi dirigenti sono sottoposti ad indagine penale, e rischiano il carcere. Accade in un paese che, in 17 anni, ha introitato oltre mille miliardi di rendita petrolifera, e che soffriva di penuria di beni di prima necessità anche quando il greggio stava sopra i cento dollari al barile. Nel frattempo i tassi di mortalità sono schizzati alle stelle, con il collasso del sistema sanitario del paese, attaccato dal virus Zika che trova fertile coltura nell’immagazzinamento dell’acqua in secchi, a causa della condizione tragica delle infrastrutture idriche. La fame avanza, i bambini lasciano la scuola per fare la fila davanti ai negozi. Malgrado ciò la compagnia petrolifera statale, PDVSA, che non opera al dettaglio e di conseguenza non ha esigenza alcuna di sponsorizzare alcunché, per cinque anni ha pagato 45 milioni di dollari annui per mantenere un pilota venezuelano, Pastor Maldonado, in Formula 1. Per tutto il resto, si stampa moneta. Ammesso di riuscire a pagare gli stampatori, s’intende. Attendendo il collasso finale sul paese che voleva “aiutare i poveri”. Ma non temete: un imbecille disposto a giurare che “è tutta colpa del neoliberismo” lo troveremo sempre, soprattutto dalle nostre parti.

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