Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il sindaco di Montebelluna ed il federalismo della peggiocrazia

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In Italia, si sa, ogni tragedia ha ampie venature di farsa. La vicenda delle due banche venete in dissesto e le modalità del loro “salvataggio” sono ghiotta opportunità per uno spunto di dichiarazia locale e localistica, che pare uscito da un rave party o da un ricorso eccessivo all’uso di alcolici. Protagonista il sindaco di Montebelluna.

Marzio Favero, classe 1965, leghista, ex docente di filosofia, al secondo mandato dal 5 giugno 2016, intervistato dal Corriere del Veneto, ha le idee molto chiare su cosa fosse Veneto Banca ed il suo bacino di utenza:

«Questo territorio rappresenta per l’Italia ciò che la Silicon Valley è per gli Stati Uniti»

Avremmo qualche dubbio sul paragone, ma transeat. Come che sia, per il sindaco, la banca di Montebelluna è una piccola atomica innescata sotto le chiappe del pianeta, con imminente rischio di un infernale domino:

«[…] sarebbe un errore pensare a Veneto Banca come a una banca non sistemica. Mi chiedo cosa accadrebbe se ora, con questi cambiamenti epocali in atto, si fermasse il credito alle imprese. Semplice: se si ferma la locomotiva veneta si ferma l’Italia. E se si ferma l’Italia, si ferma l’Europa intera»

Ad ogni dissesto di banca “del territorio”, soprattutto quelli causati da mala gestio, il piagnisteo dei politici locali è sempre quello. Ed è sinistramente simile, su scala ridotta, a quello che dicono i politici nazionali: “il mondo non ci capisce, non capisce le nostre peculiarità”. Ed ecco, quindi, il timore che la banca acquirente “forestiera” non capisca dove opera. E pazienza che l’acquirente (Intesa Sanpaolo, forse) sia già presente in massicce forze sul territorio veneto senza aver sinora causato funghi atomici. Ma Favero vigila:

«Conosco molti imprenditori che sono cresciuti con Veneto Banca, e che poi hanno visto sfumare i valore delle loro azioni. Eppure, la loro preoccupazione principale è che l’istituto che verrà si disposto a scommettere su di loro, garantendo quell’accesso al credito fondamentale alla sopravvivenza delle loro aziende»

Forse molti imprenditori con Veneto Banca sono cresciuti male, chi può dirlo? Ieri, l’Ansa riportava questa imprescindibile dichiarazione di Favero, sugli standard creditizi italiani ed europei che proprio non capiscono la peculiarità della Silicon Valley veneta:

«È necessario che la nuova proprietà mantenga le strutture e che capisca come il nostro sistema di piccole e medie imprese abbia necessità di un credito tagliato su misura e non erogato o negato secondo criteri standardizzati italiani ed europei»

Beh, si, di certo Zonin e Consoli sapevano come erogare credito “su misura” delle esigenze del territorio. Peccato che la realtà non li abbia compresi. Ma non tutto è andato storto, nella disgraziata vicenda delle banche venete, almeno secondo il sindaco di Montebelluna, che su Intesa dice

«È ancora presto per esprimersi. Per fortuna il bail-in è stato scongiurato e il governo si è accorto che non si può scherzare con le banche venete. Resta positivo il fatto che un istituto ritenga ancora strategico prendere in mano le due ex popolari, seppure depurate»

Ecco, meno male che non c’è stato bail-in perché il governo nazionale si è preso paura del fallout radioattivo delle banche venete, che avrebbe potuto prendersi i primogeniti maschi d’Italia ed Europa. Viva il bailout, fatto coi soldi dei contribuenti italiani. Ma anche qui, a Favero ed al suo orgoglioso autonomismo non la si fa.

«Questo territorio ha dato così tanto all’Italia, che è giusto che il governo intervenga per aiutare questi due istituti. E sia chiaro: non lo deve fare per generosità, ma per compensare almeno parzialmente questo territorio. Non dimentichiamo che, solo in termini di residuo fiscale, l’aiuto che lo Stato può dare è meno di quanto il Veneto restituisce ogni anno»

Questo è un po’ il tic dell’autonomismo veneto, quello che arriverà al culmine col referendum del prossimo ottobre. Dovete pagarci, o italiani, perché noi veneti abbiamo un enorme sbilancio tra dare ed avere rispetto al resto della Penisola. Ma voi, italiani, sapete quante Pedemontane sghembe si sarebbero potute costruire, col residuo fiscale? E sapete quanti crack bancari veneti si sarebbero potuti risolvere, con quel residuo fiscale? Sapete, con quegli schei tutti orgogliosamente veneti, quanto si sarebbe tenuto aperto il rubinetto del credito, dopo le valorose gesta di due figli prediletti del Veneto, Gianni Zonin e Vincenzo Consoli? Loro sì, che avevano perfettamente compreso le peculiarità del tessuto produttivo veneto, che traina l’Italia, che traina l’Europa, che traina la Via Lattea tra un prosecco e l’altro.

Tutto si tiene, cari italiani. Per questo io sono favorevolissimo a spingere all’estremo il concetto di federalismo. Ogni territorio usi le proprie risorse per coltivare le proprie specificità, i propri incapaci, i propri falliti e la propria criminalità economica. Ladri e buoi dei paesi tuoi. Altrimenti programmaticamente detto: ladroni a casa nostra.

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