Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Debito pubblico

L’idea francese di una patrimoniale sui terreni edificati

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

L’ipotesi di interventi di finanza pubblica straordinaria per abbattere lo stock di debito non è certo esclusiva italiana, anche se negli scorsi anni da noi ci sono state numerose elaborazioni, tutte riconducibili alla nota categoria dell'”ingegneria finanziaria per disperati”. È di questi giorni l’elaborazione partorita da France Stratégie, think tank pubblico transalpino che riporta direttamente al primo ministro. L’ultima fatica del pensatoio gallico è un autentico vaste programme: come abbattere l’elevato debito pubblico senza attendere che la crescita faccia il suo corso.

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L’universo parallelo del prudente Padoan

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

Intervenendo ieri alla presentazione dei risultati del programma ‘Industria 4.0’ con i colleghi Carlo Calenda, Valeria Fedeli e Giuliano Poletti, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ribadito che il paese è sulla strada giusta, come misurata dal rapporto debito-Pil, che è (lo sapete, no?), l’unica metrica realmente importante per capire dove stiamo andando e con che passo. Quello che non ci torna è che Padoan ha forse ecceduto nell’ottimismo e nelle comparazioni internazionali.

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Combattete anche voi il neoliberismo con i prepensionamenti

in Adotta Un Neurone/Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Mentre il sindacato tenta l’ultimo assalto alla crivellata diligenza dei conti pubblici, chiedendo muovi trenini elettrici a beneficio di pensionandi e pensionati, non poteva mancare a sostegno la voce stentorea del lobbysta dei pensionati, al secolo Cesare Damiano. Che ieri è tornato a perorare la causa offrendo una chiave di lettura aggiuntiva, deliziosamente ideologica, di quelle di una volta, come ormai non si leggono più neppure nelle bocciofile di Fiom e circoli intitolati a Michele Bakunin. Perché il momento è cruciale, e tutto aiuta a combattere il pestilenziale liberismo che avvolge la nostra povera penisola.

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Il fondo Salvastati che verrà, e l’ingegneria finanziaria per disperati italiani

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

Ci sono modi differenti di vivere il percorso che porterà alle elezioni politiche. In Italia, dove le campagne elettorali durano cinque anni, ci stiamo baloccando con doppie monete e MiniBot; in Germania, tra gli altri temi, c’è il ministro delle Finanze che sta riflettendo, come del resto fa da molti anni, anche fuori dalla campagna elettorale, sul futuro del Meccanismo Europeo di stabilità (ESM), quello che è stato ribattezzato un po’ frettolosamente come “salvastati”. Ognuno ha le proprie priorità, del resto.

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Il tesoretto dove lo metto?

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Provate a fare un esperimento mentale. Immaginate che il nostro rapporto debito-Pil inizi a calare, perché la crescita del Pil nominale finalmente eccede il costo medio del debito. Sarà un grande momento, il coronamento di un ventennio di sofferenze ed avanzi primari che hanno succhiato la vitalità di questo paese, senza produrre benefici di alcun tipo, visto che il rapporto d’indebitamento aumentava comunque.

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Il dibattito italiano sul Fiscal Compact e i conti senza l’oste della realtà

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Nell’ambito del dibattito, a dire il vero tutto italiano, su come superare il Fiscal Compact, il Sole ospita un interessante contributo di Luigi Marattin, consigliere economico della Presidenza del Consiglio. Prendendo le mosse dalla boutade balneare di Renzi, la richiesta di deficit-Pil al 2,9% per cinque anni, Marattin giunge ad una proposta economicamente sensata ma che finisce a scontrarsi con le difficoltà legate soprattutto al divenire dell’architettura istituzionale dell’Eurozona.

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Ottimismo statisticamente rumoroso

in Economia & Mercato/Italia

Ieri Eurostat ha reso nota la statistica aggiornata sull’andamento del rapporto debito-Pil in Ue ed Eurozona. Numeri interessanti per compiere una comparazione tra paesi. Oggi sul Foglio un corsivino prende atto del “progresso” italiano nella riduzione (sic) di tale metrica, come vaticinato settimane addietro da un noto aruspice panglossiano della contabilità nazionale.

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I gemelli Brunetta vi spiegano come essere autorevoli nel mondo

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

All’indomani dell’ultimo spin mediatico di Matteo Renzi, che riprende e rilancia il grido “no al Fiscal Compact” che ormai caratterizza tutte le sigle partitiche presenti nel parlamento italiano, fischiano e grandinano i lanci d’agenzia, le chiose e le critiche. Oggi lo avevano detto tutti, che il Fiscal Compact (peraltro mai realmente applicato, in questi anni) era brutto e cattivo. Meglio tornare a Maastricht, e chiedere un bel deficit-Pil fisso al fondoscala del 2,9%. Poi, se mai arrivasse in corso d’opera una recessione ci butteremo a terra urlando e dimenandoci, come quei guitti di strada che tentano di avere maxi risarcimenti per danno biologico senza neppure essere stati sfiorati.

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La triste storia di Matteo, che ignorava l’esistenza del ciclo economico

in Adotta Un Neurone/Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Il menù mediatico dei prossimi giorni, nell’osteria tossica chiamata Italia, è rappresentato dai lanci e dagli estratti della prossima fatica letteraria di Matteo Renzi, dal titolo Avanti, come il glorioso giornale del Psi. Oggi i maggiori quotidiani si sono divisi il compito, rilanciando stralci del libro corrispondenti ad altrettante aree di policy. Il Sole copre l’ambito dei conti pubblici e rapporto con l’Europa.

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Banche venete, la signora TINA regna sovrana

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

A polvere quasi posata, dopo il “salvataggio di sistema” del risparmio veneto, vi proponiamo una piccola rassegna stampa ragionata su reazioni e commenti da parte di quello stesso sistema che ha partorito la soluzione della liquidazione con aiuti di stato, uscendo dalla cornice normativa della BRRD. Facendo attenzione a non leggere la vicenda col senno di poi, che di solito è l’attività in cui gli italiani tendono ad eccellere, dimostrandosi dei previsori del giorno dopo pressoché onniscienti.

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Il ritorno del bailout nel paese che non si salverà

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Ora che le bocce sono ferme, col bailout delle due popolari venete con soldi dei contribuenti a sussidiare pesantemente il “salvatore”, nell’eterna pulsione all’autodistruzione che accompagna nella parabola finale un paese che da sempre è un mix letale di anarco-socialismo e morale cattolica autoassolutoria, possiamo tentare un’analisi di quanto accaduto e comprendere cosa ci aspetta. In entrambi i casi, nulla di buono.

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Domande e risposte sull’ennesimo disastro di un paese fallito

in Economia & Mercato/Italia

Quando si è assai facili profeti: solo ieri suggerivo che il conto del “salvataggio” per le due popolari venete dissestate sarebbe stato verosimilmente più in un intorno dei 10-15 miliardi che degli innocui 4-5 ipotizzati se fosse stata attuata la ricapitalizzazione precauzionale da parte del Tesoro. Oggi sui giornali affiorano le prime timide (perché ancora poco numerose) revisioni al rialzo, che parlano di circa 12 miliardi, per effetto del bid aggressivo di Intesa Sanpaolo, che opera in modalità “guai ai vinti” ed anche in quella “ora vado a riprendermi i soldi che ho buttato sin qui negli interventi di sistema”.

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Derivati del Tesoro, quando la copertura è contromano in autostrada

in Economia & Mercato/Italia

Oggi sul Sole trovate un’inchiesta di Morya Longo su un tema che da anni arruffa le penne del dibattito politico sulla finanza pubblica italiana: quanto ci sono costati i “famigerati” derivati accesi nel corso degli anni dal Tesoro, con l’obiettivo dichiarato e comune anche agli altri paesi di ridurre dinamicamente il costo del debito pubblico? Longo ha usato la comparazione omogenea sulla base dati Eurostat, ed il risultato è effettivamente desolante.

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Rating, cosa bolle in pentola? La rana italiana

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Dopo che l’agenzia di rating Fitch ha abbassato il merito di credito sovrano del nostro paese a BBB con outlook stabile, da BBB+ e outlook negativo, è iniziato l’abituale latrato pavloviano sul complotto di oscure forze del Male contro la Penisola. Nulla di nuovo sotto il sole, solo i soliti riflessi condizionati di rane in corso di bollitura in pentola.

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Debito pubblico, la proiezione dell’illusione

in Economia & Mercato/Italia

Tra i punti più interessanti del Documento di economia e finanza appena aggiornato dal governo c’è la previsione dell’andamento del rapporto debito-Pil. Che, come noto a (quasi) tutti, rappresenta l’indicatore ultimo e definitivo per comprendere come e dove sta andando un paese. Nel caso italiano, da alcuni anni leggiamo di previsioni che, dal successivo, vedono l’inizio di un vero e proprio crollo di questa fondamentale metrica, ed ogni volta restiamo delusi. Proviamo a capire perché neppure questa volta sarà diverso, e perché i nostri eroi riescono a vendersi quello che non ha alcuna possibilità di avverarsi.

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I patrioti del QE perduto

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Ieri, nel corso di un seminario alla Luiss, il professor Marcello Messori ha illustrato un impatto “singolare” ed assai poco razionale del Quantitative Easing della Bce, gli acquisti di titoli di stato da parte dell’istituto di Francoforte. Secondo Messori (ma soprattutto secondo i numeri), le banche italiane avrebbero perso la grande occasione di ridurre la concentrazione di Btp nei loro portafogli. Occasione che invece pare essere stata sfruttata appieno da altri intermediari europei.

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Spagna e Italia, modi alternativi di fare deficit

in Economia & Mercato/Esteri/Italia

La Spagna ha chiuso il 2016 con una crescita reale del 3,2%, pari a quella del 2015, il biennio che ha segnato la maggiore crescita economica del paese dal 2007. Nel 2016, anche qui per il secondo anno consecutivo, il rapporto tra debito pubblico e Pil del paese iberico è diminuito. Una cosa che al governo italiano, con tutte le sue chiacchiere, distintivo, narrazione e vittimismo, pare proprio non riuscire.

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Ingegneria finanziaria per disperati, edizione Poste italiane

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Nella continua, disperata ricerca di portare a casa alcuni spiccioli per ridurre di un atomo il peso del debito pubblico, il governo italiano pro tempore è tornato a valutare la cessione di un’ulteriore tranche di Poste italiane. Questa insistenza nel farsi del male e fare cassa sul nulla è davvero ammirevole, e rappresenta la vera costante di tutti i governi della Repubblica succedutisi negli ultimi anni.

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L’Era del Grande Autosputtanamento

in Adotta Un Neurone/Famous Last Quotes/Italia

È quella che sta vivendo questo disgraziato paese, ormai trascinato dalla sua sedicente classe dirigente (o meglio, digerente) verso i gorghi del fallimento. Anche oggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di raccontarvi episodi che sembrano usciti da un film di Alberto Sordi. In realtà, qui da ridere e sorridere c’è assai poco.

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L’italianità e la pancia piena. Di Btp

in Economia & Mercato/Italia

Mentre attendiamo di sapere se Intesa lancerà l’assalto finale a Generali, malgrado i presagi di sventura sull’aggregazione che spirano forti dalle parti del Financial Times, ricordiamo una delle frasi con cui parte della nostra stampa ha accolto la notizia del probabile takeover del Leone triestino: “Generali ha in pancia settanta miliardi di Btp!”. Sì, e quindi? Qualcuno ha raccontato, aneddoticamente, di come tempo addietro una aggregazione tra società di gestione del risparmio fosse saltata perché la parte estera chiedeva a quella italiana di ridurre drasticamente il peso dei Btp in portafoglio. Questa pare un’amena idiozia, nel senso che una Sgr non dovrebbe avere un eccesso di titoli di stato in portafoglio, se solo seguisse benchmark globali. Ma non divaghiamo. Difendere l’italianità di Generali, tra le altre cose, per quei 70 miliardi? In che senso?

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