Alta marea fiscale

Anche se il Congresso statunitense continua (come ogni parlamento che si rispetti) a sfornare leggi e leggine di spesa, a giorni l’Amministrazione Bush potrà comunicare ufficialmente che il deficit per l’anno fiscale terminato il 30 settembre (un anno elettorale, giova ricordare) è sceso a circa 260 miliardi di dollari, nettamente meglio delle previsioni. Il segreto di questa vittoria sul deficit non risiede, come detto, sulle restrizioni di spesa, visto che il bilancio federale è cresciuto quest’anno del 9 per cento (cioè circa tre volte il tasso d’inflazione), a 2.7 trilioni di dollari, e del 49.2 per cento negli ultimi sei anni.

La principale causa della riduzione del deficit (il 90 per cento di essa, secondo la Casa Bianca) è l’esplosione delle entrate fiscali. Negli ultimi due esercizi d’imposta il gettito è aumentato di 521 miliardi di dollari, il maggior incremento biennale (anche rettificando per l’inflazione) nella storia degli Stati Uniti. Da dove vengono tutti questi incassi?

Dalle aziende, il cui gettito è aumentato del 76 per cento nell’ultimo biennio, grazie all’accresciuta profittabilità, ed a misure una tantum quali il rimpatrio dei profitti esteri ad aliquota di tassazione fortemente ridotta. Le imposte sul reddito delle persone fisiche sono anch’esse in aumento, del 30.3 per cento nel biennio, malgrado la riduzione dell’aliquota massima dal 39.6 per cento al 35 per cento. Ma non ditelo a Prodi, Visco e Padoa Schioppa, mi raccomando.

I dati dell’Internal Revenue Service (IRS) pubblicati in settembre mostrano che il 37 per cento delle imposte sono pagate dall’1 per cento dei contribuenti più “ricchi”, come direbbero gli ottocenteschi unionisti di casa nostra. Riguardo il deficit di bilancio, al livello di 260 miliardi di dollari è pari a circa il 2 per cento del prodotto interno lordo statunitense, che ammonta a 13 trilioni (cioè 13.000 miliardi) di dollari. La media degli ultimi 40 anni del rapporto deficit/pil, per il bilancio federale, è pari al 2.7 per cento.

Ma non basta: la maggior parte di stati e località stanno sperimentando a loro volta un forte aumento delle entrate fiscali, anche per effetto di riduzioni o della sostituzione delle imposte progressive locali con un’unica flat tax. Includendo i loro surplus di bilancio, il deficit complessivo del settore pubblico statunitense (governo federale più governi locali) cala ulteriormente, all’1.5 per cento del prodotto interno lordo.

  • Documento: le serie storiche di spese ed entrate (Congressional Budget Office)