Somari a babordo

La sinistra radicale rilancia la richiesta che in Finanziaria vi sia quella che la stampa pavloviana continua a definire “armonizzazione” della tassazione sulle “rendite finanziarie”, e che invece va chiamata col suo vero nome: tassazione del risparmio. Lo hanno ribadito oggi il ministro della Ricerca Fabio Mussi e il segretario del Prc Franco Giordano al termine di un vertice tra leader e capigruppo di Sd, Prc, Pdc e Verdi, tenuto a Palazzo Madama.

Secondo Mussi,

”L’aliquota deve salire al 20% in linea con gli altri Paesi europei. E questo c’entra ben poco con la crisi dei mercati. Anzi, quando Rutelli annuncia che comunque si farà, spaventa di più i mercati di un atto concreto. L’idea è di portare l’aliquota al 20% lasciando fuori la quota dei piccoli risparmiatori in modo da abbassare l’aliquota sui conti correnti e sui depositi postali dal 27 al 20%”.

Sullo stesso tenore Giordano che dice:

”Insistiamo con l’armonizzazione delle rendite finanziarie perché è un tema che c’entra poco con la crisi dei mercati. Visto che ieri ci è stato detto che si dovrà fare, meglio farla ed evitare l’effetto annuncio. Senza un intervento si favoriscono rendite e stock option. Il piccolo risparmiatore non ha nulla da temere perché nelle nostre proposte non è incluso negli aumenti e anzi potrà trarne vantaggio. Voglio ricordare che oggi il pensionato paga sui risparmi lasciati sul conto corrente il 27% di tasse, che noi vogliamo ridurre al 20%. Possiamo anche pensare a ulteriori tutele. Ma la realtà è che le grosse rendite sono in mano alle banche, alle grandi imprese, non ai piccoli risparmiatori”.

Andiamo con ordine per analizzare in dettaglio queste autentiche perle di ignoranza mista a malafede. Oggi le attività finanziarie, in caso non siano partecipazioni qualificate, sono tassate a cedolare secca del 12.5 per cento. Ciò implica che la ritenuta venga applicata dall’intermediario finanziario (presso il quale si trova il deposito titoli) in modo automatico ed indifferenziato: il 12.50 per cento al pensionato ed il 12.50 per cento all’imprenditore.

Quando i due esponenti della sinistra radicale sostengono che i piccoli risparmiatori “non hanno nulla da temere”, intendono forse suggerire l’introduzione della nominatività delle attività finanziarie? Perché solo quella permetterebbe di introdurre una quota esente di reddito da attività finanziarie (quella in mano ai piccoli risparmiatori). Se l’obiettivo è quello della nominatività fiscale dei titoli di stato, e della conseguente tassazione del risparmio ad aliquota marginale Ires, con inserimento dei proventi in dichiarazione dei redditi, lo si dica in modo chiaro.

Se invece, come pare di intuire dalle dichiarazioni di Mussi e Giordano, i piccoli risparmiatori sarebbero quelli che tengono i risparmi sul conto corrente, lo ribadiamo per l’ennesima volta: i correntisti che hanno risparmi, anche minimali, non li tengono sul conto corrente, per il semplice motivo che il conto corrente ha un rendimento prossimo allo zero. Quanto è il beneficio di una cedolare secca che scende dal 27 al 20 per cento su un rendimento di zero?

E ancora: le banche e le imprese che detengono attività finanziarie sono già tassate a bilancio: che ci azzecca la tesi di Giordano? Sarebbe poi anche ora di piantarla con queste invocazioni à la carte dell’Europa: vogliamo parlare di armonizzazione all’Unione Europea? Facciamolo, ma per tutto, incluse le indennità parlamentari ed i costi della politica. O magari per la flat tax adottata da alcuni paesi di recente ingresso nell’Ue.

Vogliamo parlare anche di armonizzazione della cedolare secca sul prestito sociale delle Coop? Facciamolo: questa forma di raccolta di mezzi finanziari da parte delle cooperative è equivalente ai depositi a risparmio non vincolati bancari e postali: eppure, la tassazione degli interessi corrisposti dalle coop ai soci finanziatori è di solo il 12.50 per cento, mentre quella dei depositanti bancari e postali è al 27 per cento. Ciò permette alle Coop di raccogliere risparmio, a parità di ogni altra condizione, a costo inferiore rispetto a quello medio di banche e posta, senza peraltro avere la stessa solidità patrimoniale di quest’ultime, ad evidenza, visto che le banche dispongono del Fondo interbancario di tutela dei depositi e le Poste della garanzia statale. Ma questo è un altro discorso, e ci porterebbe troppo lontano. La Costituzione tutela il risparmio, ma evidentemente alcuni risparmiatori sono più uguali di altri.

Cari compagni, siamo d’accordo con voi: c’è davvero molto da armonizzare.

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!