E’ arrivato il Grande Fratello

Sono 510 milioni i rapporti finanziari pervenuti all’archivio dei conti, il nuovo strumento per i controlli fiscali operativo da fine ottobre. ”Con l’archivio l’attività di controllo diventa più razionale e può contare sui vantaggi che offre l’informatica”, ha detto Massimo Romano, l’entusiastico direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare sull’Anagrafe tributaria.

”Contrariamente a quanto si pensa – ha spiegato ancora Romano – le garanzie per i contribuenti vengono aumentate. Infatti, in precedenza, ogni qualvolta si procedeva a verifiche sui flussi finanziari l’amministrazione era costretta ad inviare comunicazioni per appurare l’esistenza di eventuali conti del contribuente sottoposto a controllo a tutte le banche e intermediari finanziari, informando di fatto tali soggetti dell’attività di controllo sul contribuente. Ora invece è sufficiente interrogare la banca dati per avere le informazioni risparmiando tempo e denaro pubblico e garantendo meglio il contribuente”.

Beh si, messa così è certamente un grande risparmio. Romano, nel corso dell’audizione, si è soffermato anche sulla sicurezza e riservatezza dei dati contenuti nell’archivio.

”L’archivio dei conti è situato in un’apposita area del sistema informativo, isolato dagli altri archivi presenti in Anagrafe tributaria. E’ esclusa qualsiasi forma di accesso alle informazioni se non preventivamente autorizzata dai soggetti competenti. Inoltre è prevista la registrazione di ogni accesso e la conservazione dei relativi log”.

Anche qui siamo fiduciosi che, nel paese dei Tavaroli e di svariati milioni di intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura, nessun uso improprio verrà fatto di tale sterminato database.

L’archivio dei rapporti, alimentato dalle comunicazioni di banche, poste e ogni altro operatore finanziario, contiene i dati anagrafici dei clienti, la natura e tipo del rapporto intrattenuto e la data di inzio e fine rapporto. Le comunicazioni pervenute all’archivio dell’Agenzia delle Entrate sono relative ai rapporti in essere alla data del primo gennaio 2005. Le informazioni contenute nell’archivio, oltre che nelle indagini fiscali, possono essere utilizzate anche dagli agenti della riscossione, dall’autorità giudiziaria negli accertamenti finalizzati alla ricerca e all’acquisizione di prove nel corso di un procedimento penale e negli accertamenti di carattere patrimoniale per le finalità di prevenzione previste da specifiche disposizioni di legge.

Nei primi 10 mesi del 2007, dunque prima che diventasse operativo l’archivio, sono state avviate 7.513 indagini finanziarie. Dagli operatori finanziari sono pervenute 3.397.500 risposte di cui solo 21.061 positive. In pratica sono stati interessati 518 operatori finanziari e la percentuale di risposte positive è stata dello 0,62%. ”Con l’archivio – conclude l’Agenzia delle Entrate nel documento lasciato in Commissione – saranno interessati solo gli operatori presso i quali il contribuente sottoposto a verifica intrattiene rapporti”.

Se è incontrovertibile che l’informatizzazione aumenta all’ennesima potenza efficacia ed efficienza delle verifiche, lo è altrettanto il fatto che tutta la storia (in)civile di questo paese è costellata di plateali violazioni nell’utilizzo delle banche dati. Fermo restando che questo Grande Fratello sarà costretto a fermarsi ai patri confini, e sarà possibile avere nullatenenti italiani con conti in Svizzera e Liechtenstein.

In via del tutto incidentale segnaliamo che questa architettura di sistema, come da noi già osservato, è utilizzabile come la base per determinare la nominatività dei titoli attualmente al portatore, e quindi per il superamento della nozione di cedolare secca nella tassazione, sostituibile con l’inserimento dei redditi da capitale nella dichiarazione dei redditi, assoggettandoli quindi a tassazione ad aliquota marginale Ire.

Valido erga omnes tranne che per i soliti fortunati con conti esteri, s’intende. Anche i ricchi ridano.

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