Muta d’accento e di pensiero

“Per principio, da sempre, sono felice per le assoluzioni e dispiaciuto per le condanne. Uguali sentimenti pre-politici e irrazionali affiorano sempre, e per qualunque imputato. Quindi anche ieri per Silvio Berlusconi e oggi per Marcello Dell’Utri. Passando dal sentimento alla ragione, però, le cose cambiano, e non poco.

Confesso di non riuscire ad appassionarmi a questo derby in cui entrambe le squadre mi sembrano poco meritevoli di supporto.

In nessun paese occidentale del mondo, infatti, avremmo a che fare con inquisitori così, che nulla hanno fatto e nulla fanno per celare un connotato apertamente politico della loro opera; e in nessun paese al mondo avremmo una opposizione desiderosa di liberarsi dei suoi avversari attraverso scorciatoie giudiziarie.

Ma, allo stesso modo, in nessun paese al mondo avremmo un premier così. Per essere chiaro, voglio prescindere dall’esito dei processi di ieri e di oggi, e perfino, se possibile, dalla rilevanza penale dei fatti che sono emersi. Ma è però incontrovertibile che Silvio Berlusconi (prescrizione o no) abbia pagato o fatto pagare magistrati; così come da Palermo (ripeto: quale che sia la qualificazione giuridica di questi fatti) emergono fatti e comportamenti oscuri, di cui qualcuno (Berlusconi in testa) dovrà assumersi la responsabilità politica.

Per capirci: ve lo immaginate, non dico il Presidente, ma un qualunque uomo politico americano di cui fosse provata una attività corruttrice? Avrebbe dovuto o dovrebbe trarne immediate e gravi conseguenze.” (Daniele Capezzone, 11 dicembre 2004)

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Come procede il suo dialogo con Berlusconi?
L’ultima volta l’ho visto nell’emiciclo della Camera, tre mesi fa. Ho partecipato con grande piacere, a Gubbio, alla scuola di formazione di FI. Sento spesso Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto, che ha avuto la gentilezza di venire alla nostra manifestazione di sabato scorso sulle pensioni, cui hanno partecipato anche i giovani di Forza Italia e i circoli di Marcello Dell’Utri.

E il cavaliere non l’ha sentito?
No, ma forse lo chiamerò io uno di questi giorni. Volesse il cielo che si aprissero percorsi condivisi…” (Daniele Capezzone, 30 settembre 2007)

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“Resta grave il fatto che si voglia rendere difficile, o sconsigliare, od ostacolare in qualche modo il manifestarsi di una iniziativa di democrazia diretta, sull’altare di un fantomatico accordo. Ricordo, tra l’altro, che se anche venisse fatta una leggina-papocchio, il quesito referendario si potrebbe trasferire dalla vecchia alla nuova legge” (Daniele Capezzone sul referendum Guzzetta, 5 marzo 2007)

“A questo punto, mi parrebbe ragionevole lavorare per tenere le elezioni politiche il 24 febbraio o il 2 marzo, o comunque in tempi ravvicinatissimi, entro fine marzo. Tra l’altro, una scadenza di questo tipo avrebbe un doppio vantaggio: quello di andare presto al voto, evitando forme di accanimento terapeutico del tutto inefficaci; ma anche quello di lasciare a disposizione le pochissime settimane necessarie e sufficienti per modificare la legge elettorale” (Daniele Capezzone, 24 ottobre 2007)

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