L’idolo delle folle palestinesi

Sul sito israeliano Palestinian Media Watch, creato per supportare la comprensione della società palestinese attraverso il monitoraggio di media e libri di testo palestinesi ed arabi, e per evidenziare la doppiezza di tali media quando si rivolgono alla propria audience domestica (in arabo) rispetto a quella internazionale (in inglese), si segnala la profonda ammirazione che i palestinesi nutrirebbero per la figura di Adolf Hitler. Ad esempio Voice of Palestine, voce ufficiale dell’Autorità Nazionale Palestinese, nei giorni scorsi ha trasmesso un quiz a valenza didattica che invitava a riconoscere quale personaggio storico si celasse dietro questa agiografica descrizione:

“Egli è stato un leader politico, nato nel 1889 a Braunau, in Austria.
Ha servito nell’esercito tedesco durante la Prima Guerra Mondiale, è stato ferito in servizio e ha ricevuto due Medaglie d’onore.
Si è unito ad un piccolo partito di destra a Monaco di Baviera e in due anni ne è divenuto il capo, senza contrasti.
Nel 1923, egli ha tentato un colpo di stato, ma non è riuscito. Egli è stato arrestato, imprigionato e rilasciato dopo un anno in prigione.
Nel 1933 è diventato il Cancelliere del suo paese, e ha utilizzato i meccanismi dello stato per schiacciare i suoi avversari politici.
Ha conseguito la sua popolarità riuscendo ad abbassare i tassi di disoccupazione e generando una ripresa economica nel suo paese. Più tardi il suo paese si è preparato per la seconda guerra mondiale.
Il suo anno d’oro fu il 1940, quando i suoi eserciti invasero la Danimarca, la Norvegia, Lussemburgo, Olanda, Belgio e Francia e sconfitto nel giugno 1940.
Anni in cui la Gran Bretagna è riuscita a resistere agli attacchi della sua aviazione ed ha mancato la vittoria sulla Gran Bretagna.
Le sue truppe hanno conquistato la Grecia e la Jugoslavia nel 1941.
In quell’anno egli ha violato il trattato di non-belligeranza e ha attaccato la Russia. Il suo esercito ha preso il controllo di vaste aree sovietiche.
Il suo esercito è stato sconfitto a Stalingrado.
Egli ha dichiarato guerra agli Stati Uniti nel 1941. Entro la metà del 1942, il suo paese ha controllato la più grande superficie in Europa e in gran parte del Nord Africa.
Il punto di svolta della guerra si è verificato alla fine del 1942, quando le sue forze sono stati sconfittie nella battaglia di Al Alamein.
Egli ha rifiutato di arrendersi e ha continuato a lottare per altri due anni, ma la sua amara fine è arrivata nella primavera del 1945, quando si è tolto la vita, e il suo paese si è arreso una settimana più tardi. Chi è?”

Nei testi palestinesi di storia è stato eliminato ogni riferimento all’Olocausto. E ancora: anni addietro il Mein Kampf è stato citato da un quotidiano palestinese nella lista dei best-seller; nel 2006 una rivista settimanale vicina ad Hamas citava i leader stranieri che, nel corso della storia, avrebbero indicato i Palestinesi come esempio di ideale rivoluzionario. Tra essi, l’immancabile Hitler:

Adolf Hitler, mentre eccitava i Tedeschi della Terra dei Sudeti – La provincia tedesca che gli Alleati avevano annesso alla Cecoslovacchia dopo la Prima Guerra Mondiale – disse loro in un messaggio radio: guardate quello che i rivoluzionari palestinesi stanno facendo alla Gran Bretagna!”

E’ peraltro improbabile che questa frase sia autentica visto che all’epoca, col termine “palestinesi”, si definivano gli ebrei. Concordiamo tutti con il principio dei “due popoli, due stati”, meglio se declinato in “due popoli, due democrazie”. Proprio per questo motivo riteniamo che sia fondamentale modificare il modello culturale dominante del popolo palestinese, piagato da decenni di propaganda storiografica di questo tipo. E’ auspicabile che se ne ricordino anche alcuni nostri politici, così ansiosi di indossare la kefiah, quando corrono a stringere la mano ad esponenti di Hamas ed Hezbollah professandosi al contempo “amici di Israele”.

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