Il regolatore del mercato azionario israeliano ha avviato la procedura per vietare la quotazione sulla borsa locale di aziende i cui “servizi principali” sono in valute digitali, mentre quelle già quotate ma che sposteranno la maggioranza della propria operatività su servizi di moneta digitale saranno rimosse dal listino. Le motivazioni sono da ricondurre a timori di bolla speculativa ma anche di frode attraverso l’aggiramento del regolatore.

Secondo Marc Lynch, su Foreign Policy, Israele avrebbe deciso di alleggerire l’embargo a Gaza in cambio dell’impegno americano […]

Ripetiamolo ad nauseam, a beneficio degli ottusi: quella nave andava fermata, anche in modi ruvidi. Ma farlo a […]

Topo Gigio? Vai a farlo capire ai militonti filoisraeliani senza se e senza ma. Nel frattempo, anche il quotidiano israeliano Yediot Ahronot avanza critiche di carattere tattico nei confronti di chi ha progettato l’assalto in alto mare della flottiglia diretta con aiuti umanitari per Gaza.

Su la Stampa, sapido commento di Massimo Gramellini sulle esternazioni mediorientali del nostro premier. Che alla Knesset si è esibito in un discorso di alto profilo, usando parole dure nei confronti della seconda Intifada palestinese, definita “terroristica” e subito dopo, al cospetto di Mahmoud Abbas (che la stampa italiana, per insondabili motivi, continua a chiamare col nome di battaglia di Abu Mazen), abbozzando un parallelo tra i 500 morti palestinesi dell’operazione israeliana “Piombo fuso” e le vittime della Shoah.