Farsa terminale

Il Senato ha approvato con 141 si e 111 no e 4 astensioni l’articolo 4 del testamento biologico che riguarda la forma e la durata della dichiarazione anticipata di trattamento. E’ passata una modifica sostanziale che cancella, di fatto, la vincolatività delle dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) per i medici. E’ stato accolto un emendamento dell’Udc, a prima firma del senatore Fosson, che modifica il primo comma dell’articolo e questa scelta ha scatenato una bagarre in aula con le proteste dell’opposizione che ha accusato la maggioranza di aver “svuotato la legge” che ruota proprio sul concetto del testamento da parte del malato che vuole evitare l’accanimento terapeutico.

“Eravamo qui – ha protestato Anna Finocchiaro – per scrivere un testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, ma con questo emendamento mi chiedo di cosa stiamo discutendo, visto che le dichiarazioni non conteranno assolutamente nulla. C’è un limite oltre il quale la finzione non si regge più”. Ha controbattuto il relatore Raffaele Calabrò, in diretta dal suo magico mondo, spiegando come l’intenzione è quella di “tener conto delle valutazioni del medico” visto che ci possono essere progressi della medicina che vano presi in considerazione e ha definito il testamento biologico “non rigido” e sottoposto alla valutazione del medico.

Il senatore del Pd, Ignazio Marino, ha sostenuto che con le DAT non sono più vincolanti, le stesse dichiarazioni “sono ormai del tutto prive di senso”. Un altro emendamento approvato all’articolo 4 prevede che le dichiarazioni anticipate di trattamento hanno validità per un periodo di tre anni e non più di 5 anni, come era stato deciso in Commissione Sanità. Questo per quanto riguarda le “modifiche” al testo su cui la nostra impavida “maggioranza etica” si era detta disponibile a discutere. Il problema è che tale maggioranza è palesemente trasversale, includendo anche un’ampia pattuglia di esponenti del Pd. Non una sorpresa, in un paese che da sempre considera i propri cittadini come sudditi un po’ scapestrati che occorre tenere a bada, sotto minaccia di castighi variamente assortiti, tra terreni ed ultraterreni.

A giorni avremo una legge su disposizioni anticipate di trattamento che dà al cittadino la facoltà di scegliere, ma solo dopo che per lui hanno scelto lo stato etico – alimentandolo e idratandolo a forza per omnia saecula saeculorum, con una procedura fortemente invasiva e di fatto chirurgica, che rende questa legge assimilabile ad un TSO – ed il suo medico, per “attualizzarne” la scelta. Dopo queste doverose “precedenze”, il nostro cittadino adulto avrà comunque il compito di provvedere ogni tre anni (ma con un po’ di fortuna si potrebbe arrivare ad emendare anche questo termine, sostituendolo con una conferma settimanale o giornaliera, magari via telecomando del decoder tv, se non vogliamo istituire una riserva a favore di notai e magari commercialisti) a rinnovare la sua “scelta”. Che equivale alla libertà che hanno i treni di seguire i binari.

L’unico consiglio che possiamo dare al marziano che atterrasse nel nostro paese è quello di ripartire il prima possibile, e senza fare troppe domande. Chi si fa gli affari propri campa cent’anni. Senza sondino nasogastrico, peraltro.

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