L’allegra brigata

Nel 2003 l’allora governatore della Fed, Ben Bernanke, spingeva per comunicare ai mercati finanziari che la banca centrale statunitense sarebbe stata pronta e disponibile a ridurre i tassi d’interesse fino a zero, perché ciò avrebbe avuto effetti benefici sulle aspettative:

“E’ estremamente importante che facciamo quanto possibile per mantenere una configurazione di sostegno ai mercati. Questo significa proseguire la nostra politica monetaria accomodante e, anche più importante, usare i nostri comunicati per segnalare la nostra volontà di mantenere una politica lasca fintanto che ci sarà il rischio di ulteriore disinflazione e di continua debolezza economica”

L’epoca di tassi sui Fed Funds all’1 per cento, come noto, viene imputata di aver posto le basi per la formazione della bolla speculativa globale appena esplosa. Secondo molti osservatori, gli Stati Uniti avrebbero dovuto attraversare una recessione più severa di quella superficiale del 2001, proprio per rimuovere gli eccessi finanziari e di debito dal sistema. Ciò non è avvenuto, la congiuntura è stata ulteriormente drogata fino al redde rationem iniziato nella seconda metà del 2007, e tuttora in corso. Da queste trascrizioni delle sedute del FOMC emerge la figura di Ben Bernanke, grande studioso della Grande Depressione, e teorico del lancio di denaro dall’elicottero per rivitalizzare l’economia.

Ora, è vero che quando si dispone solo di un martello tutti i problemi diventano chiodi, e che col senno di poi pare che Greenspan fosse relativamente più conservativo di Bernanke riguardo la politica monetaria. Quello che lascia perplessi e preoccupati è la domanda che la lettura di tali verbali suscita: Bernanke sarà l’uomo giusto per rimuovere lo stimolo monetario dal sistema, per tempi e modi, quando la congiuntura sarà in via di recupero? Il suo mandato alla guida della Fed scade il prossimo gennaio. La risposta potrebbe non arrivare mai.

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