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Il boom del Venture Capital di Stato

Il governo, per mano del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha di recente cambiato missione ad una fondazione, Enea Tech, creata dal suo predecessore, il pentastellato Stefano Patuanelli, con l’obiettivo di gestire “il primo fondo italiano interamente dedicato al trasferimento tecnologico”. Per raggiungere tale sfidante obiettivo, erano state previste risorse per iniziali 500 milioni di euro. Ci sono alcune domande da porsi, le stesse che erano state poste al momento della nascita di tale fondazione.

Come recitava il comunicato del MISE:

La Fondazione, istituita con il Decreto Rilancio, avrà lo scopo di promuovere investimenti e iniziative in materia di ricerca e sviluppo e trasferimento tecnologico a favore delle imprese operanti sul territorio nazionale, con particolare riferimento alle start-up innovative e alle PMI innovative. Come previsto dallo Statuto, la Fondazione potrà partecipare e investire in start-up e PMI innovative, spin-off universitari e di centri di ricerca e sviluppo, promuovendo e sostenendo i processi di innovazione e trasferimento tecnologico delle PMI per la creazione di imprese ad alto contenuto tecnologico. A questo scopo gestirà inizialmente risorse per 500 milioni di euro.

Intanto, perché una fondazione? Non esistevano altre strutture giuridiche per gestire denaro pubblico? E quali vincoli di trasparenza e accountability ha una fondazione? E ancora: serve davvero usare denaro pubblico per promuovere startup, parola magica dietro cui c’è davvero di tutto?

Il lievito del venture capital pubblico

Riguardo a questa seconda domanda, poi, c’è anche da considerare che la sfera pubblica ha già prodotto strutture del genere, addirittura entro lo stesso MISE. Nel 2019 è infatti stato creato il Fondo Nazionale innovazione, una SGR con dotazione iniziale di 1 miliardo di euro gestiti da Cassa Depositi e Prestiti:

Lo strumento operativo di intervento del Fondo Nazionale è il Venture Capital, ovvero investimenti diretti e indiretti in minoranze qualificate nel capitale di imprese innovative con Fondi generalisti, verticali o Fondi di Fondi, a supporto di startup, scaleup e PMI innovative. Per difendere l’interesse nazionale contrastando la costante cessione e dispersione di talenti, proprietà intellettuale e altri asset strategici che nella migliore delle ipotesi vengono “svendute” all’estero con una perdita secca per il sistema Paese.

Un fondo patriottico contro le “svendite” di nostre imprese innovative allo Straniero, quindi. Non è chiaro tuttavia perché creare una missione doppione con Enea Tech, per giunta a mezzo di una fondazione. Eppure non abbiamo finito, perché prima ancora del Fondo nazionale innovazione c’era ITAtech, sempre di Cassa Depositi e Prestiti. Cosa è, ITAtech?

[…] la prima piattaforma di investimento in Italia dedicata al finanziamento dei processi di technology transfer, che investe in centri di ricerca, università e Start-Up per trasformare le idee imprenditoriali in realtà di mercato, rappresentando il principale attore del mercato del Venture Capital.

ITAtech è dunque uno dei numerosi “affluenti” di CDP Venture Capital. Abbiamo perso il conto delle strutture pubbliche dedicate a questo benedetto venture capital. Il sospetto che ci siano duplicazioni e creazione di piccole repubbliche o regni funzionali all’area politica pro tempore accampata nei ministeri è certamente una forma di cinismo da rigettare. Di certo, un gran lavoro per i notai con atti costitutivi e ridenominazioni. E anche per le società di relazioni esterne e comunicazione istituzionale. E pure webmaster. Forse questo è l’astuto piano per spingere la crescita economica in più settori.

Proteggere il genio italiano dai rapaci stranieri e mettere una stampella correttiva all’ennesimo caso di fallimento del mercato, è la missione. Io ho sempre pensato che il venture capital fosse in grado di attrarre capitali privati ma evidentemente mi sbagliavo, vittima dei miei soliti bias ideologici turboliberisti e mercatisti.

Del resto, nell’era dello stato innovatore, questo fervore di incubatoi pubblici ha una sua coerenza. A onor del vero, CDP Venture Capital pare funzionare, e anche bene, visto che dalla sua creazione, nel 2020, ha supportato ben 680 startup, con una raccolta complessiva di oltre 400 milioni. Il resto lo ha fatto l’odioso e odiato mercato, che nei primi sei mesi di quest’anno ha decisamente messo la marcia in queste operazioni. Tutti cavalli di Troia per predare dall’estero i nostri futuri unicorni, pare.

La privacy degli startupper

Non si hanno notizie di operazioni finalizzate dalla Fondazione Enea Tech, ma forse è una nostra disattenzione a cui qualcuno vorrà rimediare. O forse, come insinua qualche malpensante, è solo questione di tutelare la privacy degli startupper beneficiari dei contributi, da 200 mila a 15 milioni di euro. Dicono che la struttura della fondazione sia perfetta, per queste finalità di riservatezza.

Come che sia, Enea Tech è morta e rinasce come Enea Biomedical Tech. Un po’ di seed capital per vaccini e affini non guasta e oggi va di moda. Bei tempi, quando lo spoils system si limitava a cambiare gli uomini entro lo stesso perimetro di attività pubblica, senza gemmare nulla.

Nel frattempo, ieri si è tenuto l’ennesimo click-day, questa volta per erogare 4 milioni di euro a fondo perduto per startup di videogiochi, decisi dal Decreto Crescita del precedente governo Conte. Processo gestito da Invitalia. Aperto e subito chiuso, pare. Settori avanzati, metodi antichi. Del resto, noi siamo quelli che hanno inventato le file digitali, di recente usate per favorire importazioni dalla Cina. Anche uno Stato innovatore necessita di un solido ancoraggio alla tradizione, dopo tutto.

Foto di mohamed Hassan da Pixabay

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