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Ribaltati

C’è un paese baltico (anzi, tre) che ha un peg all’euro, cioè che ha legato più o meno strettamente la propria divisa alla moneta unica europea; che per questo motivo ha prodotto un’enorme bolla immobiliare e dei consumi, causata dai tassi reali negativi e dall’afflusso di valuta forte, con relativa voragine del saldo delle partite correnti (ah, e la flat-tax non c’entrava nulla col boom); il cui Pil si è contratto nei primi tre mesi dell’anno del 18 per cento per effetto dello scoppio della bolla; che ha autorità monetarie che, per tenere fisso il cambio, stanno letteralmente togliendo dalla circolazione la moneta nazionale, facendo esplodere i tassi monetari domestici ed aggravando la crisi, oltre ovviamente a dilapidare le riserve valutarie; questo paese quest’anno dovrà/dovrebbe rimborsare debiti in valuta pari al 320 per cento delle proprie riserve.

Secondo voi, come è possibile che questo paese: a) eviti di svalutare la propria moneta nazionale; b) eviti il default sul proprio debito in valuta, che post-svalutazione diverrebbe enormemente più oneroso? Dite che in entrambi i casi non è possibile? Siamo d’accordo con voi.

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