Renato va alla guerra

E’ vero che è assai poco pop ricordarlo, ma l’Italia è e resta una repubblica parlamentare. Il problema è che qualcuno, preso da trance agonistica, ha finito col dilatare a dismisura non tanto la celeberrima (o famigerata) “costituzione materiale”, quanto i propri desiderata. E poiché siamo un popolo di schierati (non scherani, mi raccomando) e polarizzati/polarizzanti, da oggi abbiamo ripristinato la par condicio anche tra i presidenti dei due rami del parlamento.

A fronte però di dichiarazioni sempre piuttosto banalotte (per il commonsense che esprimono) del presidente della Camera, abbiamo l’irritualismo del presidente del Senato. Che francamente sembra più disequilibrato perché, dimentico del fatto che questa è per l’appunto una repubblica parlamentare, senza timore di spettinarsi si cala l’elmetto in testa e si schiera con quanti nel Pdl vogliono elezioni anticipate, per stroncare i dissensi interni “in nome del popolo sovrano”. Non è grave, ognuno deve prendere posizione nel teatrino, in attesa della feral tenzone.

A noi piacerebbe che il premier potesse governare tranquillo, così ci sarebbero assai meno alibi rispetto all’immobilismo riformistico che finora ha caratterizzato questo esecutivo, ben più dei precedenti governi Berlusconi. Purtroppo, in questi anni (e in questa legislatura) il cosiddetto “partito dei falchi” del Pdl ha prodotto solo leggi inservibili alla bisogna, motivo per il quale siamo ad uno stallo quindicennale, e risulta molto più agevole trovarsi quinte colonne da abbattere che guardare in faccia la realtà. Falchi con cervello di gallina, si direbbe, o forse troppo impegnati ad assecondare gli umori del capo. Anche se a volte, per accidente della storia, qualcuno di loro esce dalla voliera.

Ma non divaghiamo. Auguri all’Italia, nel bel mezzo di una crisi economica che per noi sarà anche crisi di un modello di (sotto)sviluppo.

P.S. Resta sempre il nostro idolo, per gli splendidi libri scritti sulla Resistenza in direzione ostinata e contraria rispetto all’egemonia sinistra, ma dobbiamo prendere atto che gli anni passano anche per il bravissimo Giampaolo Pansa, da qualcuno di recente perfidamente ribattezzato Nonno Libero. Nei giorni scorsi Pansa ha scritto una livorosa articolessa contro il solito presidente della Camera (di cui da qualche parte deve sicuramente esserci anche una bambolina voodoo con spilloni di ordinanza), il cui principale argomento è che lui, Pansa, a differenza di Fini proprio non riesce a farsi invitare dalla Annunziata per promuovere i suoi libri. Che per acrobatico sillogismo dovrebbe voler dire che il presidente della Camera è ormai entrato nel cenacolo dei comunisti. O degli azionisti (che sono pure peggio, in quanto per molti a destra sarebbero stati comunisti camuffati), per dirla con il sofisticato Giuliano Ferrara. Il quale però dovrebbe soprattutto preoccuparsi della sua, di azionista.

P.P.S. Pare che nel Pdl a qualcuno l’iniziativa di Benedetto Della Vedova proprio non vada giù, al punto da esercitare pressioni per ritirare l’emendamento. Da monarchia anarchica a caserma etica?

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