L’universo parallelo dell’Ecofin

Incapace di trovare una posizione comune sulla gestione degli eventuali sostegni finanziari alla Grecia, incapace di promuovere una riforma del regime autorizzativo per l’operatività degli hedge fund (anche dopo le non troppo velate minacce di Timmy Geithner, sempre pronto a sostenere le ragioni del Big Money americano), l’impalpabile Ecofin ha prodotto, oltre all’abituale anidride carbonica, anche un interessante esercizio intellettuale: una road map per l’exit strategy.

Prima gli incentivi all’industria, poi le misure anti-disoccupazione, infine gli aiuti alle banche per assicurare il normale flusso di credito a famiglie ed imprese. Questo il percorso per il “ritiro graduale” delle misure messe in campo dai governi per affrontare la recessione. Il documento – elaborato dalla presidenza di turno della Ue e già approvato dai 27 ambasciatori dell’Unione – è oggi sul tavolo dei ministri finanziari europei che la integreranno nelle conclusioni dell’Ecofin. Nel testo si sottolinea come delle exit strategy progressive dalla crisi si rendono più che mai necessarie nel momento in cui – pur tra mille incertezze – “l’economia sta ripartendo” (sic). Altrimenti, già nell’immediato, il rischio è quello di “una ripresa drogata e di un’alterazione della concorrenza sul mercato unico”. Nientemeno.

In particolare, secondo la tabella di marcia indicata nel documento, le misure a sostegno dei settori industriali, come gli incentivi auto, dovranno essere le prime ad essere ritirate,'”il più presto possibile”. Questo soprattutto per il grande impatto che tali incentivi hanno sui conti pubblici dei vari Paesi. Senza contare il rischio – si sottolinea – che continuare ad erogare questi incentivi può seriamente impedire “una efficiente redistribuzione delle risorse” e quindi provocare “distorsioni della concorrenza e un malfunzionamento del mercato interno”. L’unica eccezione sul fronte degli incentivi settoriali può essere quella degli aiuti concessi al settore delle tecnologie verdi e agli investimenti in ricerca e innovazione, punti cardine della strategia ‘Europa 2020′ varata nei giorni scorsi dalla Commissione Ue.

E’ già singolare che si invochi la necessità di non danneggiare “l’efficiente allocazione” delle risorse ricorrendo a sussidi a favore delle tecnologie “verdi”. Ma nel magico mondo di Bruxelles e dintorni non si sono ancora accorti che la ripresa è talmente vibrante che appena vengono meno gli incentivi alla rottamazione delle auto la domanda crolla, e questo si abbatte come una mannaia sulla produzione industriale.

E’ di oggi il rapporto del Centro Studi Promotor che prevede un crollo delle immatricolazioni europee a marzo, in relazione all’esaurimento del fattore positivo costituito dagli incentivi all’acquisto di auto, mentre persiste un quadro congiunturale ancora fortemente preoccupante in tutto il mondo. Il mercato più importante, quello della Germania, in febbraio accusa un calo annuo del 29,8%, dopo la scadenza dei consistenti incentivi alla rottamazione (2500 euro) introdotti dall’inizio dello scorso settembre. Il mercato italiano, in cui gli incentivi sono finiti il 31 dicembre, ha fatto registrare risultati ancora positivi a gennaio e febbraio perché ha potuto beneficiare, fino al 31 marzo, di un consistente portafoglio ordini al 31 dicembre. Le immatricolazioni stanno però frenando anche da noi: infatti a gennaio la crescita annuale era del 30,2%, a febbraio è stata del 20,6%, a marzo vi potrebbe essere ancora una piccola crescita e, data la caduta degli ordini che si registra nel 2010, a partire da aprile si prevedono pesanti contrazioni. Altri mercati (come quello spagnolo e francese) stanno ancora godendo dello stimolo fornito dagli incentivi, destinati ad esaurirsi nel secondo semestre.

Questo è il quadro generale: la manifattura europea regge grazie alla domanda asiatica e ai sussidi al settore auto. La prima fonte di domanda è tutto fuorché un pasto gratis, soprattutto per noi italiani, visto che i produttori tedeschi sono molto agguerriti nella difesa e nell’amplimento delle proprie quote di mercato. I secondi sono terminati o lo saranno presto. Nel frattempo, la crescita è ancora nettamente inferiore al potenziale, quindi destinata a produrrre nuova disoccupazione, che frenerà consumi e investimenti. Ma per l’Ecofin è importante non distorcere “l’efficiente allocazione delle risorse ai settori produttivi” sussidiando la green economy e lottare contro focolai inflazionistici che nessuno ha ancora visto. E ve la meritate, questa crisi.

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