La trappola

Ieri, la Regione Toscana ha chiesto al governo altri 100 milioni di euro per la cassa integrazione. Lo stanziamento, come spiegato dall’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini in una lettera indirizzata al sottosegretario Pasquale Viespoli, dovrebbe servire a “fare fronte alle richieste dei prossimi tre mesi” e a “coprire il saldo negativo che è andato accumulandosi dopo l’esaurimento dei fondi 2009”.

La Regione, informa una nota, dal 2009 ad oggi ha autorizzato 10.488 richieste di Cassa integrazione in deroga, per un costo totale di oltre 142 milioni di euro, a fronte di uno stanziamento di 100 milioni di risorse nazionali e di 10 milioni di risorse regionali, tratte dal Fondo sociale europeo. La Regione sottolinea che “ora questi soldi sono finiti”, ma nel frattempo in corso di istruttoria ci sono domande per oltre 42 milioni. “Rispetto a quanto autorizzato – spiega Simoncini – abbiamo un saldo negativo di più di 32 milioni, che sale a oltre 75 milioni se si considerano le domande in itinere”.

Questo episodio è significativo perché, al di là del caso contingente, mostra quello che sta accadendo sottotraccia per effetto delle proroghe ad oltranza delle procedure di cassa integrazione in deroga. Crescenti fondi pubblici vengono destinati a questo ammortizzatore sociale, per sostenere i livelli occupazionali in situazioni in cui la domanda non riparte o lo fa in modo estremamente debole. Quante imprese, a seguito della crisi, hanno ormai superato il punto di non ritorno, e vengono tenute in vita artificialmente? E, nel caso di imprese che hanno ancora un futuro, quanta parte dell’organico è ormai diventato ridondante? Quale è l’impatto di questo puntello di assistenza sullo sviluppo della produttività? E la domanda finale, logica conseguenza delle premesse: a quanto ammonta la “vera” disoccupazione italiana?

Nel breve termine, e per una crisi “normale”, il governo non aveva alternative ad agire come ha agito. Ma il cristallizzarsi di questa situazione rischia di creare profonde distorsioni al mercato del lavoro, oltre che alle scelte di welfare ed ai conti pubblici: quante risorse impiegate per la cassa in deroga sono in realtà state dirottate da altre poste di bilancio, mentre le dichiarazioni pubbliche dei ministri continuano a parlare di “risorse sufficienti”?

Allo stato attuale possiamo solo sperare che la congiuntura riprenda, ma gli auspici non sono riforme. Neppure nella stralunata Italia di oggi.

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