Verso la ricaduta?

Nella settimana appena conclusa si è registrata una sostanziale unanimità degli indicatori macroeconomici dell’economia statunitense, riferiti ai mesi di maggio e giugno: la congiuntura rallenta vistosamente. Venuto meno il ciclo di ricostituzione delle scorte e il miglioramento dei conti con l’estero, la crescita americana sembra destinata a crescere al di sotto di livelli compatibili con un percorso di ripresa verso il pieno impiego dei fattori produttivi. Il problema è solo lessicale: per un’economia che ha un potenziale del 3 per cento, una crescita dell’1,5-2 per cento, pur se non recessione da libro di testo, rappresenta il materializzarsi del temuto ossimoro della crescita recessiva.

Per ora non si parla di nuovi stimoli, perché i conti pubblici sono messi male e perché i Repubblicani (e non pochi Democratici) hanno deciso di dire di no a ogni ipotesi del genere. Per il risanamento fiscale del paese grandi cose potrebbero essere fatte eliminando agevolazioni palesemente regressive, come le prestazioni di Medicare e Social Security sganciate dal means testing, cioè dal reddito dei beneficiari. Oppure come la deducibilità illimitata degli interessi pagati sui mutui, di ogni importo. Se ne è accorto anche l’editorialista enfant prodige (e conservatore) Ross Douthat, sul NYT. Difficile che se ne accorgano il GOP, il Congresso a maggioranza Democratica e lo stesso Obama: l’America è un paese incline a dimenticare il concetto di capacità contributiva, forse perché si tratta di nozione troppo europea e socialisteggiante, con il suo riferimento implicito alla progressività fiscale. L’esito di questa impostazione culturale è, spesso, un sistema di sussidi che fluiscono gioiosamente dai “poveri” ai “ricchi”, con e senza virgolette.

Tornando alla congiuntura, resta in piedi l’ipotesi di una riedizione dell’easing quantitativo per mano della Fed, visto che la regola di Taylor mostra che la politica monetaria (pur se appoggiata al pavimento del tasso zero) è ancora restrittiva, dato l’enorme buco nei livelli di attività e la vistosa tendenza alla disinflazione. Tutto ciò premesso, attendiamo di capire quanto tempo servirà ad alcuni politici italiani per rendersi conto che la crisi è tutt’altro che alle nostre spalle.

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