L’insegna luminosa

Su il Riformista di oggi, il piddino di rito veltroniano Goffredo Bettini (che inspiegabilmente sul giornale diviene Bettin) tenta di utilizzare Luca Cordero di Montezemolo come pennacchio alla guida del nuovo CLN che dovrebbe sconfiggere Berlusconi in sempre meno ipotetiche elezioni anticipate.

Montezemolo non sarebbe quindi il “papa straniero” di cui si favoleggia (o più propriamente si farnetica) dalle parti del Pd, bensì la figura di “contro-leader del fare”, l’antimateria del berlusconismo, l’eroe della società civile, il non-politico che si sacrifica per il bene del paese. Naturalmente nessuna di queste definizioni è vera, né per LCdM né per Berlusconi: si tratta di due personaggi che da sempre vivono un rapporto simbiotico con la politica, tra sussidi e concessioni governative. Bettini ha già incasellato tutto, inclusa la geniale transitorietà di questa “coalizione dei volenterosi contro il tiranno”:

«Montezemolo non è Berlusconi. Non può fare per tante ragioni un suo partito; tranne diventare uno dei tanti, confondendosi con gli altri. Non può neppure essere il federatore dell’esistente costellazione dei leader già in campo, che hanno rapporti tra di loro assai logorati. La solitudine, che ha rivendicato, è la sua forza»

Un eroe, in pratica. Che dovrebbe pure bersi l’amaro calice:

«Dovrebbe compiere un atto di servizio, unilaterale, disinteressato e a termine; mettendo la sua popolarità ed esperienza a disposizione di una battaglia civile e democratica e giustificando la sua scelta con l’emergenza che l’Italia vive e che sta diventando sempre più pericolosa per il suo avvenire. Solo in questo modo c’è la possibilità che le risposte positive vengano da tutti, e spero in primo luogo dal Pd. Tutti saprebbero che l’intesa è temporanea, che in seguito ci si potrà ridividere in una situazione di normalità e in una competizione tra avversari che non si odiano e nella quale ognuno troverà gli alleati con coerenze programmatiche più profonde e strategiche»

Che tradotto vuol dire: facciamo una grande ammucchiata contro Berlusconi, mettendo la sordina alle nostre divisioni: io voglio la tassazione delle “rendite finanziarie”, tu vuoi l’eliminazione del contratto nazionale di lavoro, qualcun altro vuole le pensioni a 70 anni, altri le vogliono riportare sotto i 60 perché siamo tutti logorati. Ma non parliamone, cerchiamo di farci eleggere, e poi qualche santo ci aiuterà. Avendo già come obiettivo il fatto che poi ci divideremo. A meno che la prossima non sia la mitologica “legislatura costituente”, che semplicemente non esiste né mai esisterà.

Alla fine, visto che i volti del Pd stanno sulle palle all’Italia intera, chiamiamo un simpaticone vincente che si ravvia i capelli e ha il logo del cavallino rampante tatuato in fronte ed usiamolo come insegna luminosa della nostra taverna, potrebbe pure portare avventati avventori e voti, hai visto mai? L’importante è non parlare di politica. Con simili genialate, Berlusconi resterà alla guida di questo disgraziato paese per altri vent’anni come minimo, tra escort, bestemmie, leggi per la “tutela della vita” e salvataggi notturni del sistema bancario americano. Il livello di decomposizione del Pd appare l’immagine speculare di quello del Pdl. Non che non lo sospettassimo, a dire il vero.

Ma se Montezemolo dovesse accettare questa investitura a luminaria del Pd, in molti sono già pronti a crocifiggerlo al suo personalissimo conflitto d’interessi: quello di NTV, la ferrovia privata che dal prossimo anno correrà sui binari dell’alta velocità italiana. Eppure, in questa circostanza, almeno per una volta il buon Montezemolo avrebbe ragione da vendere. In quale Repubblica delle Banane esiste una holding ferroviaria pubblica che controlla la rete e l’operatore dominante, alla vigilia dell’entrata di un concorrente privato? Ma in Italia, che diamine.

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