La “malattia italiana” contagia le banche

Il sistema creditizio italiano, sopravvissuto senza interventi pubblici di sostegno alla crisi finanziaria, rischia di entrare in crisi per la ormai cronica debolezza economica del paese, per gli effetti differiti della crisi sul sistema produttivo e per alcune irrisolte debolezze strutturali del settore. E’ quanto si evince dall’ultimo rapporto dell’agenzia di rating Moody’s.

Le prospettive per il sistema bancario italiano restano negative, per effetto della debole redditività a breve termine e del protrarsi delle difficoltà a livello operativo. E’ il secco giudizio dell’agenzia di rating Moody’s che sottolinea come, oltre alla debolezza della redditività, le previsioni sul nostro sistema bancario sono influenzate dai bassi livelli del capitale a disposizione degli istituti, oltre che dal livello delle riserve, giudicate insufficienti per far fronte ai crescenti problemi legati alla qualità degli attivi.

E come entra in questo scenario la “malattia italiana”, cioè una crescita asfittica che copre sempre meno situazioni di dissesto aziendale? E’ presto detto: poiché per i prossimi due o tre anni Moody’s prevede proprio una crescita economica estremamente modesta, è probabile che a breve termine la qualità degli attivi delle banche italiane possa subire un ulteriore deterioramento, in quanto il quadro congiunturale debole è destinato a influire negativamente sulla capacità dei debitori di ripagare i prestiti.

“Viste le poco incoraggianti prospettive economiche, Moody’s prevede che gli utili delle banche continueranno a subire pressioni negative nei trimestri a venire, per effetto dell’aumento del costo del credito e della forte compressione del margine d’interesse netto. Inoltre, la frammentarietà del sistema bancario italiano, caratterizzato da strutture di costo relativamente rigide e da un limitato potenziale di crescita, continuerà probabilmente a costituire un ostacolo strutturale al recupero della redditività degli istituti”, ha osservato l’analista autore del rapporto.

L’outlook negativo si riflette anche sui rating di solidità finanziaria individuale di varie banche italiane, in particolare in termini di attività ponderate per il rischio. Tuttavia, un passaggio del rapporto suscita serie perplessità: sebbene le deludenti prospettive dei rating di numerosi istituti rispecchino le criticità esistenti, per Moody’s gli istituti italiani beneficerebbero della disponibilità del governo di giungere in loro soccorso in caso di bisogno. Per questo motivo l’outlook di molti rating sui depositi e sui titoli di debito è stabile. Questa a nostro avviso è un’ipotesi eroica, date le condizioni di finanza pubblica italiana. Il solo fatto che l’Italia non si sia dovuta svenare per salvare le banche non significa che esistano le risorse per farlo, oggi o in un futuro prossimo.

Nel frattempo, e premesso che il quadro del credito in Italia presenta realtà molto diversificate, la scadenza di Basilea III e (soprattutto) l’erosione della base di capitale indotta dalla debolezza congiunturale sono destinati ad acuire l’esigenza di rafforzamento patrimoniale, sia tramite riduzione o sospensione dei dividendi che attraverso emissione di nuove azioni. Il Banco Popolare, ad esempio, ha deciso di procedere ad un aumento di capitale che servirà, tra le altre cose, a rimborsare i Tremonti Bond dopo solo un anno dall’emissione. Questo perché i Tremonti Bond sono degli ibridi, e come tali sono destinati ad essere penalizzati dalla nuova normativa di Basilea III.

Le tensioni, per le banche che hanno un assetto proprietario debole, sono destinate ad intensificarsi.

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