Macromonitor – 16/1/2011

Anche la settimana appena trascorsa ha confermato lo scenario più probabile previsto per il 2011, fatto del contrasto tra forze rialziste globali (che appaiono in accelerazione, sulla base dei dati macro pubblicati finora) e minacce ribassiste locali, rappresentate soprattutto dal peggioramento dei bilanci pubblici nelle economie più sviluppate e dalla crescente inflazione nei paesi emergenti.

Il deterioramento della qualità del credito del settore pubblico nei paesi sviluppati incide negativamente sul debito pubblico, centrale e regionale. Le azioni correttive finora intraprese oscillano tra il fare troppo, riducendo quindi ulteriormente la crescita di breve termine, e il fare troppo poco, causando rialzi nel costo del debito che penalizzano tutti.

In Europa, il rapido peggioramento delle condizioni di finanziamento per banche e sovrani delle aree periferiche sembra forzare la mano alle autorità politiche, con indiscrezioni su nuovi interventi nelle prossime settimane, magari sotto forma di ampliamento del fondo europeo di salvataggio, ma il processo non si preannuncia rapido né indolore.

Altra area di stress è quella della finanza pubblica locale statunitense. Città e stati continuano ad accedere al mercato primario, ma a condizioni particolarmente onerose. La crescente attenzione alla solvibilità ed i continui deflussi dai fondi comuni stanno mettendo crescente pressione al mercato dei municipal bonds.

La minaccia inflazionistica sui paesi emergenti spingerà un numero crescente di banche centrali a stringere le condizioni monetarie attraverso rialzi dei tassi, aumenti dei requisiti di riserva obbligatoria e rivalutazione del cambio. Il rischio è che le banche centrali siano “dietro la curva”, e si trovino presto costrette a rincorrere l’inflazione, danneggiando la crescita.

Sul mercato obbligazionario una settimana contrastata ha visto l’Europa core (cioè i Bund tedeschi) sottoperformare pesantemente, dopo che la Bce ha adottato una retorica da falco sull’inflazione. I periferici europei hanno realizzato un vistoso rally, guidati dall’aumento degli acquisti della Bce, dai “positivi” risultati (ma con rendimenti in forte rialzo) delle aste di Portogallo e Spagna e da indiscrezioni di modifiche al Fondo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria. Un’inflazione cocciutamente elevata ha anche causato un repricing della curva britannica di mercato monetario, che ora incorpora attese di un rialzo dei tassi a metà anno. Nei paesi emergenti, come detto, la mancanza di capacità produttiva di riserva ed i crescenti prezzi degli alimentari stanno spingendo l’inflazione.

Sui mercati azionari, settima settimana consecutiva di rialzo dei principali indici, su dati economici migliori delle attese. La stagione degli utili statunitensi del quarto trimestre sta fornendo sostegno aggiuntivo, confermando che il trend ormai biennale di crescita di utili e fatturato è ancora intatto. Di rilievo il fatto che ci sia miglioramento nelle sorprese positive dal versante della crescita del fatturato, poiché la prevista stabilizzazione dei margini di profitto troverebbe compensazione nella crescita dei fatturati.

Nell’ambito del credito, le banche europee continuano ad essere al centro dell’attenzione, dopo che l’Autorità Bancaria Europea ha annunciato nuovi stress test. La percezione che la politica stia lavorando ad una soluzione della crisi ha calmato i mercati, stabilizzando in settimana gli spread delle banche europee, che tuttavia continuano ad affrontare elevata incertezza e rischi potenziali riguardo la formulazione dell’eventuale compartecipazione degli obbligazionisti bancari senior a situazioni di dissesto degli istituti di credito. Incertezza che rischia di tradursi in aumento dei costi di finanziamento, con riflessi sul rinnovo dell’imponente stock di passività bancarie che avverrà nel corso dell’anno.

Sul fronte valutario, la possibilità che la Bce possa iniziare una retorica anti-inflazionistica e giungere effettivamente ad alzare i tassi ha tonificato il cambio dell’euro, forzando molte ricoperture su posizioni ribassiste aperte anche sulla scommessa di un collasso dell’area della moneta unica europea.

Prosegue la vigorosa tendenza rialzista delle materie prime, con l’indice GSCI delle commodities cresciuto del 19 per cento da ottobre. Anche per questo motivo, vista la ridotta volatilità delle quotazioni, non si può escludere una pausa di consolidamento in un quadro fondamentale che al momento appare ancora rialzista.

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