Federalismo adulterato

Provate a leggere questo articolo: se vi apparirà incomprensibile, sappiate che non è colpa del suo estensore. Solo in una caricatura di paese come l’Italia si può definire “federalismo” una demenziale stratificazione di imposte, in misura significativa derivate dal centro (vedasi la compartecipazione Irpef al 2 per cento), annaffiata da ampie dosi di destabilizzante dirigismo centralista (vedasi la fissazione dell’aliquota Imu di anno in anno attraverso la legge di stabilità), da paternalismo (vedasi la creazione del fondo affitti centralizzato per le famiglie disagiate e numerose, patetica scimmiottatura del quoziente familiare) e da imposte tafazziane (vedasi la nuova tassa di soggiorno fino a 5 euro al giorno, che dovrebbe essere una tassa di scopo e servirà solo a colmare nuovi buchi). Ripetiamolo, ad nauseam: serviva tutto questo minuetto per cambiar nome all’Ici sulle seconde case? In tutta la costruzione si coglie la mano di Calderoli il Semplificatore, quello che ha depenalizzato le adulterazioni alimentari. E che probabilmente aveva mangiato pesante, quando si è messo a riscrivere questo gioiello di federalismo muncipale.

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