Oggi sul Sole un articolo di Gianni Trovati descrive l’impressionante progressione dell’Irpef locale, quella di Regioni e comuni. E’ l’immagine plastica del dissesto fiscale italiano, e soprattutto suscita pensieri molto cupi su quanto potrà accadere, in ipotesi di mancato disinnesco della clausola di salvaguardia per il 2016, il cui cartellino del prezzo è di 16 miliardi di euro.

I numeretti del giorno sono offerti da un articolo di Enrico Marro sul Corriere di oggi, relativi alla tassazione locale, il famoso federalismo fiscale all’italiana, ed a quella degli immobili. Per avere la misura di quanto è accaduto alla pressione fiscale italiana negli ultimi anni, e procurarvi un sottile brivido al pensiero che l’attuale esecutivo sta lavorando alla local tax che “unificherà” (per l’ennesima volta) la tassazione locale. E chissà perché, ad ogni rivoluzione di questo tipo la pressione fiscale tende ad aumentare.

Mentre in Unione europea si dibatte (oggi meno che un tempo) sui modi più opportuni per spingere il completamento del mercato unico e creare crescita, problemi analoghi riaffiorano nei paesi in maggiore difficoltà economica e che cercano di stimolare la crescita, oltre che di controllare la spesa pubblica prodotta dalla propria periferia. Come in una matrioska maligna, qualcuno è sempre la “periferia” di qualcun altro, ed i guai si moltiplicano.

“Siamo riusciti ad ottenere la modifica del Patto di stabilità per i comuni virtuosi”. Umberto Bossi grida vittoria al termine del vertice di maggioranza sulla manovra economica. Annuncia il via libera di Giulio Tremonti ad una delle richieste formulate a Pontida davanti al popolo leghista. E avvisa Silvio Berlusconi: “Il governo rischia fino a quando non passa” la manovra in Parlamento.
Bossi, pur soddisfatto che ora “i Comuni che hanno un sacco di miliardi potranno spenderli“, ammette che “sulla manovra bisogna lavorarci ancora” (Ansa, 28 giugno 2011)