Devo confessare che si fatica molto a tenere il passo della girandola di annunci che i partiti di governo lanciano su base giornaliera e spesso oraria, dopo aver scoperto il grande potenziale di rimbecillimento delle masse dato dai social network e da talk televisivi sempre più beceri. E così, tra dirette Facebook, proclami Twitter e foto Instagram, il rischio è quello di perdere il contatto con la realtà e di andare incontro ad un rischio di burnout simile a quello che coglierà i nostri eroi.

Sta accadendo qualcosa di assai bizzarro, in quel sequel della distopica serie tv Black Mirror chiamato Italia. Da un paio di giorni, gli esponenti della maggioranza hanno deciso che “non romperanno con la Ue” (e già la frase, pur se semplificazione giornalistica, è assai divertente), e presenteranno una nota di aggiornamento al Def ed una legge di stabilità “assennate”, “morigerate”, “educate”, o come diavolo vogliamo definire il rinvio della decisione di farsi esplodere in un bunker di cemento armato.

di Mario Seminerio – Il Foglio

C’è un proverbio indiano che dice “nominare la tigre nella giungla significa farla apparire”. Lo stesso sta più o meno accadendo sui mercati finanziari dal momento dell’insediamento del governo gialloverde. A furia di dire in ogni consesso che “serve un piano B”, accompagnando lo strategico concetto con robusti intendimenti di lassismo fiscale in un baccanale di desideri di spesa pubblica che può essere soddisfatto solo mediante stampa di moneta, anche i più paciosi gestori di portafogli si sono risvegliati dal torpore ed hanno iniziato a vendere il nostro debito pubblico.

Dai piani di investimento di Savona alle assunzioni di statali annunciate dalla Bongiorno: il conto per ottobre sale

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

In questa caotica estate politica italiana, fatta di proclami e minacce di autolesionismo per protesta contro il Nemico Esterno di nome Ue, ed in attesa della nota di aggiornamento al Def che dovrebbe darci almeno una cornice numerica, abbiamo due certezze: la prima è che gli investitori esteri hanno da tempo iniziato a votare con i piedi e stanno riducendo l’esposizione ai nostri Btp; la seconda è che non c’è forza politica italiana, di maggioranza o di opposizione, che non ripeta il mantra keynesiano di “più investimenti, cascasse il mondo”, che ci accompagna dall’inizio della Grande Crisi.

Lentamente ma inesorabilmente, prosegue la disseminazione dell’informazione sulla proposta di legge legastellata sul ricalcolo delle pensioni cosiddette d’oro, di cui vi ho dato conto qui. Oggi su Repubblica ci sono un paio di esempi interessanti che illustrano il tipo di punizione prevista per i plutocrati con rendite pensionistiche “elevate”, ma -ribadiamolo- che nulla c’entra il ricalcolo contributivo, contrariamente a quanto proclamato ad esempio dal vicepremier Luigi Di Maio. Forse finirà in nulla, per manifesta stupidità del meccanismo. O forse no.

Nei giorni scorsi è stato presentato un progetto di legge di iniziativa di due deputati (uno leghista ed uno pentastellato) relativo al ricalcolo delle cosiddette “pensioni d’oro”, che poi sarebbero quelle oltre i 4 mila euro netti mensili. Come noto, il M5S punta molto sul “ricalcolo” delle pensioni più ricche, per assegnare fondi alle minime e portarle alla famosa “soglia di cittadinanza” di 780 euro, che ad oggi resta irraggiungibile. La cosa interessante è il criterio di ricalcolo contenuto nella proposta di legge.

Da quando si è insediato, questo esecutivo ha scelto di non decidere su alcuni bubboni che si trascinano da anni. In realtà, il messaggio che passa è che “stanno decidendo, oh se stanno decidendo!” Ora decidono, teneteli o decidono, e cose del genere. Ma al momento si è visto poco e nulla, se non una pervicace volontà procrastinatoria travestita da decisionismo. Ma questo decisionismo spesso viene presentato come “ascolto” e “partecipazione” dei cittadini sovrani, ci mancherebbe. Il risultato è ancor più straniante.

Ieri su Repubblica si è data notizia della apparente volontà della Lega di estendere all’intero contenzioso tributario l’ipotizzato condono fiscale “per stato di necessità” dalle sole cartelle di Equitalia fino a 100.000 euro. In tal modo si raddoppierebbe a 100 miliardi l’importo condonabile di tasse non pagate o contestate dai contribuenti davanti alle commissioni tributarie provinciali e regionali, che rappresentano i due gradi di giudizio, oggi pari a 418.000 cause per un valore di 50,4 miliardi, di cui un quinto nella sola Lombardia. Prosegue quindi il mistero buffo su questa operazione una tantum finalizzata a ridurre in permanenza le imposte, in caso qualche gonzo se la bevesse.

In attesa che il governo gialloverde prenda le prime decisioni pesanti, qualificanti e caratterizzanti il Contratto, ieri sono stati pubblicati i risultati di una simulazione col nuovo metodo di “quota 100”, come previsto da Alberto Brambilla, esperto previdenziale e consigliere della Lega per la riforma. Sono cose già note, in particolare le avevo tratteggiate qui, quando parlavo di nuove pensioni da fame nera e vera, ma è utile ribadirle con qualche dettaglio aggiuntivo.