di Vitalba Azzollini

Dopo le “parole” del contratto di governo – e in attesa delle “opere” – può essere utile considerarne anche le “omissioni”. Una in particolare, circa un tema ricorrente negli ultimi anni: la trasparenza dei finanziamenti alla politica. Di Maio era sembrato averla molto a cuore nel corso della campagna elettorale, soprattutto con riferimento a fondazioni e casse dei partiti. Del resto, nel 2016 il movimento aveva pure presentato un disegno di legge al riguardo.

Quella che segue è la nota sulla situazione politica italiana prodotta dal broker Fidentiis, e firmata dal managing director Gianluca Codagnone, che ho tradotto dall’inglese. Personalmente, condivido l’analisi e lo scenario previsto, che porterà ad un aumento stabile del premio al rischio sull’Italia, che finirà ad avere ripercussioni negative su conti pubblici e crescita economica, anche in ipotesi di stallo prolungato della situazione politica e aborto del tentativo corrente di governo tra Lega e M5S.

Siamo in attesa che il Quirinale assegni  l’incarico di formare il governo al professor Giuseppe Conte, che non sarà quindi il premier “eletto direttamente dal popolo”, anche se per Luigi Di Maioè andata invece esattamente così, a dimostrazione di una condizione di resistenza alle dissonanze cognitive ed inclinazione alla presa per i fondelli altrui che potrebbero portarlo molto lontano, nella sguaiata filodrammatica italiana. Restano tuttavia alcuni dubbi.

Poiché ogni giorno ha la sua bozza, abbiamo dunque la semifinale (con golden goal) del contratto pentaleghista, datata 15 maggio, quella che necessita del dirimente intervento dei due capi politici prima di essere inviata al Quirinale. Visto che queste bozze hanno un’emivita più o meno pari a quella della nimesulide e forse pari tossicità, almeno per i neuroni, ho rapidamente spigolato e raffrontato alcuni temi economici con la bozza datata 14 maggio.

Come scrivevo ieri, il governo che M5S e Lega stanno tentando di costruire dovrà fatalmente misurarsi, prima o poi, con la lista di promesse elettorali copiosamente generate dai due partiti. La controparte contrattuale sarà la solita stronza di realtà, intenta a fumarsi una sigaretta mentre si appoggia mollemente ad una staccionata. La giornata di ieri è stata, in questo senso, illuminante.

Oggi i giornali sono un florilegio di analisi, congetture, retroscena, inferenze, interpretazioni, su quello che potrebbe realmente essere accaduto nella giornata di ieri, quando quello che appariva un governo praticamente già fatto da parte di M5S e Lega, ha prodotto una richiesta di altro tempo al capo dello stato. Visto che ormai questo è diventato il passatempo nazionale, cimentiamoci anche noi.

Miei cari compatrioti, con tutta la cautela che s’impone in situazioni del genere, forse è la volta buona. Forse i due cosiddetti vincitori delle elezioni del 4 marzo potranno prendere la guida del paese e sottoporsi finalmente alla prova della realtà, dopo anni passati a dopare all’inverosimile le aspettative del popolo stressato. Quelli tra voi che hanno tempo da perdere leggendo questi pixel sanno che questa è la mia opzione preferita, da subito. Ma non si può negare un pensiero deferente all’uomo che ha reso possibile tutto ciò. L’uomo che da un quarto di secolo è il casellante da cui ogni veicolo partitico deve passare: Silvio Berlusconi.

A tre giorni dall’insediamento della nuova legislatura, e sedici dopo le elezioni, i giornali sono resi pressoché illeggibili da psicopatologici resoconti sui negoziati tra partiti per assegnare la presidenza di Camera e Senato. Un turbine di sovrainterpretazioni, inferenze fallaci, messaggi in bottiglia tra fazioni, di cui al paese non può fregar di meno. E infatti oggi non parliamo di quello, quanto di eventuali scenari di governo e governabilità.

Mercoledì scorso, la Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al decreto “Destinazione Italia” che sospende le cartelle esattoriali per le imprese che vantano crediti verso la pubblica amministrazione. Su tale emendamento la Ragioneria Generale dello Stato aveva espresso parere contrario osservando che la sospensione delle cartelle “comporta minori entrate per il 2014 non quantificate e prive di copertura finanziaria”. Sollevando anche altri dubbi sulla misura, la Rgs ha quindi scritto che “la disposizione, nei suoi attuali termini, non può avere ulteriore corso”. Qualche riflessione si impone.