di Vitalba Azzollini

La Giunta per le immunità si è espressa sul caso Diciotti, come ormai noto. Uno degli argomenti più utilizzati per motivare il voto favorevole al ministro Matteo Salvini è stato quello secondo cui i politici non vanno contrastati con mezzi giudiziari. Si tratta di un argomento la cui logica è fallace. Infatti, chi era chiamato a decidere sulla domanda di autorizzazione a procedere non votava per impedire o favorire l’ingerenza della magistratura in una qualche scelta programmatica dell’esecutivo; bensì per valutare se il trattenimento a bordo dei migranti – cioè la privazione della libertà personale – fosse avvenuto “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico”, in base alle deduzioni del Tribunale dei Ministri.

Devo confessare che trovo sempre meno spunti e voglia per commentare quello che sta accadendo nel povero paese alla deriva nel Mediterraneo. I temi tornano con ciclicità ad alta frequenza, mostrando un’emivita sempre più corta, che pare confermare che l’instupidimento del discorso pubblico è ormai prossimo alla fase terminale. Del resto, lo scenario che abbiamo di fronte è molto ben delineato.

La giornata di ieri è stata l’epitome della cifra stilistica di questo cosiddetto esecutivo che non esegue. Tutto si compendia nella sequenza “proclama-stallo-rinvio”. Uno schema a cui siamo ormai abituati e che ci accompagnerà sin quando la realtà, sotto forma di crisi economica grave, non darà una spallata decisiva a questa compagnia di giro.

Il consiglio dei ministri ha adottato una serie di provvedimenti a sostegno dell’ultima grande malata di una lunga serie di banche, nel paese dove “gli istituti sono solidi”. Si tratta di Carige, da anni in condizioni periclitanti. Quella che ha un azionista di maggioranza relativa in grado di bloccare l’assemblea straordinaria, e che sostituisce amministratori delegati manco fosse Maurizio Zamparini coi suoi allenatori. La cosa interessante è che le misure del governo del Cambiamento sono la fotocopia di quelle adottate dai governi nella scorsa legislatura.

La legge di bilancio per il 2020 partirà, come sappiamo, con 23 miliardi di clausole di salvaguardia, cioè di aumento Iva, destinati a diventare 29 nel 2021. Si tratta del principale frutto avvelenato del “negoziato” che i nostri sovrani scappati di casa hanno condotto con la Commissione Ue. “Che sarà mai, lo fanno tutti i governi, da anni”, è il ritornello di queste ore, che proviene non solo e non tanto dai soldatini-elettori gialloverdi, quelli devastati dalle dissonanze cognitive ed ormai prossimi alla coprofagia fideistica che li porta a vedere profiteroles ovunque, ma soprattutto da osservatori e commentatori “terzisti” (spoiler: i terzisti non esistono né mai sono esistiti).

Signori, è fatta: la Commissione Ue ci ha “promossi“. Questo per chi ci crede, ovviamente. Per tutti gli altri, ci sono i primi dettagli dei salti mortali fatti dal nostro esecutivo per tenere in vita le due misure-bandiera, che serviranno a nulla. In compenso, tra le coperture affiorano danni non lievi. Ma è tutto l’impianto della manovra che si rivelerà estremamente tossico-nocivo per questo povero paese. 

Non si conoscono ancora i dettagli del nuovo rapporto deficit-Pil che ieri il premier italiano ha offerto al presidente della Commissione Ue. Conosciamo solo un numerino piuttosto bizzarro: 2,04%, in luogo dell’ormai familiare 2,4%. Come si giunga a quel numero non è ancora dato sapere: i più maliziosi ipotizzano che si tratti di una “astuta” mossa italiana per far leva sull’analfabetismo funzionale e computazionale degli orgogliosi connazionali e far credere che assai poco sia cambiato. Ma forse è davvero cambiato poco e non cambieranno neppure gli esiti. 

di Vitalba Azzollini

I politici pro tempore al potere possono fare sostanzialmente ciò che vogliono, nel rispetto dei paletti dell’ordinamento, com’è ovvio. Quindi, può anche capitare che decidano di sovvertire l’orientamento espresso da chi li ha preceduti, annullandone le decisioni, perché in disaccordo con le idee che ne erano alla base. Se, invece, accade che le forze al potere facciano retromarcia rispetto a quanto da esse stesse affermato solo poche settimane prima, e senza che nel frattempo siano mutati elementi del contesto, allora la questione diventa più imbarazzante. Ancor più imbarazzante è, poi, il cambio di indirizzo giustificato da motivazioni prive di concreto fondamento. Non sembra, invece, provare alcun imbarazzo nessuno degli attori dell’attuale legislatura, dopo che il governo italiano ha annunciato che non firmerà il Global Compact for Migration (GCM) l’accordo in tema di migrazioni elaborato in sede Onu.

Quindi, pare che i nostri scappati di casa, spinti a più miti consigli dall’eventualità di perdere l’accesso al mercato già a gennaio, siano intenzionati a modificare la Manovra del Popolo. Da quanto emerge in queste ore, tuttavia, non si tratterebbe di nulla di sostanziale ma dell’abituale tentativo di smerciare pacchi nel parcheggio dell’autogrill, che pare essere diventata l’attività prevalente degli italiani nel rapporto con la realtà. Un vero peccato che quest’ultima non si faccia turlupinare.