Nuovi acronimi, antica farsa

A giorni verranno resi noti i criteri in base al quale verrà effettuato il nuovo stress test bancario europeo, così come elaborati dalla European Banking Authority (EBA), guidata dall’italiano Andrea Enria, e che ha sostituito il Committee of European Banking Supervisors (CEBS). Se le prime indiscrezioni saranno confermate, non trattenete il respiro per gli esiti del test.

Secondo quanto risulta a Reuters, infatti, lo “scenario avverso” previsto dall’EBA prevede una contrazione del Pil dell’area euro dello 0,5 per cento nel 2011 e di un ulteriore 0,2 per cento nel 2012; un “forte declino” nel mercato immobiliare europeo; un aumento dei rendimenti di 75 punti-base per i titoli governativi a lungo termine di Eurolandia, unito ad una crisi dell’interbancario con aumento dei tassi di 1,25 punti percentuali; uno shock di domanda proveniente dagli Sati Uniti ed un deprezzamento del dollaro di “addirittura” il 4 per cento; un calo del mercato azionario europeo del 15 per cento. Se queste vi sembrano condizioni di scenario particolarmente stressato e stressante, siete idonei per una carriera da supervisore bancario.

Non solo e non tanto perché la magnitudine dei parametri di stress è complessivamente modesta, ma soprattutto perché, per la seconda volta, non è stato toccato il cuore del problema, la vera vulnerabilità delle banche europee: la possibilità di uno o più default sovrani. Inoltre (ed in conseguenza dell’aver escluso l’ipotesi di default), i titoli di stato dei paesi periferici detenuti fino a scadenza nei portafogli delle banche continueranno ad essere valutati al costo storico, senza possibilità di svalutazioni, e non rientreranno quindi nel test. E quanto all’ipotesi di stress sull’interbancario, l’EBA ha previsto come “scioccare” le banche che all’interbancario medesimo non accedono, essendo ormai dipendenti dall’ossigeno dei prestiti all’1 per cento della Bce?

Ancora una volta, quindi, si fa la faccia feroce in attesa dell’ormai abituale “giorno del giudizio”, e poi si finisce con stucchevoli esercizi di simulazione il cui unico scopo è quello di non fare emergere la realtà di banche europee ancora troppo debolmente capitalizzate, soprattutto rispetto ad uno scenario di insolvenze sovrane che, a giudicare dai livelli di rendimenti e spread sui Bund, appare sempre più probabile.

Per essere politicamente realistico, lo stress test dovrà questa volta individuare un maggior numero di “pierini” bisognosi di ricapitalizzazione, ed auspicabilmente non provocare farse come quella delle banche irlandesi che passano lo stress test solo per andare a sfracellarsi sugli scogli di più realistiche valutazioni dei crediti, poche settimane dopo.

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