A voi Romani

«Un aumento dello spread tra Btp e Bund di qualche punto [sic] non mi sembra un segnale di particolare allarme». Lo ha affermato il lobbysta di Mediaset ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, a margine dell’assemblea di Confesercenti. Il primo impulso, leggendo quest’Ansa, sarebbe quello di esibirsi in un campionario di insulti ed imprecazioni da fare arrossire un camallo. Ragionando più a freddo, invece, tentiamo di argomentare perché Romani sbaglia.

Il differenziale tra Btp e Bund rappresenta la differenza di rendimento tra i due titoli, su una data scadenza. Oggi, ad esempio, tale differenza ha toccato i 225 punti-base, il che significa che i Btp decennali rendono 2,25 punti percentuali più del titolo di stato tedesco di pari durata. Il problema, per la nostra finanza pubblica, sorge quando l’allargamento di questo differenziale avviene con tassi in ascesa. Se, per contro, avvenisse con tassi calanti, non ci sarebbero impatti negativi sui nostri conti pubblici. In realtà, avremmo un handicap in termini di costo opportunità della minore spesa per interessi, ma non complichiamoci la vita.

Da inizio anno, mediamente, il rendimento sui titoli di stato decennali italiani è cresciuto di circa mezzo punto percentuale. Anche il resto della nostra curva dei rendimenti si è innalzato di una misura quasi equivalente. Il Bund decennale, rende oggi quasi quanto rendeva subito dopo Capodanno, il 2,95 per cento. Quindi l’aumento di differenziale tra noi e i tedeschi è avvenuto per aumento dei nostri rendimenti. Quindi, no buono, per farlo capire anche a Romani.

Seconda parte della nostra simulazione, quella più difficile: un aumento di mezzo punto percentuale, per semplicità omogeneamente diffuso sull’intera curva dei rendimenti (così non ci complichiamo la vita), applicato su uno stock di debito pari a 1800 miliardi di euro, fa un maggiore onere per interessi di 9 miliardi di euro. Che sono soldini che mancheranno ai nostri conti pubblici.

Quindi, morale della favola: Romani sbaglia a non preoccuparsi per l’aumento del differenziale, perché il medesimo si realizza con rendimenti in rialzo, e non in ribasso. Ma soprattutto, è sbagliato il paese in cui uno dei principali ministri economici riesce ad esprimersi in questi termini senza essere scorticato dai watchdog della stampa libera. Che invece continuano a farsi seghe mentali sulla norma salva-Fininvest e ad imbrattarci chilometri di carta.

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