Pensare positivo

Piccola fiammata di euforia sui mercati rischiosi, dopo che si sono diffuse ottimistiche voci circa il disinnesco del rischio di default tecnico americano e (soprattutto) che il quarantaseiesimo (o giù di lì) eurovertice “decisivo” sulle sorti dell’eurodebito, in programma domani all’ora di pranzo, ma con sherpa in azione dalle 18 di oggi, potrebbe investire il veicolo EFSF (European Financial Stabilisation Facility) dell’agognata possibilità di acquistare il debito sovrano sul mercato secondario e a prezzi di saldo.

Resta da capire per quale motivi i tedeschi dovrebbero accondiscendere a gonfiare la dotazione dell’EFSF, che oggi è di 440 miliardi effettivamente mobilizzabili, incluso il margine di garanzia per mantenere il rating massimo e andare sui mercati a raccogliere fondi alle migliori condizioni possibili, e portarla in un intorno potenziale di non meno di 2000 miliardi di euro (o anche 3000, come suggerito dal capo economista di Citigroup, Willem Buiter), che è quanto servirebbe per schermare anche Spagna e (soprattutto) Italia, che sono il bersaglio grosso dei mercati. E se qualcuno pensasse di limitarsi alla dotazione di 440 miliardi per proteggere la Grecia, un minuto dopo partirebbe un attacco speculativo a Irlanda, Portogallo e (soprattutto) Spagna e Italia.

Se passasse, quindi, un EFSF da 2-3000 miliardi, avremmo già l’eurobond tanto aborrito dai tedeschi. Eppure oggi sui mercati si respira ottimismo, che poi è l’alibi che serve per prendere profitto sulle posizioni corte, e ricostituire munizioni prima di tentare nuovi affondi. Non è un caso che questi boatos giungano dai trading desk.

Tra le alternative sul tavolo c’è anche quella di una euro-tassa a carico del sistema bancario, di entità pari a non meno di 30 miliardi, che era l’importo minimo chiesto dai tedeschi in caso di coinvolgimento del settore privato. Naturalmente, le banche stanno già iniziando a urlare la loro contrarietà, come ci si aspetterebbe in casi di questo tipo, pur sapendo che alla fine la tassazione sarebbe ribaltata sui clienti finali. E non solo: per implementare la misura servirebbero interventi legislativi nazionali. Quindi, meglio l’approccio da Forrest Gump teutonico del direttore generale dell’associazione bancaria tedesca, che ha precisato che l’unico balzello che avrebbe senso sarebbe quello imposto su ogni cittadino europeo. Il che non è male come soluzione, se pensate l’idea di far pagare le banche in quanto “settore privato” serviva proprio per evitare di colpire nuovamente i contribuenti. Viva la faccia della sincerità dei banchieri tedeschi.

Alla fine, ci godiamo la giornata, ché del diman non vi è certezza. A meno che gli sherpa stasera non estraggano un coniglio dal cilindro e consentano domani alla Kanzlerin Merkel di compiere un bel victory lap, dopo aver dichiarato di non attendersi eventi epocali dal vertice. Sognare costa molto meno del tasso d’interesse sui prestiti alla Grecia.

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