Macromonitor – 13/11/2011

I mercati rischiosi chiudono in rialzo una settimana molto volatile, ma si resta entro un corridoio di oscillazione, per quanto ampio. Il consolidamento fiscale in un mondo a bassa crescita continuerà a produrre effetti spiacevoli.

I rendimenti su liquidità ed obbligazioni restano prossimi ai minimi storici di tutti i tempi, spingendo gli investitori alla ricerca di rendimento, anche in un contesto di mercato e macroeconomico così problematico. I rendimenti azionari attesi, per contro, risultano elevati secondo parametri storici, pur essendo condizionati da forte volatilità. Nel frattempo, i timori sullo stato economico del mondo sembrano attenuarsi, pur se in un contesto di altrettanto elevata variabilità, anche di sentiment. I timori di recessione negli Stati Uniti sono per il momento venuti meno, anche se non scomparsi, con la crescita del secondo semestre che rimbalza a circa il 2,5 per cento, da meno dell’1 per cento registrato nel primo semestre. Ciò premesso, continuano a non vedersi segni di compromesso a Washington sulla riduzione del deficit, non solo e non tanto per il prossimo decennio quanto per il prossimo anno.

In Cina, la continua flessione dell’inflazione e lo spostamento verso l’allentamento monetario stanno riducendo i timori di “atterraggio duro”. Dal versante delle notizie negative, le inondazioni in Thailandia rischiano di avere effetto simile a quello dello tsunami giapponese di marzo,  sia pur su scala ridotta, con previsioni di un calo della crescita globale di Pil dello 0,5 per cento, da esse indotto. La perdita dovrebbe essere recuperata nel primo semestre del 2012.

L’euro resta al centro dei timori degli investitori. In settimana la Grecia ha avuto un governo tecnocratico e l’Italia sarà la prossima; entrambi dovrebbero dare ai creditori rassicurazioni sulla effettiva implementazione delle misure di austerità, che sono condizione del sostegno europeo. Ma di sola austerità non si vive, e le economie stanno inesorabilmente entrando in recessione, che deprimerà il gettito fiscale. L’Eurozona necessita quindi di urgenti progressi nella creazione di un prestatore di ultima istanza, per arrestare la pressione speculativa sui debiti pubblici. L’EFSF resta troppo piccolo e mal concepito per esercitare quella azione “schiacciante” di cui gli investitori obbligazionari necessitano, e che non può certo essere svolta dall’austerità. Il Fondo Monetario Internazionale sembra sempre più prossimo ad essere coinvolto in questa azione ma resta il problema del suo finanziamento addizionale, oltre al perché del suo coinvolgimento, laddove si pensi che l’Unione europea è una regione pressoché priva di deficit esterno e quindi teoricamente in grado di farcela da sola, se non esistessero resistenze nazionali all’azione collettiva.

Sul mercato del reddito fisso, violenta oscillazione dei rendimenti italiani, causa ed effetto della ormai ridotta liquidità del nostro mercato dei titoli di stato, che a sua volta produce timori relativi all’accessibilità di breve termine al mercato da parte del nostro Tesoro, oltre a quelli sul peso di lungo termine che i nostri titoli di stato avranno nei portafogli globali, e che potrebbe essersi strutturalmente ridotto a seguito delle vicende di queste settimane. Significativo che, quest’anno, la sottoperformance dei Btp rispetto ai Bund tedeschi sia ormai pari a quelle viste negli anni Novanta, quando c’era anche l’effetto-cambio da considerare.

Rimbalzo del mercato azionario in settimana, sorretto da ottimismo per il cambiamento politico in Grecia ed Italia. Le posizioni degli investitori restano piuttosto leggere, il che potrebbe supportare nuovi rally all’emergere di notizie positive o addirittura in assenza di notizie fortemente negative. Negli Stati Uniti i margini di profitto appaiono in espansione rispetto allo scorso anno, ed anche in Europa si registrano sorprese positive nella crescita degli utili per azione. Nel contesto europeo, tuttavia, resta immutata l’importanza di proteggersi dai rischi indotti dalla periferia.

In una settimana volatile, materie prime in rialzo di circa l’1 per cento, con rialzi del petrolio che compensano i cali di metalli base ed agricoltura. La curva del greggio WTI in backwardation (prezzi a pronti superiori alle scadenze futures più vicine), e l’accelerazione nei prelievi di scorte mostrano che i mercati restano stretti, giustificando una posizione rialzista. Per contro, il mercato dei metalli di base resta timoroso di rischi al ribasso per l’economia mondiale, con prezzi di rame e acciaio ancora depressi dopo i recenti crolli.