Macromonitor – 2/9/2012

Mercati sostanzialmente stabili nelle ultime due settimane, con lieve tendenza al ritracciamento rispetto ai livelli di metà agosto. La scarsità di notizie alimenta l’attesa per gli eventi delle prossime settimane, che saranno, per l’ennesima volta, “decisivi”.

Il consenso sulle prospettive di crescita globale dell’economia è in lieve rialzo per il terzo trimestre, ma ancora in un intorno del 2 per cento. Negli Stati Uniti la spesa dei consumatori appare stabilizzato con lieve tendenza all’incremento, anche se pesa la minaccia dei prezzi dei carburanti, in forte ascesa. In Europa, i dati recentemente pubblicati confermano la continua contrazione dell’economia, mentre i dati asiatici evidenziano un rischio per Cina e Giappone.

L’attuale stima di crescita globale resta comunque inferiore al potenziale, e come tale rischia di provocare una caduta in recessione, che deve essere contrastata dai policymaker. A Jackson Hole, Ben Bernanke ha confermato il proprio impegno a nuove misure non convenzionali, ma ha di fatto rinviato l’azione almeno al prossimo meeting dalla Fed, il 12 e 13 settembre.

I paesi emergenti, come più volte segnalato, dispongono di più munizioni a sostegno della congiuntura, sia monetarie che fiscali, e stanno al momento esibendo un passo di crescita piuttosto debole rispetto al potenziale. A livello aggregato, malgrado tagli dei tassi ufficiali di circa mezzo punto nell’ultimo anno, il tasso di riferimento medio resta sopra il 5 per cento, a causa di un output gap stimato piuttosto contenuto e di inflazione prossima ai valori obiettivo. La limitatezza dei tagli di tassi e di allentamento fiscale hanno causato una sottoperformance dei mercati azionari emergenti rispetto a quelli sviluppati ed impedito alle valute locali di beneficiare della ricerca globale di rendimento in atto nel comparto del reddito fisso.

Nel corso delle prossime due settimane l’attenzione globale sarà sopratutto sull’Eurozona. Giovedì 6 settembre vi sarà il meeting della Banca centrale europea, durante il quale ci si attende che Mario Draghi illustri il nuovo programma di acquisto di titoli sovrani che sostituirà il vecchio ed inefficace (soprattutto per limitatezza di acquisti, causata da dispute politiche) Securities Markets Program (SMP). Le attese sono in larga misura per un annuncio di acquisti sulla parte a breve termine della curva dei rendimenti, sul mercato secondario in integrazione con gli acquisti sul primario del fondo salvastati EFSF, allo scopo di ridurre il rischio di convertibilità (cioè di fuoriuscita dall’euro). Il tutto sotto condizionalità poste a seguito di formale richiesta di assistenza finanziaria da parte di uno stato sovrano. Analogamente, il consenso degli analisti è per la rimozione della seniority della Bce rispetto agli altri creditori. Allo stato attuale, il paese che risponde a questi requisiti (soprattutto in termini di rendimenti ancora elevati) è il Portogallo, che potrebbe quindi essere il primo a beneficiare degli acquisti della Bce, che sarebbero peraltro anche molto esigui, visto il contenuto stock di debito pubblico portoghese esistente.

Sul mercato del reddito fisso, lievi rialzi di prezzo in settimana. Malgrado il sostanziale nulla di fatto “operativo” di Jackson Hole, il mercato continua ad attendersi un’azione della Fed a breve termine, eventualmente incentrata anche sui titoli ipotecari e non solo sui governativi. Ma nel breve termine l’attesa è centrata, come detto, sulla Bce e sulle azioni necessarie a comprimere il premio al rischio di convertibilità, che alcune case d’investimento stimano intorno al 3 per cento per il Portogallo ed al 2 per cento per la Spagna. Evidentemente, l’aleatorietà di determinazione di tale premio al rischio di convertibilità consente alla Bce margini di manovra piuttosto ampi, prescindendo tuttavia da ostacoli politici, provenienti soprattutto dalla Bundesbank.

Sul mercato azionario, l’assenza di rilevanti novità nel corso delle ultime due settimane ha tolto carburante al rally, ma gli indici globali restano in progresso di circa il 10 per cento dai minimi di giugno. L’azione (o l’inazione) delle banche centrali è vista come decisiva per la prosecuzione del trend rialzista anche in settembre, per quanto la stagionalità non sia favorevole dal punto di vista tecnico. Negli Stati Uniti si segnala quella che potrebbe essere un’effettiva stabilizzazione del settore immobiliare, che avrebbe ricadute favorevoli anche sul settore dell’arredamento e ristrutturazioni domestiche, oltre che su quello bancario-finanziario e dei legnami.

Sul mercato dei prodotti a spread, il mese di agosto ha visto livelli record di emissioni societarie, grazie ad un contesto che favorisce la ricerca di rendimento, e spread poco mossi a conferma della facilità di assorbimento delle nuove emissioni.

Sul mercato dei cambi, l’andamento di volatilità e premi al rischio ha ripreso ad aumentare, all’approssimarsi di quelli che dovrebbero essere momenti dirimenti per le tre maggiori economie del pianeta. Il dollaro ha recuperato contro la maggior parte delle valute di paesi produttori di materie prime, mentre le posizioni corte sull’euro sono state significativamente ridotte. Sarà importante, riguardo la moneta unica, verificare in quali parti della curva dei rendimenti si concentreranno gli acquisti della Bce. Operare su scadenze intorno all’anno indicherebbe che i vincoli politici hanno ancora una volta legato le mani a Mario Draghi, e ciò si tradurrebbe in un aumento di avversione al rischio, con indebolimento dell’euro. Per contro, eventuali incursioni della Bce su tratti di curva più lunghi della scadenza triennale susciterebbero il convincimento che Draghi ha vinto la partita: l’avversione al rischio calerebbe, gli asset rischiosi sarebbero premiati e l’euro si rafforzerebbe. Analoghe inferenze potrebbero valere in caso la Bce non riuscisse (meglio, non volesse/potesse) mantenere i rendimenti del titolo di stato biennale in un corridoio intorno al 2-3 per cento di rendimento. In questo caso, si riprodurrebbero dinamiche simili a quelle viste nel precedente programma SMP, fallito per l’impossibilità (ed il vincolo politico) della Bce di piegare in modo decisivo i livelli di rendimento di mercato.

In settimana, materie prime largamente invariate, con rialzo dei prodotti agricoli a compensare la flessione dei metalli base. Riguardo i prezzi dell’energia, nelle ultime due settimane si sono verificati un incendio alla seconda maggiore raffineria venezuelana ed il passaggio dell’uragano Isaac sul Golfo del Messico, che ha causato la riduzione di produzione di greggio pari a circa un milione di barili al giorno. Entrambi gli episodi sono ovviamente di natura transitoria, ma l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali statunitensi tende ad alimentare la speculazione di un rilascio di riserve strategiche. Circostanza che potrebbe rappresentare per Israele una “finestra di opportunità”per colpire selettivamente le installazioni nucleari iraniane con impatti meno disastrosi sui prezzi, anche considerando l’interruzione dei negoziati con Tehran.

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