Moneta unica e frantumata

Mario Draghi ha preso posizione, nelle passate settimane, sulla scorta di una metodologia operativa: separare il rischio di credito di un paese da quello di convertibilità, cioè di fuoriuscita dall’euro e di ritorno a valute nazionali. Questo è il rischio alla base delle forti tensioni in Eurozona, e degli altissimi spread di Italia e Spagna, allo stesso modo in cui questo rischio è alla base della “fuga verso la qualità”, cioè il deflusso di capitali dalla periferia europea verso (soprattutto) la Germania, che hanno finora consentito ai tedeschi di indebitarsi a tassi prossimi allo zero, e di ritrovarsi con conti pubblici ampiamente beneficiati.

Mentre stanno finalmente comparendo anche sulla stampa specializzata le prime analisi sul rischio di asfissia creditizia per le imprese italiane e spagnole a causa dello spread, e mentre si moltiplicano le grida di allarme per una Eurozona il cui sistema finanziario, che in tempo di pace era transnazionale per business ma non per vigilanza ed oggi è sempre più nazionalizzato, c’è chi ha tentato di costruire una misura di questa distorsione potenzialmente mortale. Ed i risultati sono inequivocabili, pur se non inattesi.

Gli analisti di JPMorgan hanno realizzato un indicatore sintetico del grado di ripiegamento nazionale del sistema finanziario europeo, basato su alcuni indicatori tanto rilevanti quanto intuitivi:

  1. Proporzione di titoli domestici nei portafogli delle banche dell’Eurozona;
  2. Saldi dei paesi in surplus nel sistema Target 2 (indica deflussi di fondi);
  3. Dispersione tra paesi dei tassi di interesse sui prestiti ad imprese e famiglie (fondamentale per capire il rischio di soffocamento delle economie nazionali;
  4. Percentuale di affidamento al credito della Bce in proporzione degli attivi bancari;
  5. Posizionamento interquartile dei rendimenti dei titoli governativi a due anni;

Il risultato è il grafico che vedete qui sotto, riprodotto da Alphaville, che mostra un drammatico livello di divergenza, tale ormai da porre apertamente in discussione il concetto stesso di moneta unica, che ormai è tale solo a livello valutario, mentre i sistemi finanziari appaiono fratumati e compartimentati, sotto il peso di distorsioni causate dalla governance dell’Eurozona, cioè di natura sistemica, ed ormai non più per “colpa” o “merito” delle scelte di policy di singoli paesi.

Poi, voi siete liberissimi di continuare a leggere gli spread attuali come sanzione di condotte di singoli sistemi economici, e sulla base di questa “diagnosi” passare a prescrizioni strettamente nazionali, credendo che le medesime siano in grado di ribaltare i destini di paesi inviluppati in questa ragnatela letale. Ma la realtà resta cocciutamente altrove: se non si contrasta la tendenza alla frammentazione e frantumazione dei flussi finanziari entro l’Eurozona, facendo decisamente piegare al ribasso l’indicatore costruito da JPMorgan, ci sono almeno due sistemi economici, nell’immediato, che rischiano una morte orribile, per asfissia. E specificare di chi si tratti è del tutto ozioso.

Eurodivergenza

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