Quando i mercati plasmano la realtà

Nei giorni scorsi è uscita la notizia che il gestore di un importante fondo d’investimento americano avrebbe comprato grandi quantità di titoli di stato irlandesi, mosso da valutazioni particolarmente ottimistiche sul futuro del paese. Il problema, ed il dato interessante, è che il volume di acquisti pare aver contribuito in misura non marginale all’impressionante rally del debito irlandese, contribuendo alla percezione che l’ammaccata tigre celtica sia una storia di successo anche all’uscita dalla crisi. Ma questo giudizio pare ancora piuttosto affrettato.

Come segnala il Financial Times, il gestore del fondo Templeton Global Bond Fund avrebbe acquistato 6,1 miliardi di euro di titoli governativi irlandesi. Il problema è che il mercato per quei titoli appare piuttosto piccolo ed illiquido, il che significa essenzialmente che se il gestore volesse uscire dalla posizione, ad esempio in caso le cose andassero male sui fondamentali irlandesi, il rischio sarebbe quello di rompere i prezzi al ribasso, anche se il gestore sostiene di potersi coprire attraverso credit default swap, altro strumento non esattamente liquido. Quanto al livello attuale di rendimenti, con il titolo a due anni di Dublino che oggi rende l’1,95 per cento contro il 2,7 per cento del nostro Btp, sorge il sospetto che ad esso abbiano contribuito gli acquisti massicci del fondo, pur considerando che gli stessi saranno avvenuti per piccole quantità, proprio per non far strappare i prezzi.

Certo, il sentiment sull’Irlanda nelle ultime settimane è inequivocabilmente migliorato, perché il paese ha recuperato un fondamentale avanzo delle partite correnti, che servirà ad attutire i colpi del deleveraging del settore privato. Inoltre, se e quando partirà la vigilanza unificata della Bce sul settore bancario europeo e si arriverà alla configurazione del fondo salva-stati che diventa azionista delle banche,  l’Irlanda potrà beneficiare -forse- di una trentina di punti percentuali in meno di rapporto debito-Pil. Le buone notizie non mancano, dunque. Ma le cattive non si sono estinte, anzi.

Come riporta la Economist Intelligence Unit (EIU, l’unità di studi e ricerche del settimanale britannico), il settore bancario irlandese resta in profonda sofferenza, i pagamenti arretrati su mutui stanno ancora crescendo ed i valori iscritti a bilancio dalle banche non appaiono essere stati svalutati in modo realistico, e soprattutto le survey mostrano che le piccole e medie imprese irlandesi appaiono ancora sottoposte ad un pesante credit crunch. Ma soprattutto, le metriche di finanza pubblica e privata irlandesi restano depresse e deprimenti: il deficit-Pil è oggi al 12.8 per cento, debito-Pil al 108 per cento, il debito del settore privato è ancora ad un pesantissimo 345 per cento del Pil, e serviranno anni per rimborsare le passività estere nette del paese, a questo passo.

In sintesi, l’ottimismo appare aver ecceduto, e l’azione di un unico grande gestore internazionale di fondi (proprio loro, le “locuste” che vogliono uccidere gli stati sovrani, ma a volte li beneficiano) sembra aver contribuito ad alimentarlo, e per molti aspetti a plasmare la realtà. I mercati creano, i mercati distruggono. E’ il tema del prosciugamento/reidratazione che chi legge questi pixel ben conosce. Naturalmente, potreste obiettare che i mercati dispongono di tutte le informazioni rilevanti per trovare un equilibrio di prezzo, eccetera eccetera. Sfortunatamente la realtà continua a non farsi facilmente modellizzare, in questo periodo storico. Dicono si chiami overshooting. Tempi duri, per i dogmatici e per le loro cattedre.

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