Macromonitor – 7/10/2012

Mercati azionari e del credito ancora in recupero e flessioni contenute per i titoli governativi. I dati di attività economica in miglioramento, sia a livello globale che (specificamente) negli Stati Uniti, suggeriscono la possibilità che il minimo congiunturale possa essere stato toccato.

Anche con un rimbalzo nei livelli di attività nel quarto trimestre, però, l’economia globale è attesa proseguire in una crescita inferiore al potenziale almeno fino a metà del prossimo anno, con crescita scarsa o nulla degli utili aziendali, che quindi non dovrebbero fornire particolare sostegno ai mercati rischiosi. Sostegno che dovrebbe quindi continuare a venire dalla riduzione della percezione di rischio in presenza di volatilità cedente e di una “cronicizzazione” dei maggiori potenziali rischiosi a livello mondiale, quali il Fiscal cliff statunitense, l’Eurozona e le tensioni in Medio Oriente.

Contro il timore di creazione di nuove bolle finanziarie, alcuni analisti osservano che esse si formano tipicamente in presenza di elevata liquidità a buon mercato, alta leva finanziaria e attivi sopravvalutati. Se è vero che la prima condizione è oggi pienamente soddisfatta, è altrettanto innegabile che il rapporto d’indebitamento delle istituzioni private, finanziarie e non, non è in via di espansione, con l’unica eccezione delle banche centrali, che però per definizione non hanno problemi di liquidità. Analogamente, i premi al rischio (indicatori di valutazione di un asset) sono oggi molto elevati e certamente molto più elevati dei valori storicamente toccati a questo punto del ciclo economico (circa tre anni dall’inizio della ripresa ufficiale).

Sul mercato obbligazionario governativo, il positivo rapporto sul mercato del lavoro statunitense in settembre ha spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury, dopo giorni di stabilità. Continua la discesa dei rendimenti sui titoli ipotecari (MBS), che spinge ad aumenti delle richieste di rifinanziamento e libera risorse utilizzabili per rimborso del debito e/o destinabili a consumi.

Sui mercati azionari, i rialzi della settimana hanno riportato gli indici in prossimità dei massimi del mese scorso. Anche settembre si è chiuso con segno positivo sui mercati globali, portando l’indice MSCI World ad un recupero cumulativo del 15 per cento dai minimi di giugno. Il recupero dei dati di attività globale ed i positivi dati di occupazione statunitense inducono a riprendere in considerazione il settore ciclico rispetto ai difensivi, anche sulla base di positivi sviluppi per alcuni indicatori anticipatori quali nuovi ordini e riduzione dei livelli di scorte. La settimana prossima inizia la reporting season statunitense, per la quale si prevede stagnazione nella crescita degli utili per azione.

Sul mercato dei cambi, il mese di settembre si è chiuso con la riduzione dei rischi sistemici, che ha favorito il rimbalzo dell’euro, mentre quello di ottobre ha visto un nuovo indebolimento del dollaro australiano dopo il taglio a sorpresa dei tassi ufficiali, conseguenza indiretta anche dell’indebolimento congiunturale cinese, confermato da recenti revisioni al ribasso delle previsioni di crescita da parte delle maggiori case d’investimento. Le variazioni di crescita cinese tendono ad avere un rilevante impatto sulle valute legate alle materie prime: anche per questo sarà importante la pubblicazione del dato di Pil cinese del terzo trimestre, il prossimo 18 ottobre.

In settimana, materie prime largamente invariate, con recuperi per metalli preziosi che compensano la debolezza dell’agricoltura, ed energia e metalli base invariati. L’aumento di produzione petrolifera saudita ed il temporaneo ridimensionamento dei rischi di azioni israeliane contro l’Iran dovrebbero aver raffreddato la dinamica dei prezzi petroliferi nel breve termine, mentre l’aumento di dimensioni dei bilanci delle banche centrali dovrebbe sostenere i prezzi dell’oro, che potrebbe ricevere ulteriore spinta in caso si materializzasse incertezza sui livelli d’inflazione futura.

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