Il ciclo di vita regolatorio e la memoria corta

(Post tecnico ma anche sociologico di una giornata senza molto senso)

Splendido grafico di “psicologia di massa” realizzato da Alphaville prendendo le mosse dall’allentamento dei requisiti di liquidità di Basilea III, deciso giorni addietro. Ora vediamo i dettagli, ma quello che conta è, come detto, la psicologia sottostante. Perché il mondo non è mai così semplice come ci appare.

Riguardo le modifiche a Basilea III, si è agito sull’architrave del Liquidity Coverage Ratio (LCR), cioè sul cuscinetto di attivi immediatamente liquidabili da parte delle banche per fronteggiare una corsa ai propri depositi. La precedente formulazione del LCR prevedeva che le banche dovessero usare esclusivamente liquidità, riserve presso le banche centrali, titoli di stato ed obbligazioni societarie di rating elevato (da AA- in su). A fronte dei pianti delle banche (non sempre infondati), che ritenevano eccessivamente penalizzante tale regime, oltre che potenzialmente in grado di forzare un ulteriore deleveraging, bloccando l’erogazione di credito, il comitato della Banca per i Regolamenti Internazionali che presiede alla stesura delle regole del gioco ha deciso di consentire alle banche l’uso, come surrogato di liquidità, di obbligazioni societarie non spazzatura (a cui andrebbe applicato uno scarto di sicurezza del 50 per cento), azioni non impegnate (stesso scarto), cartolarizzazioni di mutui di rating elevato (scarto di 25 per cento).

Ora, va da sé che, se una banca può assolvere l’obbligo di costituzione di un cuscinetto di liquidità comprando obbligazioni societarie di qualità anche bassa, si innescherà una corrente di domanda per tali attività, che ne sosterrà il prezzo e indurrà anche i gestori di fondi ed i risparmiatori ad accodarsi alla tendenza all’acquisto. Perché c’è da guadagnare, quando di qualcosa c’è molta domanda. Ricordare la “saggezza” di mercato: “the trend is your friend“, dove di solito ci si dimentica la seconda parte (“except at the end“). Tipica di questa fase è anche la frenetica attività di analisti ed editorialisti “specializzati” nel cercare motivazioni, giustificazioni e razionalizzazioni a quelli che appaiono prezzi eccessivamente alti rispetto ai fondamentali ed ai probabili scenari, di solito quasi tutti avversi.

A parte queste pillole di filosofia spicciola, ma che possono produrre rilevanti allontanamenti di un asset da quello che sarebbe il suo cosiddetto “fair value”, e porre le basi per grossi guai in futuro, le nuove norme di Basilea III prevedono anche ipotesi sulla velocità di corsa ai depositi bancari, cioè i deflussi entro 30 giorni, come unità di tempo convenzionalmente prescelta. Ed anche qui le nuove norme prevedono una attenuazione dei criteri, in termini di percentuali di depositi persi, a cui occorre sopperire liquidando il cuscinetto di liquidità come sopra definito. Da ultimo, le banche dovranno arrivare al 2015 assolvendo tali obblighi solo al 60 per cento, e dovranno essere a piena regola e regime solo nel 2019. Ad oggi, pressoché tutte le maggiori banche sono a posto, in base alle nuove regole.

E quindi?, direte voi, spazientiti ed ansiosi di tornare a leggere come Berlusconi e Brunetta vi taglieranno le tasse dopo aver vinto le elezioni, oltre che di tornare a parlare di come risolvere i mali del mondo in due semplici mosse, che nessuno tranne voi riesce a vedere. Quindi, veniamo al grafico di Alphaville. Al tempo zero abbiamo lo sdegno collettivo (“da dove nasce il casino e, soprattutto, di chi è la colpa“). Da qui, cominciano le riunioni operative “al massimo livello dei regolatori mondiali”. In parallelo ad esse, esplodono gli editoriali di opinion maker, tuttologi e moralisti a gettone sul “che fare” per riscattare l’umanità da questo terribile giogo fatto di avidità e prevaricazione. Di solito, in questa fase arrivano anche alcuni Angelus ed altri interventi pastorali sulla cupidigia umana che offusca l’Amore. Questa di solito è anche l’era della richiesta di “punizioni esemplari”.

Quando le soluzioni proposte prendono corpo, iniziano anche le dissonanze cognitive e le analisi più o meno asettiche dei soliti phastidiosi iperrazionalisti, quelli che di solito vengono criticati da ogni parte perché hanno osato segnalare che le cosiddette soluzioni semplicemente non sono tali. In parallelo a questa fase, dove i profeti dell’Uomo Nuovo si tappano le orecchie e cominciano a cantare o comunque ad emettere suoni per non sentire le obiezioni altrui, le banche sviluppano una forte azione di lobbying, volta a dimostrare che le misure previste causano in realtà un credit crunch, e quindi danneggiano la società nel suo complesso. C’è del vero in ciò, ma ovviamente le banche si spingono oltre, come avviene in ogni negoziato condotto da soggetti razionali e non da babbei. Questo “spingersi oltre” fa soprattutto leva sulle condizioni di asimmetria informativa tra banche e regolatori.

L’opinione pubblica, in questa fase, è confusa e preoccupata, e non di rado trova effimero sollievo negli strepiti di alcuni Savonarola che invocano il fallimento delle banche, in una suprema catarsi liberatoria che tuttavia avrebbe lo spiacevole effetto collaterale di portare al creatore anche i liberati, ma notoriamente la Rivoluzione non è un pranzo di gala, e poi possiamo sempre usare una qualche patrimoniale. Passa il tempo, la crisi si attenua (forse), l’opinione pubblica respira, le regolazioni si allentano, in caso non fossero già state preventivamente allentate a seguito di precedenti prese di coscienza e dissonanze cognitive. Se ciò non avvenisse, le banche possono comunque attuare forme di “arbitraggio regolatorio”, cioè giocare a carte segnate aggirando i vincoli formali, grazie alla natura liquida della innovazione finanziaria. E si ricomincia, forse.

Tutto questo non per dire che è tutto inutile, in termini di sforzi di regolazione. Ma che occorre prendere consapevolezza che le banche (e la finanza, in generale) sono difficili da imbrigliare attraverso norme puntuali, che a loro volta producono altre norme puntuali. Che i mercati sono interconnessi, e di questo va preso atto. Che chiedere di fermare il mondo per scendere è terribilmente problematico. Dopo aver preso atto di tutto ciò, si può procedere con gli interventi.

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