“Quello che noi siamo, voi sarete”

In Grecia, il gettito d’imposta complessivo in gennaio è risultato inferiore del 16 per cento al livello di gennaio 2012. Il dato non stupisce, in realtà, ed è la risultante della distruzione del tessuto economico del paese, a seguito delle manovre di austerità finora adottate. Ma restano, fatte le dovute proporzioni, alcune sinistre somiglianze con la situazione degli altri paesi fragili della periferia dell’Eurozona, tra i quali il nostro.

Gli accordi europei relativi all’ultimo “salvataggio” greco, quello che di fatto ha regalato al paese il quasi azzeramento del pagamento di interessi, prevedono una sorta di “clausola di salvaguardia” (è ironica, ridete) fatta di tagli automatici di spesa, con l’eccezione di retribuzioni pubbliche e pensioni, in caso di entrate fiscali inferiori ai target concordati. Il che, di per sé, è una cosa davvero geniale, se avete intenzione di suicidarvi ma non trovate nessuno disposto ad aiutarvi.

Il buco di gettito è figlio del crollo dei consumi, come indicato dal fatto che le entrate Iva sono diminuite del 15 per cento annuale. Le imposte dirette, per contro, sono aumentate su base annuale di poco meno del 10 per cento, ma solo per effetto dell’aumento delle aliquote delle imposte sul reddito e del raddoppio dell’imposizione patrimoniale sugli immobili (vi ricorda nulla?). Di fatto, per compensare il crollo delle imposte indirette causato dalla depressione si è agito sulle dirette, mettendo mano ad una imposizione patrimoniale immobiliare il cui gettito si riteneva relativamente inelastico rispetto a variazioni di reddito. Errore marchiano, perché comunque non considera che il crollo di reddito causa un’ovvia illiquidità delle famiglie, che spesso sono costrette a svendere l’attivo patrimoniale (la casa, nella fattispecie) per fare cassa, causando l’avvitamento della situazione.

Superfluo segnalare che la Grecia resta piagata dall’evasione fiscale, che tende ad aumentare sia a causa dell’eccesso di pressione tributaria indotta dalle manovre (che spinge verso il sommerso e l’occultamento di base imponibile), che per il fatto che la burocrazia pubblica preposta al contrasto dell’evasione è ormai al collasso, pur non essendo mai stata realmente capace di incidere sul fenomeno a causa di informatizzazione inesistente e corruzione diffusa. La Troika ha offerto assistenza al governo greco per migliorare il sistema di riscossione, senza ottenere risposta.

Il collasso del sistema di riscossione ellenico è testimoniato dall’impennata del debito d’imposta scaduto e non riscosso, oggi pari a 56 miliardi di euro con un balzo di 13 miliardi nel solo ultimo anno. Così stando le cose, anche esportare illecitamente capitali diventa inutile, visto che l’esazione non avviene comunque e l’impunità è pressoché garantita. Anche la stessa “Squadra per i crimini finanziari” (sic) creata tempo addietro dal governo di Atene ormai si dedica a leggere le delazioni anonime di contribuenti frustrati, che ritengono di trovare sollievo psicologico denunciando in forma anonima il tenore di vita dei vicini.

Ora, al netto delle peculiarità del paese, pensate a quello che accade in Grecia, ed a quello che accade (ed accadrà) da noi. Vediamo: le misure di “consolidamento” fiscale distruggono il settore creditizio e causano un crollo pluriennale dei livelli di attività. La disoccupazione erode pesantemente la base imponibile ed il gettito complessivo, causando sforamenti dai target di deficit-Pil: crolla il gettito da imposte indirette, mentre quelle dirette reggono solo grazie ad inasprimenti d’imposizione, in particolare di quella patrimoniale sull’abitazione. Si montano sdegnate campagne pubbliche sul “pagare tutti, pagare meno” e sul recupero dell’evasione fiscale, vera e presunta, su cui qualcuno cerca di far tintinnare le manette.

In Grecia l’operazione fallisce, in Italia ha parziale successo grazie a norme antievasione molto aggressive ed a criteri di esazione altrettanto vessatori, come il solve et repete. Ovviamente, nulla di queste imposte recuperate va a ridurre la pressione fiscale, perché serve per tappare i buchi causati dalla depressione economica. A questo punto, da noi si sviluppa un movimento nazionalpopolare, guidato da quegli stessi guitti politici che hanno fatto di Equitalia un mostro a sette teste, e si arriva a portare la riscossione comunale in ambito locale, oltre che dichiaratamente e propagandisticamente “umano”, in attesa di norme simili per l’esazione di tutti i tributi. Da qui in avanti, se il gettito non riparte per crescita spontanea, e se il “recupero dell’evasione” (vera e/o presunta) con redditometri ed altre amenità segna il passo, accadono cose brutte, come (forse) potete immaginare.

Però voi continuate a dibattere su come la restituzione dell’Imu sulla prima casa toglierà i mali dal mondo, mi raccomando.

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