Il governo greco ha inviato in parlamento un disegno di legge contenente alcune delle “azioni prioritarie” richieste dalla Ue per procedere all’erogazione della prima tranche di aiuti del nuovo Memorandum. Tra le misure in esame, una appare la “rivincita” dei creditori contro la politica degli annunci in materia pensionistica adottata dai governi greci degli ultimi anni, ed una è una sorta di strumento di tortura fiscale.

All’indomani della vittoria elettorale di Alexis Tsipras in Grecia, con gli stessi assai poco presentabili alleati ultranazionalisti di destra, e mentre ci chiediamo in che modo lo Tsipras 2 sarà differente dallo Tsipras 1, scorgiamo sulla stampa italiana la ola di gioia di Nichi Vendola, un uomo, un perché. La vittoria di Tsipras ci regala un momento decisamente alto della poetica vendoliana. Finanche alticcio.

Il M5S ha da sempre una tecnica comunicativa e narrativa molto precisa: mescolare il vero al verosimile, creare salti logici attraverso i quali potrebbe agevolmente essere contenuto il Grand Canyon, e mostrare alla sofferente cittadinanza quanto sarebbe migliore la vita se solo alla guida del paese vi fossero loro, gli incorruttibili e puri patrioti stellati. Il tema delle cessioni a non residenti di imprese italiane, per sua natura, si presta perfettamente allo scopo.

Affascinante racconto dell’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, circa il “piano B” che la Grecia avrebbe dovuto apprestare per resistere alla “aggressiva azione” della Banca centrale europea, quella che lo stesso Varoufakis ha definito “asfissia monetaria”, cioè le restrizioni imposte dall’Eurotower alla banca centrale greca nell’ambito della fornitura di liquidità di emergenza alle banche commerciali greche (ELA), alle prese con deflussi massivi di depositi per mano dei risparmiatori spaventati dall’ipotesi di ritorno alla dracma e/o di bail-in dei propri depositi. Diciamo che l’idea di Varoufakis era nel complesso razionale, il problema sta nella implementazione e nella presenza di mandato popolare dietro la medesima.

Oggi il parlamento greco voterà il secondo pacchetto delle cosiddette prior actions, le riforme prioritarie chieste dai creditori internazionali ad Atene come precondizione per aprire negoziati che porteranno al terzo “salvataggio” del paese, un programma triennale con un cartellino del prezzo superiore agli 80 miliardi di euro. Una delle misure richieste, ma che non sarà votata oggi, è l’eliminazione dei benefici fiscali per gli agricoltori greci, dopo la levata di scudi di praticamente tutte le forze politiche del paese. Un esempio da manuale di cosa vuol dire fare riforme di struttura (o, più esattamente, eliminare sussidi ed abusi) nel peggior momento possibile.