Macromonitor – 28/7/2013

Titoli di stato in flessione dopo il rally della scorsa settimana, Bund i più penalizzati. Dopo molti annunci a vuoto, pare iniziata la Grande Rotazione dall’obbligazionario all’azionario; per le obbligazioni societarie rendimenti in rialzo ma spread in riduzione. Attesa per il meeting della Fed, col cambio dollaro-yen che al momento appare aver concluso il grosso del proprio movimento.

Sul mercato dei titoli di stato si è rovesciato il rally della scorsa settimana. I Bund hanno registrato le maggiori perdite, anche per effetto di dati che sembrano confermare la ripresa dell’Eurozona. Una posizione esplicitamente negativa sul comparto dei titoli di stato (che potrebbe trovare motivazione nell’inizio della fine degli acquisti della Fed, previsto a partire da settembre, oltre che da conferme dell’effettivo spostamento degli investitori da obbligazioni ad azioni), è temperato dalla politica di comunicazione di Bce e Bank of England, che confermano di voler mantenere i tassi ufficiali ancora molto bassi e prossimi allo zero. A ciò si aggiunge il fatto che la Fed sembra essere riuscita a far passare il messaggio che ridurre sino a cessare i propri acquisti non è comunque sinonimo di stretta monetaria. Sulla base di tali considerazioni, l’eventuale irripidimento delle curve di rendimenti dovrebbe mantenersi complessivamente contenuto, almeno sino all’affiorare di effettive pressioni inflazionistiche, al momento assenti.

Sui mercati azionari le evidenze sui flussi di portafoglio sembrano indicare che la Grande Rotazione dalle obbligazioni alle azioni è in atto per opera degli investitori finali, sostenuta da un contesto positivo come quello della reporting season statunitense, in cui peraltro sinora si sono segnalati i finanziari. L’azionario emergente ha smesso di sottoperformare, e vi sono evidenze di ritorno di flussi da parte degli investitori, anche in base alla constatazione che il differenziale nel rapporto prezzi-utili tra indici globali ed indici emergenti è ora molto superiore alle medie storiche. Malgrado ciò, il deterioramento fondamentale delle economie emergenti, aggravato dai recenti deflussi di capitali globali, suggerisce cautela.

Sul mercato delle obbligazioni a spread, i rendimenti complessivi sono in rialzo sulla scorta di quelli dei governativi, anche se gli spread sono in lieve contrazione. L’aumento del rendimento complessivo attrae flussi.

Sul mercato dei cambi, si attende il meeting della Fed del 30 e 31 luglio, mentre si osservano alcuni recuperi di valute quali il rand sudafricano ed una flessione della volatilità. Il dollaro quota, su base ponderata per i flussi commerciali, pressoché invariato rispetto all’ultimo meeting Fed, tenutosi il 19 giugno. Le previsioni di consenso per il terzo trimestre confermano un dollaro più forte rispetto alle valute di paesi che stanno allentando la propria politica monetaria (yen, dollaro australiano), oltre che di quelli con ampi deficit delle partite correnti (lira turca, rand sudafricano, rupia indiana ed indonesiana). Al momento non vi sono valute previste in persistente rafforzamento contro dollaro, a meno di ipotizzare che i rendimenti sul dollaro abbiano già toccato un massimo, circostanza per cui non vi è consenso. Riguardo il cambio dollaro-yen, la sensazione è che il grosso del movimento sia ormai alle spalle. Per l’andamento futuro occorre basarsi sulle variabili-chiave dell’andamento dei cambi: il differenziale dei tassi e quello di volatilità. Il primo agisce in direzione del rafforzamento del dollaro, il secondo in direzione del rafforzamento dello yen. La previsione di consenso di un rialzo dei rendimenti del dollaro potrebbe quindi avere scarso impatto sul cambio contro yen solo in ipotesi di volatilità stabile.

In settimana, materie prime in rialzo di circa l’1%, con rally dei metalli ed energia in calo. Quest’ultimo movimento cela un’ampia divergenza tra WTI e Brent, col primo in calo di circa il 3% ed il secondo pressoché invariato.

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