Ingegneria finanziaria per disperati, edizione polacca

Come annunciato mesi addietro, dalla prossima settimana la Polonia inizierà a trasferire al sistema previdenziale pubblico i titoli di stato in possesso dei fondi pensione privati. L’importo coinvolto è di 150 miliardi di zloty, equivalenti a circa 36 miliardi di dollari. L’operazione infligge un duro colpo al secondo pilastro previdenziale del paese, quello a capitalizzazione, oltre a costituire un precedente potenzialmente pericoloso in Europa.

I titoli trasferiti alla struttura pubblica, che eroga pensioni secondo il tradizionale sistema a ripartizione, verranno successivamente annullati. Di fatto, lo stato polacco cancella un’importante porzione (circa l’8%) del proprio stock di debito pubblico, con conseguente riduzione della spesa per interessi, e “promette” ai futuri pensionati che pagherà loro le pensioni, cioè assume su di sé una robusta contingent liability.

Con questa operazione le metriche di debito e deficit miglioreranno con un tratto di penna, spingendo al futuro (e ad immancabili riforme, in senso restrittivo, del sistema previdenziale) la resa dei conti, in senso letterale. Al momento, Bruxelles non ha avuto nulla da ridire, e neppure le agenzie di rating, che a rigor di logica avrebbero dovuto emettere giudizi positivi, visto il taglio dello stock di debito. Se questa sia solo una forma di contabilità creativa, di repressione finanziaria o un vero e proprio default, è rimesso alla valutazione dei mercati.

Quello che non deve sfuggire, come segnala il Financial Times, è che comportamenti imitativi in giro per l’Europa potrebbero avere conseguenze di una certa entità, ad esempio considerando che circa il 10% dello stock di debito pubblico italiano è in mano ai fondi pensione privati, e tale quota è ancora maggiore in Regno Unito. Ora si attende il giudizio dei nostri prestigiatori, sotto forma di qualche editoriale affidato all’accademico creativo di turno.

Aggiornamento del 5 febbraio 2014 – Il ritorno del sistema pensionistico polacco al primo pilastro (quello a ripartizione) è frutto soprattutto della crisi demografica del paese: i contributi pensionistici dal 1999 potevano essere in parte dirottati al secondo pilastro, a capitalizzazione, cioè a fondi d’investimento. Ma la riduzione del flusso contributivo, l’emigrazione dei lavoratori polacchi (soprattutto di quelli più istruiti) ed un tasso di natalità rimasto persistentemente basso hanno scavato buchi nel sistema pensionistico pubblico, che da solo si stima abbia causato la metà del deficit di bilancio polacco. Questo ritorno all’antico del sistema pensionistico si limita a comprare tempo, in sostanza.

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