Macromonitor – 14/9/2014

Settimana caratterizzata dal contemporaneo ribasso di tutte le classi di attivi (azioni, obbligazioni, materie prime), probabile effetto della “preparazione” dei mercati all’annuncio del primo rialzo dei tassi statunitensi.

Si pone quindi il problema di comprendere se siamo alla vigilia di una fase di brusco aumento dell’incertezza, tale da danneggiare i mercati rischiosi, oltre alle conseguenze difficilmente prevedibili della conclusione di una fase di denaro a costo zero (negli Stati Uniti) durata sette anni. Né a questa fase è possibile applicare inferenze da precedenti cicli economici, perché siamo in una situazione che oggettivamente non ha precedenti. La crescita statunitense appare poco vigorosa, pur se attualmente in accelerazione al passo di circa il 3%, avendo trascorso il precedente lustro ad una velocità di crociera di solo il 2%, ed è priva di pressioni inflazionistiche. Pertanto, appare del tutto improbabile una ripetizione del 1994, quando la Fed di Alan Greenspan alzò i tassi ufficiali di 3 punti percentuali in meno di un anno. Inoltre, l’eventuale avvio di un ciclo monetario restrittivo da parte della Fed (e della Bank of England, secessione scozzese permettendo), sarebbe comunque controbilanciato dalla posizione ancora fortemente espansiva di Bce e Bank of Japan, che contribuirebbe quindi a mantenere condizioni di liquidità globale ancora nel complesso abbondante.

L’apprezzamento del dollaro derivante da questa situazione di divergenza nei cicli economici tra regioni, inoltre, sarebbe una fonte di stretta aggiuntiva delle condizioni monetarie, sostituendosi in parte al rialzo dei tassi ufficiali, di conseguenza limitandolo. Infine, è opportuno notare che le condizioni di leva finanziaria presenti sui mercati restano nel complesso molto più contenute di quanto visto negli ultimi cicli rialzisti della Fed, anche per effetto di nuove regolamentazioni, che hanno ridotto l’accumulazione di leva finanziaria. Tra gli elementi di rischio, tuttavia (e fermo restando che un rialzo dei tassi ufficiali che sia risposta a condizioni di crescita sostenuta, non nuoce ai mercati rischiosi), vi è il fatto che, proprio a seguito dei cambiamenti normativi, le banche non saranno più in grado di dare pronto assorbimento a vendite massicce di obbligazioni societarie da parte dei mercati, e quindi la liquidità di questa classe di attivi potrebbe soffrire, con inevitabili riflessi negativi sui prezzi, anche se le assicurazioni, con la loro ricerca di rendimento e diversificazione, potrebbero essere d’aiuto.

Sul mercato dei titoli di stato, la settimana che inizia porterà tre importanti eventi: la prima assegnazione TLTRO da parte della Bce, il meeting del FOMC della Fed, con la pubblicazione di previsioni economiche aggiornate che arriveranno al 2017, ed il referendum sulla indipendenza scozzese. Sull’evento Fed, il consenso è che verrà fatta cadere la forward guidance sui tassi, rimuovendo la previsione di tassi bassi “per considerevole tempo” dalla dichiarazione ufficiale. Attesa anche una previsione di tassi ufficiali al 2017 intorno al 3,50-3,75%. La Fed, secondo un numero crescente di osservatori, dovrebbe inoltre procedere al primo rialzo dei tassi a giugno 2015. Questo convincimento è alla base del vistoso rialzo dei rendimenti di mercato osservato nella settimana appena trascorsa.

Sui mercati azionari, indici globali in calo di circa l’1% in settimana, in misura non marginale per effetto del rafforzamento delle attese rialziste sui tassi statunitensi. Proprio per questi timori, i mercati più colpiti sono stati gli emergenti. Bene il Giappone, che ha cancellato tutte le perdite da inizio anno, per attese di revisioni al rialzo degli utili e di nuove azioni pro-crescita, oltre che di riallocazione strategica del portafoglio dell’enorme fondo pensione del paese, a beneficio dell’investimento azionario.

In settimana, materie prime in ribasso di circa il 2% in dollari, su tutti i settori. L’energia ha tuttavia recuperato dai minimi di inizio settimana, su attese che l’OPEC inizi a discutere tagli di produzione in caso di cadute eccessive dei prezzi. Al momento, la dichiarazione ufficiale dell’organizzazione è che la debolezza dei prezzi è puramente stagionale e destinata a rientrare per fine anno. I prezzi agricoli continuano a scendere, a causa di continue revisioni al rialzo delle stime di produzione, favorita anche dalle condizioni meteo. Nel recente passato, condizioni meteorologiche avverse avevano causato cali di produzione e di scorte, contribuendo ad aumenti dei prezzi che a loro volta hanno incentivato gli agricoltori a seminare molto più del normale. Oggi, queste premesse sono alla base della costante pressione ribassista sui prezzi, destinata a perdurare per qualche tempo. I metalli base soffrono i dati non particolarmente robusti di manifattura e commercio estero cinese.

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