Questo non è un fondo taglia tasse

Pare che l’Italia riuscirà a portare a casa (da Bruxelles) un risultato positivo, il rallentamento del percorso verso il pareggio strutturale di bilancio, e la manovra di lieve espansione fiscale per il 2015. L’accordo con la Commissione Ue sarebbe sull’aumento della correzione del rapporto deficit-Pil corretto per il ciclo economico da 0,1 a 0,3%. Molto sfiziosa è la copertura.

La correzione strutturale è di 4,5 miliardi, di cui 3,3 saranno forniti, come si legge nella lettera inviata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a Jyrki Katainen, da

(…) an allocation to deficit reduction of the Fund originally set for lowering the tax burden (3.3 billion);

Quindi, formalmente, l’Italia riduce il deficit strutturale utilizzando un fondo che sarebbe servito a ridurre le imposte. Interessante la storia di questo fondo. Creato dal governo Letta con le Legge di Stabilità per il 2014, e destinato ad essere “alimentato da risparmi di spesa derivanti dalla Spending review e da entrate derivanti dalla lotta alla evasione, finalizzato già nel 2014 alla riduzione del costo del lavoro”. Naturalmente, questa era una via di mezzo tra una illusione ed una operazione di pubbliche relazioni, ed ha finito col diventare una sorta di salvadanaio (una piggy bank, come direbbero gli anglosassoni) in paziente attesa di essere rotto, per finalità rigorosamente differenti da quelle originariamente previste.

Conosciamo l’obiezione: la “riduzione della pressione fiscale” è già in atto, sia per le aziende che per i lavoratori, eccetera eccetera. Ma siamo certi che Magritte avrebbe molto apprezzato.

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