Manovra espansiva? Abbiamo preso un abbaglio

Pubblicate oggi le previsioni economiche d’autunno della Commissione Ue. Non ci sono grandi sorprese, ma c’è quella che per noi italiani (incluso chi scrive) è una presa di coscienza. La manovra del governo Renzi non va più considerata espansiva.

A dirla tutta, forse siamo rimasti tutti vittime di una interpretazione e di un gioco di specchi, quello che confonde i dati programmatici con i preconsuntivi. Forse lo stesso governo italiano è caduto vittima di questa illusione. Resta il punto di fondo: la legge di Stabilità 2015 non può essere considerata espansiva, dato il punto di partenza rappresentato dal deterioramento dei conti pubblici italiani nell’anno 2014.

Prendete quindi le previsioni d’autunno (sotto ogni aspetto) della Commissione Ue, e focalizzatevi su questi dati: il rapporto deficit-Pil italiano chiuderà il 2014 intorno al 3%, dal 2,8% dello scorso anno. Quello strutturale salirà, alla fine di quest’anno, allo 0,9%, dallo 0,8% di fine 2013. Già questi due numeri bastano a spiegare che l’anno 2014 si chiude, per l’Italia, con una stance di politica fiscale invariata o meglio solo debolmente espansiva (per convenzione, la variazione del deficit-Pil strutturale indica se è in atto una stretta o un allentamento fiscale).

Per il prossimo anno, le previsioni sono le seguenti: deficit-Pil assoluto al 2,8%, deficit-Pil strutturale allo 0,8%. Di fatto, ancora invarianza per la politica fiscale. Non c’è alcun allentamento fiscale sul 2015, ribadiamolo. Ma quindi, perché il governo ha parlato di espansione del deficit-Pil? Perché è stata considerata la differenza tra il tendenziale programmatico, che nel 2015 doveva attestarsi al 2,2%, e la realtà, che il governo Renzi aveva inizialmente posto al 3-2,9% e che poi, a seguito di mercanteggiamento con Katainen, è sceso al 2,6%. In realtà, il deterioramento dei conti pubblici nel 2014 si è mangiato il potenziale espansivo reale della manovra. In pratica, ma solo in ipotesi che lo scenario di stabilizzazione e lieve ripresa venga confermato, l’Italia avrà un 2015 di stance fiscale invariata o lievemente restrittiva.

Anche la Commissione europea, come Istat, vede per il prossimo anno una lieve ripresa dei consumi delle famiglie e degli investimenti fissi ma una persistente debolezza del quadro dei prezzi, sia a livello di indice dei prezzi al consumo che di deflatore del Pil. Questo potrebbe mettere pressione sulle strutture di costo delle imprese, spingendole ad ulteriori ristrutturazioni. Interessante il fatto che la Commissione preveda per l’Italia una deflazione dei costi reali di lavoro per unità di prodotto, frutto sia della persistentemente elevata disoccupazione che (secondo Bruxelles) delle misure di contenimento del costo del lavoro previste nella bozza di legge di Stabilità.

Quindi, per riepilogare: nel 2015 non ci sarà alcuna manovra espansiva del nostro paese: come scrive la Commissione nel report, avremo una “posizione strutturale ampiamente invariata nel corso del biennio” (2014-2015); le ipotesi di ripresa poggiano su uno scenario ferocemente incerto. Utile non scordare mai questo aspetto. Così come utile non scordare i danni di lungo periodo causati dall’aumento di  imposizione sul risparmio che la legge di Stabilità prevede. Avremmo potuto intitolare questo post “Ma di cosa stiamo parlando?“, ma ci avrebbero accusato di disfattismo gufesco. Meglio lasciar parlare i numeri. Per chi è in grado di capirli, ovviamente.

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